Con l’arrivo del caldo torna la tentazione del gelato. Ma la incapacità di resistere dipende dai geni che ci rendono più golosi di zucchero e grassi
Avete un debole per il gelato? Non è solo questione di temperature bollenti. La risposta piuttosto è nei geni. Secondo uno studio il rapporto tra DNA e alimentazione sarebbe più profondo di quanto immaginato. I risultati suggeriscono che le persone con determinate varianti genetiche associate a una preferenza per i sapori dolci o grassi non solo consumano più alimenti di questo tipo. Ma presentano anche un rischio più elevato di obesità e diabete di tipo 2. Il legame tra DNA e alimentazione, insomma, non sarebbe solo una questione di gusto, ma avrebbe ricadute concrete sulla salute. «Questi risultati indicano che la suscettibilità al consumo eccessivo di alimenti iperpalatabili, come bevande zuccherate, cibi fritti e patatine, è in parte radicata nei nostri geni», commenta Julie Gervis, che ha presentato la ricerca. «Capire il rapporto tra DNA e alimentazione potrebbe aiutare a spiegare perché alcune persone faticano più di altre a compiere scelte alimentari sane».
Il codice genetico del gusto
Lo studio rappresenta uno dei più ampi studi di associazione genome-wide (GWAS) sulle preferenze di gusto mai condotti. I ricercatori hanno utilizzato la UK Biobank, una banca dati che raccoglie informazioni genetiche e sanitarie di circa mezzo milione di persone nel Regno Unito, incrociando i dati del DNA con questionari sulle abitudini alimentari e sullo stato di salute. Per giungere alle loro conclusioni, gli studiosi hanno prima individuato i tratti genetici legati alle preferenze di gusto, identificando le varianti associate a ciascuna preferenza alimentare – per cibi dolci, salati e grassi. Hanno poi verificato se le persone con una predisposizione genetica più marcata verso un particolare gusto consumassero effettivamente più cibi di quel tipo e presentassero un rischio più elevato di obesità e diabete di tipo 2. Durante le analisi hanno tenuto conto di fattori come età, sesso, genetica e apporto energetico totale, riuscendo così a isolare l’effetto specifico dei geni sulle preferenze di gusto. Un approccio rigoroso che ha permesso di delineare con maggiore precisione il rapporto tra DNA e alimentazione.
Il peso dei geni
I numeri parlano chiaro. Le persone con una maggiore predisposizione genetica verso il dolce consumano mediamente 7 grammi in più al giorno di cibi zuccherati. Una quantità che può sembrare modesta, ma che nel tempo si accumola nell’organismo con effetti non trascurabili sul metabolismo. Chi possiede geni legati alla preferenza per cibi dolci e grassi presenta inoltre un peso corporeo mediamente maggiore e un rischio più elevato di sviluppare diabete di tipo 2. Il legame tra DNA e alimentazione si traduce quindi in numeri concreti, che confermano come la predisposizione genetica possa influenzare il nostro rapporto con il cibo. «Dai risultati emerge che i geni alla base delle preferenze di gusto potrebbero influire sulle abitudini alimentari, giocando un ruolo importante nel rischio di malattie metaboliche», spiega Gervis.
Diete personalizzate: il futuro della nutrizione
Conoscere il legame tra DNA e alimentazione apre scenari inediti per la prevenzione e la cura delle malattie metaboliche. Identificare le persone geneticamente più vulnerabili a certi alimenti potrebbe permettere di sviluppare interventi nutrizionali mirati, molto più efficaci dei classici approcci “taglia unica”. Per esempio, chi ha una predisposizione genetica verso il dolce potrebbe trarre maggior beneficio da strategie comportamentali specifiche. «Essere consapevoli del legame tra DNA e alimentazione potrebbe aiutarci non solo a identificare le persone più a rischio, ma anche a sviluppare diete mirate sulla base dei gusti personali di ognuno», conclude Gervis. Un approccio che potrebbe rivoluzionare il modo in cui affrontiamo obesità e diabete, spostando l’attenzione da un modello generalista a uno sempre più personalizzato. Il futuro della nutrizione, insomma, si scrive nel nostro DNA.
Credit foto: Lapa Smile/Shutterstock.com
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