La terapia sperimentale di Life Biosciences mira a ringiovanire le cellule retiniche attraverso la riprogrammazione epigenetica parziale
Life Biosciences ha annunciato la somministrazione della prima dose nell’uomo di ER-100. Si tratta di una terapia sperimentale progettata per contrastare l’invecchiamento del nervo ottico e ripristinare la funzionalità delle cellule retiniche. Lo studio clinico di fase 1 ha coinvolto 18 partecipanti, di cui 12 con glaucoma ad angolo aperto e 6 con neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica . I pazienti saranno seguiti per cinque anni, per monitorare gli esiti a lungo termine in termini di sicurezza, tollerabilità e salute visiva. L’approccio si basa sul concetto di ripristino epigenetico, che mira a correggere le alterazioni nell’espressione genica accumulate dalle cellule con l’età. Secondo David Sinclair, co-fondatore di Life Biosciences, la ricerca suggerisce che l’invecchiamento del nervo ottico – e in generale quello tissutale – dipenda in larga parte da una perdita di informazioni epigenetiche, non da danni irreversibili al DNA. Questo studio rappresenta la prima opportunità per verificare se il ripristino di tali informazioni possa tradursi in un beneficio clinico per patologie umane.
Il meccanismo della riprogrammazione parziale
ER-100 è una terapia di riprogrammazione epigenetica parziale che modifica l’espressione genica senza alterare la sequenza del DNA. Il trattamento si avvale dell’espressione controllata di tre fattori di trascrizione – OCT4, SOX2 e KLF4, noti con l’acronimo OSK – che rappresentano tre dei quattro fattori di Yamanaka. I quattro fattori originali (Oct4, Sox2, Klf4 e c-Myc) sono in grado di resettare una cellula adulta specializzata trasformandola in una cellula staminale indotta pluripotente. Utilizzando esclusivamente OSK, senza c-Myc, si ottiene una riprogrammazione parziale: la cellula ringiovanisce ma mantiene la propria identità differenziata. In altre parole, una cellula del nervo ottico resta tale, ma torna a uno stato epigenetico più giovane e funzionalmente efficiente. Per contrastare l’invecchiamento del nervo ottico, la terapia impiega un virus modificato come vettore per trasportare le informazioni genetiche necessarie alla produzione dei fattori OSK direttamente alle cellule retiniche. La regolazione dell’espressione è affidata alla doxiciclina, un antibiotico che agisce da interruttore molecolare. La sua somministrazione attiva la sintesi dei fattori, mentre la sua sospensione blocca l’espressione. Questo sistema consente un controllo temporale preciso, riducendo il rischio di effetti indesiderati.
Patologie bersaglio e prospettive future
Le neuropatie ottiche oggetto dello studio – glaucoma ad angolo aperto e NAION – condividono il denominatore comune del danno alle cellule gangliari retiniche, i neuroni che trasmettono i segnali visivi dall’occhio al cervello. Nel glaucoma, il danno al nervo ottico è progressivo e spesso associato a un aumento della pressione intraoculare, con una perdita visiva che inizia dalla periferia. Nella NAION, invece, una riduzione improvvisa del flusso sanguigno nella parte posteriore dell’occhio causa una rapida e indolore perdita della vista. In entrambi i casi, l’invecchiamento del nervo ottico rappresenta un fattore di rischio e un potenziale bersaglio terapeutico. I ricercatori di Life Biosciences, hanno sottolineato che l’avvio della sperimentazione riflette anni di ricerca preclinica. Studi su modelli animali hanno dimostrato che l’espressione controllata dei fattori OSK è in grado di ripristinare pattern epigenetici associati a una sana funzione cellulare e di migliorare la funzionalità visiva. Portare ER-100 alla fase clinica costituisce un passo cruciale verso la traduzione del ripristino epigenetico in una nuova classe di farmaci per le malattie legate all’età. I risultati di sicurezza e tollerabilità, che apriranno la strada a interventi più ampi, si avranno nei prossimi anni.
Credit foto: Pixel-Shot/Shutterstock.com
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