Coni e stecchi sempre più leggeri e costosi: fino al 75% al chilo per alcuni prodotti, con dinamiche di prezzo poco chiare
Coni e stecchi che diminuiscono di dimensione e aumentano di prezzo: i prezzi dei gelati confezionati da qualche estate stanno compiendo una piccola metamorfosi. In linea, peraltro, con un fenomeno che interessa da tempo diversi generi alimentari. La percezione tra i consumatori – gelati sempre più piccoli e costosi – trova ora conferma nei dati. Secondo un’analisi di Altroconsumo, che ha confrontato prezzi dei gelati confezionati, formati e valori nutrizionali dei principali prodotti da supermercato tra il 2021 e oggi, il quadro che emerge è complesso. E solo in parte riconducibile al fenomeno della shrinkflation, la strategia di marketing che consiste nel ridurre la quantità o le dimensioni di un prodotto, mantenendo invariato il prezzo di vendita.
Rincari da record
Anche Istat segnala il fenomeno: negli ultimi cinque anni, il costo medio dei gelati è aumentato del 39,6%. Un’impennata che ha superato la stessa inflazione dei generi alimentari ferma in media all’8,8% nel 2022 e al 9,8% nel 2023. Il momento di rottura più evidente si è verificato tra il 2022 e il 2023, con balzi annuali rispettivamente del 13% e del 16%. A contribuire a far lievitare i prezzi dei gelati confezionati per i consumatori, la crisi energetica, le difficoltà logistiche e l’impennata del costo delle materie prime. In particolare, del cacao, che ha reso la produzione meno conveniente per le stesse aziende. L’aumento dei prezzi dei gelati confezionati, inoltre, segue dinamiche molto differenti tra prodotto e prodotto, con punte – tra i prodotti analizzati da Altroconsumo – del 75% al chilo.
I gelati si rimpiccioliscono (ma non le calorie)
All’aumento dei prezzi dei gelati confezionati corrisponde una riduzione del formato soprattutto dei gelati più iconici. Sempre Altroconsumo rileva che il Magnum Classic cinque anni fa pesava 79 grammi, oggi ne ha persi 4 e il suo peso finale è di 75. Stesso discorso per la Coppa del Nonno e per il Maxibon. Alla perdita di peso corrisponde peraltro una crescita del prezzo. Così per acquistare un Magnum Classic oggi si spende il 26% in più rispetto a cinque anni fa, per un Maxibon il 43% in più e per la Coppa del Nonno il 25% in più. Tuttavia, i vantaggi nutrizionali di questa riduzione sono praticamente nulli. Le calorie per porzione restano infatti le stesse, o leggermente più basse, e i grassi totali e i saturi sono spesso invariati rispetto al 2021. Più di frequente, questo è l’impatto di riformulazioni, in parte dovute al cambiamento di grassi: in alcuni prodotti il burro della ricetta del 2021 è stato sostituito con il grasso di cocco, tra gli oli vegetali più economici.
Aumenti anche a formato invariato
Attribuire tutto alla shrinkflation sarebbe però riduttivo. Secondo l’approfondimento di Altroconsumo, i gelati che hanno visto una riduzione del formato sono la minoranza del totale. Molti prodotti hanno mantenuto la stessa porzione ma hanno comunque registrato rincari importanti. I dati mostrano aumenti al chilo che variano enormemente tra i diversi marchi: tra i coni, si passa dal +20% del Cono Esselunga al +27% di quello Coop, fino al +43% del Cinque Stelle Sammontana e al quasi +60% del Cornetto Algida. Analoga situazione comparando gli stecchi. Dunque, non è la shrinkflation ad aver guidato i rincari che si registrano sul mercato, avendo coinvolto solo una parte minoritaria dei prodotti analizzati. È stata importante anche la situazione di crisi di qualche anno fa, con il seguito di rincari che ogni crisi si porta dietro. E si tratta di rincari decisamente poco chiari, altrimenti non si spiegherebbero dinamiche di prezzi dei gelati confezionati così differenti tra prodotto e prodotto.
Consigli per il consumatore
Per orientarsi tra confezioni sempre più varie e prezzi dei gelati confezionati in aumento, l’arma migliore resta il confronto del prezzo al chilo, che va controllato sempre prima del prezzo della singola confezione. Lo stesso prodotto può infatti presentarsi in formati diversi che confondono il confronto. In risposta a queste dinamiche che penalizzano la trasparenza, il quadro normativo sta provando a cambiare per offrire maggiori tutele. Dal 2026 entra in vigore la norma del Codice del consumo che introduce un nuovo obbligo di informazione sulla shrinkflation: quando un prodotto viene venduto in una confezione più piccola senza una corrispondente riduzione del prezzo, i consumatori dovranno essere informati in modo chiaro. L’obiettivo è rendere più facile accorgersi delle riduzioni di quantità e valutare con maggiore consapevolezza il reale costo del prodotto.
Credit foto: Kotelnikov Andrii/Shutterstock.com
TUTTE LE ULTIME NOTIZIE SU SPAZIO 50.ORG
© Riproduzione riservata
