Gi oncologi lanciano l’allarme su e-cig e tabacco riscaldato, quasi raddoppiati in quattro anni. Intanto dal 6 maggio nuovi rincari per sigarette e sigari.
Cresce l’utilizzo di sigarette elettroniche e tabacco riscaldato
In quattro anni l’uso della sigaretta elettronica e dei prodotti a tabacco riscaldato è quasi raddoppiato in Italia: dal 3,9% del 2021 si è arrivati al 7,4% nel 2025. A renderlo noto sono Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), Fondazione Airc per la ricerca sul cancro e Fondazione Umberto Veronesi.
La crescita riguarda sia l’uso singolo dei dispositivi sia quello combinato con la sigaretta tradizionale, e colpisce soprattutto le fasce d’età più giovani. Tra i 18 e i 34 anni il consumo tocca il 16,5%, un dato che scende progressivamente con l’avanzare dell’età fino ad attestarsi all’1,4% tra gli over 65. Anche la Commissione Europea, in un report recente, ha registrato la stessa tendenza, sottolineando che un giovane su cinque oggi inizia proprio con i nuovi prodotti a base di tabacco e nicotina.
Nel nostro Paese si contano circa 10 milioni di fumatori e si stimano 93.000 decessi ogni anno riconducibili al consumo di tabacco. Il fumo resta il principale fattore di rischio oncologico e si associa a un lungo elenco di patologie. Tra queste, è possibile annoverare quelle cardiovascolari, come infarto e ictus, e respiratorie, tra cui enfisema, asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva. Numeri che, secondo le tre organizzazioni, rendono urgente un intervento normativo.
La proposta di legge “5 Euro contro il fumo”
La risposta di Aiom, Airc e Fondazione Veronesi si chiama “5 euro contro il fumo“: una proposta di legge di iniziativa popolare che punta ad aumentare di cinque euro il costo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, sigarette tradizionali ed elettroniche comprese. A poco più di tre mesi dal lancio della campagna, sono state già raccolte 40.000 firme, l’80% delle 50.000 necessarie per portare il testo al Parlamento. La proposta ha ottenuto il sostegno di 52 società scientifiche e di 30 associazioni e fondazioni.
Secondo le stime degli stessi promotori, un rincaro di cinque euro potrebbe portare nel medio periodo a una riduzione del 37% del consumo complessivo di tabacco, con effetti diretti sull’incidenza delle malattie correlate. Le maggiori entrate fiscali andrebbero anche a sostenere il Servizio sanitario nazionale.
La sigaretta elettronica non è una via d’uscita dal fumo
Uno degli equivoci più diffusi riguarda la funzione dei dispositivi elettronici. I dati mostrano che la maggior parte di chi usa la sigaretta elettronica o il tabacco riscaldato è anche un fumatore tradizionale. Questi prodotti non sostituiscono la sigaretta classica, ma si affiancano ad essa. Aiom e le fondazioni partner spiegano che i dispositivi elettronici, anziché favorire l’abbandono del fumo, aprono nuove porte al mercato tra i non fumatori e tra le donne.
A confermare i rischi ci sono anche i dati della ricerca scientifica. Ricercatori dell’Università del Nuovo Galles del Sud, in uno studio pubblicato sulla rivista “Carcinogenesis”, hanno passato in rassegna tutta la letteratura disponibile sullo svapo tra il 2017 e il 2025. I risultati sono eloquenti: in esperimenti condotti su topi, l’esposizione all’aerosol delle sigarette elettroniche ha indotto un carcinoma polmonare nel 22,5% degli animali.
Sul versante umano, i dati epidemiologici indicano che chi fuma sia sigarette tradizionali che elettroniche quadruplica il proprio rischio di cancro al polmone rispetto a chi usa solo quelle tradizionali. Un dato che si conferma anche nei pazienti under 50.
Dal 6 maggio nuovi aumenti per sigarette e sigari
Nel frattempo, sul fronte dei prezzi, il 6 maggio 2026 è scattata una nuova tornata di rincari prevista dalla Legge di bilancio. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha aggiornato il listino ufficiale. Per le sigarette, questa tranche interessa i marchi Corset e The King: le varianti Corset Pink, Lilas e Marine arrivano a 5,70 euro, mentre le versioni di The King oscillano tra i 5,30 e i 5,40 euro. Non è la prima volta quest’anno: si tratta di un rialzo che si aggiunge a quelli già registrati nel primo trimestre del 2026, con una media di circa 20 centesimi a pacchetto.
Questa volta, però, a essere più colpito è il comparto dei sigari. I marchi interessati sono numerosi e i prezzi variano notevolmente. Si va dagli 8 euro fino a cifre che superano i 1.500 euro per determinate confezioni. Marchi come Zino, Plasencia, Camacho e Davidoff subiscono anch’essi il rialzo. Quest’ultima, ad esempio, arriva a 6,80 euro, mentre l’Antico Sigaro Nostrano del Brenta supera i 13,50 euro.
Accise in salita fino al 2028
Gli aumenti non si esauriranno nel 2026. La manovra del governo prevede un incremento progressivo delle accise sul tabacco fino al 2028. L’accisa per 1.000 sigarette passerà da 29,50 euro del 2025 a 32 euro quest’anno, per salire a 35,50 nel 2027 e a 38,50 nel 2028. Anche le sigarette elettroniche rientrano nel piano: il coefficiente applicato ai liquidi con nicotina sale al 18% nel 2026, al 20% nel 2027 e al 22% nel 2028.
Secondo Assoutenti, il maggior gettito complessivo atteso nel triennio ammonta a 1,47 miliardi di euro: 213 milioni nel 2026, 465,8 nel 2027 e quasi 797 nel 2028. Una cifra che va ad aggiungersi ai circa 15 miliardi che la tassazione sul tabacco porta già ogni anno nelle casse dello Stato.
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