Il 92% dei lavoratori oltre i 50 anni dorme male o non dorme affatto e la colpa non è tutta dell’età
I disturbi del sonno sono molto più diffusi tra i lavoratori nella fase intermedia e avanzata della vita lavorativa rispetto a quanto ritenuto in precedenza, secondo un nuovo studio guidato dal Professor Athanasios Tsanas, docente di Salute Digitale e Scienza dei Dati presso l’Usher Institute. I risultati provengono dal progetto Supporting Healthy Ageing at Work (SHAW), un programma di ricerca interdisciplinare guidato dalla Business School dell’Università di Edimburgo. I ricercatori hanno riscontrato che quasi il 70% dei partecipanti soffriva di problemi del sonno persistenti e clinicamente significativi, pur non avendo alcuna storia pregressa nota di disturbi del sonno. Dato ancora più preoccupante, quasi il 92% ha raggiunto la soglia clinica per un disturbo del sonno almeno una volta nel corso dello studio. Molti di questi problemi del sonno erano strettamente legati allo stress lavoro-correlato.
Il vero nemico del riposo
“Dopo anni di analisi dei dati di pazienti con disturbi clinici del sonno e di salute mentale, afferma Tsanas, sono rimasto sinceramente sorpreso dall’enorme portata dei problemi di sonno che abbiamo scoperto in questo gruppo altrimenti non diagnosticato”. I dati rivelano che il nemico vero non è la durata insufficiente del riposo, ma le interruzioni frequenti e i risvegli notturni. Il 90% dei partecipanti ha sperimentato disturbi del sonno per tutta la durata della ricerca, nonostante tecnicamente dormisse abbastanza ore. I partecipanti che riferivano un migliore equilibrio tra vita professionale e privata e una maggiore soddisfazione lavorativa tendevano anche a mostrare un benessere generale superiore. Mentre sentimenti di sconforto o irritabilità sul posto di lavoro erano associati a un benessere inferiore. Secondo gli esperti, i risultati dovrebbero spingere datori di lavoro, responsabili politici e operatori sanitari a dare maggiore rilievo alla qualità del sonno, al benessere lavorativo e all’equilibrio tra lavoro e vita privata, con l’obiettivo di aiutare i lavoratori over 50 a rimanere in salute e attivi nel mondo del lavoro più a lungo.
Uno studio complesso
Lo stress legato al lavoro emerge costantemente come uno dei fattori maggiormente correlati alle interruzioni notturne e al benessere generale compromesso. Gli scienziati hanno utilizzato l’intelligenza artificiale per scandagliare vasti insiemi di dati e individuare i veri responsabili, e il risultato non sorprenderà gli over 50: è il lavoro, con tutto il suo carico di tensioni e preoccupazioni. I partecipanti con un cattivo equilibrio tra vita professionale e privata riportavano peggiori problemi di sonno. Chi si sentiva scoraggiato, irritato o teso in ufficio mostrava livelli inferiori di benessere generale, indipendentemente dal settore occupazionale. Insomma, in ufficio, in fabbrica, nell’amministrazione o nel commercio, il meccanismo rimane uguale. Una giornata difficile al lavoro compromette la notte. La ricercatrice Belinda Steffan sottolinea: “Sebbene sapessimo da precedenti studi che il sonno può influenzare il lavoro e il lavoro può influenzare il sonno, siamo rimasti sorpresi dalla misura in cui la nostra popolazione di studio non clinica avesse difficoltà a dormire”. E continua osservando che: “il nostro studio evidenzia che il sonno è un problema di salute e benessere sul luogo di lavoro. Le organizzazioni e i datori di lavoro devono considerare l’impatto dei problemi di sonno legati al lavoro”.
In cerca del work-life balance
Lo studio non limitarsi a diagnosticare il male, ma suggerisce anche la terapia. I ricercatori hanno scoperto che chi manteneva un equilibrio accettabile tra impegni professionali e vita personale, oltre a provare soddisfazione nel proprio lavoro, tendevano a dormire meglio. E persino a godere di un benessere generale superiore. In pratica i lavoratori che riuscivano a mantenere confini ragionevoli tra la scrivania e la casa, che potevano dedicarsi a interessi personali e relazioni affettive, presentavano minori problemi di sonno. Così Tsanas: “La nostra analisi dimostra chiaramente che molti di questi problemi di sonno e di benessere sono legati al lavoro, e che il benessere generale dipende fortemente da un equilibrio costante tra vita professionale e privata”.
Gli stress legati al lavoro
I ricercatori hanno fatto indossare ai partecipanti dispositivi intelligenti che registravano il sonno in tempo reale, misurando profondità, frammentazione, qualità. Poi hanno alimentato un modello di intelligenza artificiale con oltre millenovecentocinquanta valutazioni autovalutative e cinquemila duecento giorni di dati biometrici per scoprire i pattern nascosti. Questa combinazione ha permesso di scoprire che la qualità del riposo è legata non solo ai fattori biomedici noti (come la menopausa), ma soprattutto a fattori sociali e organizzativi. Come lo stress lavorativo, le pressioni finanziarie, persino lo stress legato all’assistenza ai famigliari. Per Belinda Steffan sebbene esistano certamente alcuni elementi che disturbano il sonno legati all’età, come la menopausa, ci sono anche molti fattori più ampi come lo stress legato all’assistenza, lo stress finanziario e lo stress lavorativo più generale, non specifici per l’età.
Cosa cambiare sul posto di lavoro
Per decenni, i problemi di sonno negli adulti occupati sono stati sottovalutati rispetto a quelli delle popolazioni cliniche. Gli studi precedenti si concentravano sulla durata del riposo o utilizzavano metodi di monitoraggio meno sofisticati, trascurando completamente la qualità e la frammentazione. Adesso che sappiamo che il 70% soffre di questi disturbi, e non è solo colpa dell’invecchiamento, le cose possono cambiare. I risultati della ricerca dovrebbero spingere i datori di lavoro, i responsabili delle politiche pubbliche e gli operatori sanitari a dare maggiore attenzione ai problemi di sonno e al benessere lavorativo, con l’obiettivo dichiarato di aiutare i lavoratori over 50 a rimanere sani e attivi nel mondo del lavoro il più a lungo possibile.Conclude infatti Tsanas: “Fondamentalmente, questi risultati suggeriscono strategie di intervento concrete, offrendo una tabella di marcia per aiutare le persone a costruire vite più sane e sostenibili man mano che si avvicinano alla pensione”.
Credit foto: New Africa/Shutterstock.com
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