Il campione olimpico di Pechino 2008 trionfa in Germania con il primato italiano: 3h01’55” nella nuova distanza dei 42,195 km. Un risultato che riapre scenari e domande.
Schwazer stupisce: vittoria e record italiano a Kelsterbach
Certi atleti non finiscono mai del tutto. Alex Schwazer, 41 anni compiuti, campione olimpico della 50 km di marcia ai Giochi di Pechino 2008, ha vinto domenica 26 aprile la maratona di marcia valida per i campionati tedeschi di specialità, disputata sulle strade di Kelsterbach, a pochi chilometri dall’aeroporto di Francoforte.
Il tempo segnato sul cronometro è 3h01’55”: primato italiano sulla distanza dei 42 chilometri e 195 metri, disciplina introdotta soltanto quest’anno nel programma internazionale. Il precedente record nazionale apparteneva ad Andrea Agrusti, fermo a 3h03’55” dal 25 ottobre scorso a Zittau: Schwazer lo ha abbattuto di oltre due minuti.
Il primato sarà ufficialmente omologato a fine stagione, ma il peso sportivo del risultato è già lì, scritto nero su bianco. Dietro di lui, con un distacco che la dice lunga sull’andatura tenuta, lo slovacco Michal Duda ha tagliato il traguardo in 3h27’14”, terzo l’irlandese Joe Mooney in 3h29’14”.
Una gara dominata, con il vento contro
La prova è stata condotta con grande intelligenza tattica. Schwazer ha passato la mezza gara, i 21 chilometri circa, in 1h32’39”, per poi aumentare progressivamente l’andatura nella seconda metà.
Il cosiddetto negative split, cioè la seconda parte più rapida della prima, è tra le tecniche più difficili da realizzare in una gara lunga. Lui ci è riuscito in condizioni tutt’altro che ideali: vento forte per tutta la mattinata.
Cinque settimane di preparazione intensa, costruita attorno a questa gara specifica, con il supporto del nuovo coach Domenico Pozzovivo, il ciclista professionista che ha recentemente deciso di riprendere l’attività agonistica a 43 anni, e della manager storica Giulia Mancini.
Terzo al mondo, primo in Europa
Il crono di Schwazer nella graduatoria stagionale mondiale vale il terzo posto assoluto. Davanti a lui, in questa speciale classifica, ci sono soltanto i giapponesi Motofumi Suwa (2h58’21”) e Hiroto Jusho (2h59’31”), entrambi in gara il 15 marzo scorso a Nomi.
In Europa, Schwazer guida con ampio margine rispetto all’ungherese Bence Venyercsan, fermo a 3h03’45” realizzato a Dudince. Per inquadrare ancora meglio il risultato: ai recenti Mondiali a squadre di Brasilia, disputati il 12 aprile in condizioni di caldo difficile, il giapponese Hayato Katsuki aveva vinto in 3h04’58”, con l’azzurro Massimo Stano quinto in 3h07’38”. Schwazer, quel giorno, non era in gara ma il confronto cronometrico parla da solo. Per il record mondiale sono richiesti 2h56’30”, per quello europeo 3h00’00”: mancano poco meno di due minuti, e la stagione è ancora lunga.
Dopo otto anni di stop, la vita è cambiata
Il contesto in cui matura questo risultato vale quanto il risultato stesso. Schwazer non è più un professionista a tempo pieno. Lavora in un hotel, svolge attività di trainer per i calciatori del Sudtirol e gestisce una vita familiare con due figli. Si allena, ma non è quello il suo principale impegno quotidiano.
Dopo l’oro olimpico di Pechino e la prima squalifica per doping era tornato a gareggiare grazie all’affiancamento di Sandro Donati, storico tecnico e da sempre simbolo della lotta al doping nel nostro Paese. Ma nel gennaio 2016 era arrivata una seconda positività, contestatissima, che aveva determinato otto anni di stop.
La Procura di Bolzano aveva aperto un’inchiesta penale, e la magistratura italiana era giunta alla conclusione che si trattasse di una manipolazione orchestrata ai danni di Schwazer. La giustizia sportiva, però, non ha mai rivisto la sentenza.
A settembre 2025, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha aperto un procedimento ufficiale contro il governo svizzero sulla base del ricorso presentato da Schwazer nel 2022. La vicenda, sul piano legale, rimane aperta.
Il silenzio della federazione e la domanda che resta
All’arrivo di Kelsterbach ad attendere Schwazer c’era Sandro Donati, in veste informale di amico oltre che di vecchio allenatore.
Un’immagine che racconta quanto questa avventura sia tenuta in piedi da legami personali prima ancora che istituzionali. E non è un dettaglio secondario, perché la Federazione italiana di atletica leggera ha fatto trapelare un silenzio eloquente. Sulle pagine social della FIDAL – Federazione Italiana Di Atletica Leggera il risultato di Schwazer non è comparso, a differenza di altri successi del fine settimana regolarmente celebrati. Un’assenza notata, in una macchina comunicativa solitamente precisa e attenta.
L’altoatesino ha glissato sulla questione degli Europei di Birmingham, spiegando di non essere un professionista, di avere un lavoro e una famiglia, e che molte cose dipenderanno da valutazioni ancora da fare. Si prenderà una pausa, poi si vedrà.
Intanto, il tempo realizzato domenica in Germania resta lì con tutto ciò che porta con sé.
Credit foto: miqu77/Shutterstock.com
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