Le temperature in costante aumento stanno trasformando l’Europa in un serbatoio di patogeni. Il caso Mar Baltico
Il rischio di contrarre alcune malattie infettive è in aumento a causa di estati più lunghe e calde in tutta Europa, rendendo fondamentale una stretta cooperazione tra Paesi e settori diversi per prevedere, prevenire e rispondere in modo efficace. Questo l’avviso del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) che sottolinea il legame tra malattie infettive e caldo estremo. L’agenzia europea valuta regolarmente la preparazione e la resilienza dei Paesi nel superare le minacce per la salute pubblica, e le ultime rilevazioni mostrano che circa la metà degli Stati membri dell’UE dispone di un piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Metà, non tutti. E questo è già un problema.
Occhio al cibo
Gli esperti hanno individuato quattro aree di particolare urgenza per questa estate. La prima riguarda le malattie di origine alimentare, un classico che il caldo trasforma in un’arma più affilata. La proliferazione batterica nei cibi, come noto, accelera in modo esponenziale quando il termometro sale. La salmonella, il campylobacter e l’escherichia coli trovano nelle cucine estive un alleato formidabile. La raccomandazione degli esperti è curare molto l’igiene: lavaggio accurato di frutta e verdura, cottura completa degli alimenti, soprattutto della carne.
Il Mediterraneo come il Mar Baltico?
Il Mar Baltico è un caso da manuale finito su tutti i media. I vibrioni trovano in questo mare un habitat perfetto. La loro crescita è favorita da acque costiere calde, sopra i 15-18 gradi, e a bassa salinità, condizioni sempre più frequenti e durature. Negli ultimi decenni la percentuale di costa baltica idonea a Vibrio è aumentata del 61%. Nel 2018 e 2019, durante le ondate di calore, addirittura il 100% della costa è risultata a rischio, e i casi di infezione sono triplicati. A luglio di quest’anno si sono registrati 17 casi di infezione da vibrioni contratti in quelle acque. Di questi, due hanno avuto un esito fatale.
La trasmissione avviene principalmente attraverso il consumo di frutti di mare crudi o poco cotti, oppure tramite il contatto di ferite aperte con l’acqua contaminata. Le conseguenze possono essere serie: infezioni cutanee, otiti, ma nei casi più gravi si può arrivare a fascite necrotizzante o sepsi, specialmente in persone con un sistema immunitario fragile. Il Mediterraneo, meno a rischio per l’elevata salinità, oggi si sta scaldando rapidamente, e gli esperti non escludono che possa diventare un nuovo fronte caldo per i vibrioni.
Zanzare e zecche, vettori in espansione
Il caldo favorisce le malattie infettive portate dalle zanzare. Le stagioni calde e umide più lunghe favoriscono la proliferazione di specie invasive in regioni dove in precedenza erano rare o del tutto assenti. Non sono più malattie da viaggio, ma patologie autoctone che trovano nell’Italia settentrionale, nel Sud della Francia e in Spagna un habitat sempre più accogliente. È importante l’uso di repellenti per insetti, indumenti protettivi e misure di protezione per gli ambienti interni come aria condizionata o zanzariere. Attenzione anche alle zecche più attive durante l’anno poiché la primavera e l’autunno diventano più miti in molte zone. Indossare maniche e pantaloni lunghi all’aria aperta aiuta a prevenire le punture, così come controllare la presenza di zecche e rimuoverle.
L’approccio One Health
Di fronte a questo scenario, l’ECDC insiste su un approccio che va oltre la medicina tradizionale. Le malattie infettive caldo richiedono una strategia che integri la salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente. È il cosiddetto approccio One Health, che l’Unione Europea ha formalmente adottato ma che fatica a tradursi in azioni concrete sul territorio. La cooperazione tra Paesi e tra settori diversi non è un optional. I patogeni non riconoscono confini amministrativi, e un focolaio di Dengue in Lombardia può diventare presto un problema per la Baviera o per la Svizzera. L’ECDC valuta regolarmente l’attuazione degli approcci One Health nell’UE, aiutando gli Stati membri a rafforzare la loro preparazione e resilienza di fronte alle ondate di calore e ad altri eventi meteorologici estremi.
Una questione politica
Le ultime valutazioni dell’agenzia europea hanno rilevato che più della metà degli Stati membri dispone di un piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. È un dato che lascia spazio all’ottimismo, ma anche alla preoccupazione per l’altra metà. La correlazione tra malattie infettive, caldo e crisi climatica è ormai un dato acquisito dalla comunità scientifica, e la responsabilità non ricade solo sui governi. Ogni cittadino infatti può fare la sua parte. Non è più possibile pensare alle infezioni come a problemi legati ai Paesi tropicali. Anche per questo il caldo non è solo una questione di sudore e disagio, ma di salute pubblica, e le malattie correlate sono una realtà con cui bisognerà fare i conti per molto tempo.
Credit foto: Pawich Sattalerd/Shutterstock.com
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