Da giugno 2026 il sistema europeo di classificazione per età introduce undici nuovi criteri. Acquisti nel gioco, meccanismi di dipendenza e interazioni online finiscono finalmente nell’etichetta.
L'”etichetta” dei videogiochi cambia faccia
Per oltre vent’anni i genitori europei hanno imparato a fidarsi di un piccolo numero stampato sulla confezione di un videogioco: 3, 7, 12, 16 oppure 18. Un codice semplice, quasi domestico, che indicava per quale fascia d’età quel titolo fosse appropriato. Il sistema PEGI, acronimo di Pan European Game Information, ha funzionato così dal 2003, presente in oltre 35 Paesi, con l’obiettivo di aiutare i consumatori, e soprattutto i genitori, a orientarsi tra contenuti potenzialmente inadatti ai più giovani. Ma il videogioco è cambiato. E molto. Quello che un tempo era un’esperienza chiusa, circoscritta a ciò che stava su un disco o in una cartuccia, è diventato un ecosistema aperto, connesso, in aggiornamento continuo.
Fortnite, Roblox, i giochi di carte digitali con pacchetti casuali: titoli dove il confine tra gioco e acquisto, tra intrattenimento e meccanismo di coinvolgimento compulsivo, è spesso tutt’altro che netto. A giugno 2026, tutto questo entrerà finalmente nell’etichetta.
Undici nuovi criteri in quattro categorie inedite
PEGI introduce undici nuove domande nel questionario che ogni casa produttrice deve compilare prima di portare un titolo sul mercato europeo. Le domande sono suddivise in quattro categorie del tutto nuove: acquisti di contenuti durante il gioco, oggetti casuali a pagamento, meccanismi che spingono i giocatori a tornare ogni giorno e qualità della comunicazione online tra utenti. Le ricadute pratiche sono immediate.
Un gioco che propone offerte limitate nel tempo riceverà automaticamente almeno una classificazione PEGI 12. I titoli che includono le cosiddette “loot box”, ovvero pacchetti a sorpresa acquistabili con denaro reale il cui contenuto rimane ignoto fino all’apertura, partiranno da un PEGI 16, in alcuni casi fino a 18. I giochi che premiano il ritorno quotidiano con missioni o bonus giornalieri avranno un PEGI 7; quelli che invece penalizzano chi smette di giocare, attraverso la perdita di progressi o contenuti, saliranno a PEGI 12. Infine, i titoli privi di qualsiasi strumento di moderazione nelle chat testuali, vocali o video riceveranno un PEGI 18.
Come funziona il sistema
Il meccanismo alla base di PEGI è più rigoroso di quanto possa apparire. Ogni azienda che vuole distribuire un videogioco in Europa risponde a un questionario strutturato in forma di domande binarie (sì oppure no) e le risposte determinano automaticamente la fascia d’età assegnata al prodotto, seguendo un percorso ad albero che non lascia margine all’interpretazione soggettiva. La classificazione non è un’opinione: è il risultato diretto di ciò che il produttore dichiara.
A verificare la correttezza di queste dichiarazioni sono due istituti indipendenti: il NICAM nei Paesi Bassi e la Games Rating Authority nel Regno Unito, dove team di professionisti testano i titoli per confrontare le dichiarazioni con i contenuti effettivi. I dati degli ultimi anni dicono che il sistema funziona: il 75% delle autodichiarazioni aziendali risulta completamente accurato. Del restante 25%, la quota maggiore, circa il 17-18%, ha applicato un rating più restrittivo del necessario. Solo l’8% ha sottovalutato la propria classificazione.
Un titolo su dieci cambierà fascia d’età
L’impatto concreto di queste novità è già stato misurato in Germania, dove l’ente USK aveva anticipato regole simili nel 2023, a seguito di una revisione della legge nazionale sulla tutela dei minori. I risultati: circa il 30% dei videogiochi ha dovuto rispondere “sì” ad almeno una delle nuove domande, e di questi un titolo su tre ha ricevuto un rating più elevato. Il risultato finale è che circa il 10% dell’intero catalogo europeo verrà riclassificato verso l’alto.
Qualche gioco oggi classificato come adatto ai bambini di tre anni potrebbe ritrovarsi con un PEGI 16. Sul fronte delle loot box, i dati PEGI degli ultimi cinque anni mostrano che questo meccanismo è presente in circa il 3-3,5% dei videogiochi totali. Non è un fenomeno diffusissimo nell’assoluto, ma tende a concentrarsi esattamente nei titoli più popolari tra i minorenni.
Il nodo dei giochi digitali
Quindici anni fa PEGI classificava tra i 2.000 e i 2.500 titoli all’anno. Oggi ne arrivano circa 2.500 al giorno, la grande maggioranza su piattaforme mobile. È fisicamente impossibile applicare a ciascuno le tradizionali cinque-dieci giornate di valutazione manuale.
Per questo motivo il sistema distingue ora due percorsi: i giochi su supporto fisico seguono ancora l’iter completo, poiché la classificazione deve essere pronta prima della stampa delle confezioni e della distribuzione nei negozi; quelli esclusivamente digitali completano il questionario durante il caricamento sull’app store, e la verifica avviene in un secondo momento, con priorità ai titoli più scaricati. Un vantaggio del canale digitale: se emerge un errore di classificazione, la correzione avviene con un semplice aggiornamento, senza ritirare stock fisici da mezzo continente.
Libertà creativa sì, ma con conseguenze chiare
Il sistema PEGI non vieta nulla. Un’azienda che vuole piena libertà creativa e commerciale può inserire qualsiasi tipo di contenuto nel proprio gioco, comprese le meccaniche più controverse. Ma dovrà accettarne la conseguenza: un rating elevato che restringe il pubblico di riferimento. Chi invece punta ai bambini più piccoli, dovrà rinunciare ad alcuni elementi. Dunque non si potrà avere contemporaneamente piena libertà di contenuto e piena libertà di pubblico. La classificazione per età, in questo senso, è la risposta moderna alla vecchia censura novecentesca: non impedisce nulla, ma stabilisce in modo trasparente chi è il pubblico adatto a quel prodotto.
Gli strumenti per i genitori esistono già. Ma ora è più facile usarli
Parallelamente ai cambiamenti del sistema di classificazione, PEGI aggiorna anche la comunicazione rivolta alle famiglie. Il sito pegi.info e l’app ufficiale permettono di consultare il rating di qualsiasi titolo e offrono guide pratiche per configurare i controlli parentali su Nintendo Switch, PlayStation e Xbox. Oggi questi strumenti consentono ai genitori di limitare o bloccare funzioni come gli acquisti in-game (nel gioco, ndr.), le interazioni online e il tempo di gioco. Alcune piattaforme permettono anche di impostare un budget settimanale di spesa.
Il sistema di comunicazione di PEGI si affida anche ai budget pubblicitari dell’industria: ogni azienda è obbligata a includere il bollino PEGI in tutti i materiali promozionali, dagli spot televisivi ai video su YouTube. Il risultato, costruito in due decenni, è che oggi l’80% dei genitori europei con figli che giocano ai videogiochi conosce il sistema e lo usa. Non è ancora il 100%, ma è una base solida su cui continuare a lavorare.
Le nuove linee guida non saranno definitive: PEGI ha già pianificato una prima revisione entro fine 2026 e una valutazione più ampia nel 2027. I primi titoli classificati secondo i nuovi criteri compariranno sul mercato verso la fine dell’estate di quest’anno.
Credit foto: Mehaniq/Shutterstock.it
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