La guerra in Medio Oriente e il caldo record costringono l’amministrazione cittadina a ripensare le regole del lavoro
Il governo metropolitano di Tokyo fa un passo fino ad ora impensabile per uno dei Paesi più formali del mondo. Per ridurre l’aria condizionata e abbattere i costi della crisi energetica in Giappone, i dipendenti pubblici possono presentarsi in ufficio indossando i pantaloncini al posto del completo. Da mesi la guerra in Medio Oriente ha fatto lievitare il prezzo del petrolio e il Paese, che importa circa il 95% del suo greggio da Hormuz, sta cercando soluzioni alternative contro il caldo estremo. La nuova iniziativa rappresenta un’estensione della campagna Cool Biz, lanciata nel 2005 dall’allora ministra dell’Ambiente Yuriko Koike, oggi governatrice di Tokyo. All’epoca si trattava di rinunciare a cravatte e giacche. Ora si arriva a mostrare le gambe nude in ufficio, un cambiamento che ha suscitato reazioni contrastanti tra i lavoratori e l’opinione pubblica.
Colpa della crisi energetica
La guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha messo a rischio le rotte commerciali nello stretto di Hormuz, attraverso il quale transita gran parte del greggio destinato al Giappone. Un funzionario di Tokyo che ha chiesto di restare anonimo ha dichiarato all’AFP che la crisi energetica minacciata dal conflitto è “uno dei fattori” che ha spinto la capitale a fare un passo in più e consentire ai propri lavoratori di indossare pantaloncini a partire da questo mese. Il Paese del Sol Levante dispone di riserve strategiche di petrolio, ma queste non bastano a garantire una sicurezza a lungo termine. La crisi energetica giapponese è un tema che preoccupa non solo i funzionari di Tokyo, ma l’intero sistema produttivo del Paese.
L’estate più calda della storia
La guerra non è l’unica causa che ha spinto a ripensare le regole dell’abbigliamento. Secondo l’Agenzia Meteorologica Giapponese l’anno scorso il Giappone ha vissuto l’estate più calda da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1898. Le temperature oltre 40 gradi sono ormai così comuni che la scorsa settimana l’agenzia ha introdotto una designazione ufficiale per questi eventi meteorologici estremi. Li ha definiti”kokusho”, ovvero giornate “crudelmente calde”. Martedì scorso, mentre a Tokyo c’erano 34 gradi, diversi dipendenti pubblici hanno scambiato i loro completi con dei bermuda. Uno di loro ha raccontato a The Japan Times che inizialmente trovava imbarazzante mostrare le gambe nude in ufficio, ma che una volta indossati si è reso conto della praticità. “Ero un po’ nervoso, ma si sta comodissimi e sento che migliorerà l’efficienza del mio lavoro”, ha dichiarato un funzionario pubblico al quotidiano Yomiuri Shimbun. La crisi energetica in Giappone si riflette così anche nelle scelte quotidiane dei dipendenti pubblici. Takuya Ozawa, 38 anni, ha detto di trovare il viaggio di ritorno dal lavoro particolarmente caldo con i pantaloni lunghi. “Ma con i pantaloncini si sta freschi e si sta bene”.
Le reazioni tra entusiasmo e scetticismo
L’iniziativa ha suscitato reazioni contrastanti tra i lavoratori. Takayuki Deguchi, dipendente di un’azienda di marketing che impone ancora il completo, apprezza molto il provvedimento. “Penso che poter indossare pantaloncini che consentano di regolare la temperatura quando fa così caldo sia un approccio molto flessibile”, ha dichiarato al The Japan Times. Non tutti la pensano allo stesso modo. Sachie Koike, un’agente immobiliare di 52 anni, ha ammesso di non avere problemi con gli uomini che rinunciano a cravatta o giacca in estate, ma che i pantaloncini sono un passo di troppo. “Li associo a un giorno di vacanza. Non penso che le gambe pelose abbiano un aspetto molto ordinato sul posto di lavoro”, ha aggiunto. La governatrice Yuriko Koike, che aveva avviato la campagna Cool Biz, sostiene in pieno l’iniziativa. “Quest’estate incoraggiamo un abbigliamento fresco che dia priorità alla comodità. Tra cui polo, T-shirt, scarpe da ginnastica e, a seconda delle mansioni lavorative, pantaloncini”, ha dichiarato ai giornalisti all’inizio del mese.
Una sfida culturale e sociale
In Giappone la crisi energetica e le temperature da record stanno costringendo gli amministratori e la politica a ripensare abitudini radicate da sempre. Il Giappone importa circa il 90% del suo petrolio dal Medio Oriente, la maggior parte attraverso lo stretto di Hormuz, e la guerra ancora in corso rende quella dipendenza un punto debole per l’economia del Paese. Il governo sta già acquistando il greggio da altri fornitori, ma gli esperti avvertono che se la situazione non tornerà presto alla normalità, le conseguenze potrebbero essere gravi. La nuova parola “kokusho” potrebbe diventare così il simbolo di un’estate in cui il Paese dovrà fare i conti con una realtà climatica ed energetica sempre più complessa. Intanto c’è di certo che la crisi energetica non è più una minaccia astratta, ma una condizione concreta che sta trasformando le abitudini quotidiane dei lavoratori e delle imprese.
Credit foto: Marco Lissoni/Shutterstock.com
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