Una vita da pilota e una da eroe. Campione di Formula Indie, nel 2001 perde le gambe in un incidente. Torna a vincere in pista e poi conquista quattro ori paralimpici in handbike. Se ne va un simbolo globale di rinascita.
Ha vissuto all’insegna della sfida, Alex Zanardi. Dell’improbabile e talvolta dell’impossibile. Del rocambolesco. Bolognese, l’aria mite e l’accento da guascone emiliano, è diventato in sessant’anni di vita, e specie nell’ultimo quarto di secolo, un simbolo universale di rinascita. A sancirne il dramma e la gloria è stato un percorso tortuoso, decisamente inusuale, legato a doppio filo con la velocità.
In pista con un giovanissimo Michael Schumacher
Nato nel 1966, figlio di un idraulico e una casalinga, debutta sui kart a 14 anni: ha pochi santi in paradiso e meno sponsor, il padre gli fa da meccanico, ma riesce ugualmente a mettersi in luce. Nel 1987 si appresta a vincere il campionato europeo di kart nella categoria 100cc, ma il suo concorrente diretto, Orsini, lo sperona e entrambi finiscono fuori pista. L’altro si ritira ma lui torna in pista e si mette a spingere il kart verso il traguardo. Il padre di Orsini, però, lo blocca, convinto dell’irregolarità della manovra, e così la vittoria del campionato va a un giovanissimo Michael Schumacher. Zanardi si consola con la vittoria nella categoria 135cc. L’anno successivo passa in Formula 3000 dove continua a farsi notare per le buone prestazioni.
Gli anni del debutto: tra grandi promesse e amari rifiuti
Nel 1990 arriva la prima vittoria e, quasi contemporaneamente, l’incontro con Daniela, sua moglie dal 1996 e in seguito preziosissima manager. Nel 1991 Alex debutta in Formula 3, con risultati talmente promettenti da attirare l’attenzione del team Jordan, che corre in Formula Uno. Eddie Jordan, il patron della scuderia, lo fa esordire nelle ultime gare della stagione, per sostituire Schumacher passato alla Benetton; ma poi, a fine anno, è costretto a scaricarlo perché lo sponsor gli preferisce il brasiliano Gugelmin. Zanardi cerca di accordarsi con la Tyrrel, ma viene ancora una volta tagliato fuori per questioni di sponsor. Nel 1992 riesce comunque a correre tre gare in Formula Uno, alla Minardi (in sostituzione del brasiliano Christian Fittipaldi, figlio del grande Emerson), ma non vede mai il traguardo.
Ripartire da zero: la svolta del 1996
L’anno successivo si accasa alla Lotus e disputa finalmente il campionato per intero. Coglie un sesto posto in Brasile, nell’ultimo trionfo casalingo di Ayrton Senna, e guadagna il primo punto nella classifica dei piloti. Rimarrà l’unico. La stagione finisce male con una serie di ritiri e in quella successiva Zanardi non riesce ad andare oltre un nono posto al Gran Premio di Spagna. Problemi con la vettura, sfortune in pista e uno stile a volte troppo irruento lo penalizzano, pare, irrimediabilmente. La sua carriera in Formula Uno sembra finita, così come l’idillio con la velocità. Ma dopo un anno di stop, nel 1996 debutta nella nuova Formula Indy americana, il Championship Auto Racing Teams, risultando terzo nella classifica finale.
15 settembre 2001, Laustzring: la vita si ferma per un attimo
Nei due anni successivi vince il campionato con autorevolezza e nel 1999 torna in Formula Uno con la scuderia Williams. Le premesse sembrano buone ma l’annata è ancora deludente, con Zanardi sempre fuori dalla zona punti. Alex torna in America, resta fermo nel 2000, poi rientra in pista con un team al debutto. Lo smalto non è quello dei giorni migliori, ma il peggio sembra ormai alle spalle quando, il 15 settembre del 2001, resta coinvolto in un terribile incidente nel circuito tedesco del Lausitzring. Mentre è impegnato in una furiosa rimonta, la sua monoposto si gira in pista e viene centrata da un’altra auto a tutta velocità. La vettura di Alex si spezza in due: il pilota, in condizioni disperate, viene soccorso tempestivamente, sopravvive a sette arresti cardiaci ma subisce l’amputazione di entrambe le gambe al di sopra delle ginocchia. È, giocoforza, l’inizio di una nuova vita e il momento di uno slancio “eroico”.
La rinascita di Alex Zanardi
Piuttosto che lamentarsi di quanto ha perso, Zanardi – lo ricorda lui stesso, a più riprese – preferisce concentrarsi su quello che gli resta. Mostrando un’incredibile forza di volontà e una capacità di recupero fuori dal comune, con l’ausilio di protesi al titanio e particolari comandi, torna a correre con le vetture da gran turismo e nel 2005 si laurea addirittura campione italiano nella categoria superturismo. Contemporaneamente si dedica allo sport paralimpico scoprendo una straordinaria attitudine per la handbike. Vince la maratona di New York e poi quella di Roma, stabilendo in entrambi i casi il record del percorso, conquista due ori e un argento alle paralimpiadi di Londra del 2012 e fa il bis (sempre due ori e un argento) a Rio de Janeiro nel 2016.
Il destino non spegne la luce: addio Alex Zanardi
Continua a mietere vittorie internazionali anche in vista delle paralimpiadi di Parigi del 2021 e intanto offre, con umiltà e saggezza, la sua lezione di vita: è ormai, in tutto il mondo, l’incarnazione dell’indistruttibilità. Ma il destino ha in serbo un nuovo colpo di scena… Il 19 giugno del 2020, mentre corre una staffetta di beneficenza con la handbike, Alex resta vittima di un nuovo, drammatico incidente lungo le strade della Toscana. Perde il controllo del mezzo e si scontra rovinosamente con un camion che procede in direzione opposta. È l’inizio di un’altra sfida, tra terapia intensiva, operazioni e una lunga riabilitazione. Da allora Zanardi è rimasto lontano dalla ribalta, sostenuto dalla moglie e dal figlio Niccolò, a combattere con la solita determinazione la battaglia più essenziale: quella per la vita. Si è conclusa la sera dello scorso 1° maggio, ma guai a dire che l’ha persa.
(Foto apertura: Alextype / Shutterstock.com)
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