Mentre i tumori della pelle sono aumentati del 17% in dieci anni, prolifera la disinformazione sulla protezione solare
Secondo l’Associazione Italiana di Oncologia Medican in Italia i casi di melanoma sono cresciuti in un decennio del 17%, con quasi 13.000 nuove diagnosi nel 2024. Un tumore che resta il terzo più diffuso tra gli under 50 e il cui principale fattore di rischio ambientale è rappresentato dall’esposizione ai raggi ultravioletti. Eppure, con l’estate torna puntuale anche l’attenzione su chi diffida delle creme solari. Il paradosso si fa ancora più evidente a ridosso dell’8 luglio, data della Giornata Mondiale della Salute della Pelle, pensata per richiamare l’attenzione sulla prevenzione. Già nel 2023 la SIDeMaST, la Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse, metteva in guardia dalle tendenze negazionisti su TikTok, dove l’hashtag #toxicsunscreen aveva superato gli 11 miliardi di visualizzazioni. Un dato che stride con quanto emerso da uno studio pubblicato a maggio 2025 sull’International Journal of Cancer da ricercatori dell’chiara AIRC-IARC. Secondo i ricercatori oltre l’83% dei 332.000 nuovi casi di melanoma registrati nel mondo nel 2022 sarebbe attribuibile proprio all’esposizione ai raggi UV.
La disinformazione arriva dai social
A proposito della mistificazione sulle creme solari Melba Lattanzi, esperta di patologie cutanee della Clinica Villa Bella di Salò (BS), racconta quanto le è accaduto in seguito a un reel dedicato ai danni del sole sulla pelle. Il gesto, infatti, ha scatenato sul suo profilo Instagram una valanga di commenti ostili. “Ogni giorno in ambulatorio vedo pazienti che portano sulla pelle i segni di anni di esposizione senza protezione. Ho voluto raccontarlo sui miei profili social, mostrando immagini concrete, perché i numeri a volte non bastano. La risposta che ho ricevuto mi ha sorpresa. Invece di suscitare interesse per la prevenzione, mi sono trovata di fronte a utenti convinti che le creme solari blocchino la produzione di vitamina D o contengano sostanze cancerogene. Accuse che circolano con una velocità e una sicurezza inversamente proporzionali alle evidenze scientifiche. È una forma di disinformazione che non possiamo ignorare”, racconta.
Raggi UV: non solo melanoma
Oltre ad alzare il rischio di tumori cutanei, i raggi UV restano tra i principali responsabili del fotoinvecchiamento. Un tema che riguarda da vicino anche la chirurgia plastica. L’esposizione eccessiva al sole, peggio senza creme solari, così come l’uso di lampade e lettini abbronzanti, favorisce infatti l’elastosi solare, la degenerazione delle fibre elastiche e del collagene che altera tono e qualità della pelle. “Sempre più spesso i dermatologi si trovano a contrastare la disinformazione che circola online, mentre i chirurghi plastici vedono sulla pelle dei pazienti gli effetti di anni di esposizione eccessiva al sole. Rughe e perdita di elasticità sono gli aspetti più evidenti, ma non gli unici. L’esposizione cronica senza adeguate protezioni favorisce anche la comparsa di macchie e cheratosi attiniche, lesioni precancerose che, se trascurate, possono evolvere in tumori cutanei. La chirurgia plastica può correggere molti inestetismi. Ma non può cancellare completamente i danni accumulati dalla pelle nel tempo”, sottolinea Chiara Botti, docente di chirurgia plastica presso le scuole di specializzazione delle Università di Padova, Verona e Cattolica di Roma.
Creme solari: un investimento
Resta il paradosso di fondo: pratiche cercate per motivi estetici, come l’abbronzatura intensa o il ricorso ai lettini, finiscono spesso per produrre nel lungo periodo l’effetto opposto, accelerando proprio quei segni del tempo che poi si cerca di correggere con la medicina estetica. Le creme solari, in questo senso, restano lo strumento di prevenzione più semplice e accessibile, tanto per la salute quanto per l’estetica della pelle. “Il sole non perdona, e la chirurgia ha i suoi limiti. Chi vuole davvero prendersi cura della propria pelle deve iniziare molto prima di arrivare da noi”, conclude la dottoressa Botti, che a Salò è anche direttrice sanitaria della clinica Villa Bella.
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