Come l’impiego corretto delle nuove tecnologie migliora la vita dei cittadini. La classifica completa e perchè l’Italia è fuori
Le città in cui l’Intelligenza Artificiale funziona meglio sono anche quelle dove si vive meglio. Questo succede quando la tecnologia non resta un’idea teorica, ma viene usata per risolvere problemi pratici di tutti i giorni (ad esempio per sincronizzare i semafori ed eliminare il traffico, migliorare i bus o velocizzare le pratiche in comune). Tuttavia, comprare computer potenti o installare sensori costosi non basta per rendere una città intelligente. Per fare un vero salto di qualità servono gli elementi “invisibili”: persone formate e capaci, regole chiare per proteggere i dati e una stretta collaborazione tra Comune, università e aziende locali. Le grandi metropoli mondiali dimostrano che non esiste un’unica ricetta per avere successo. Un’amministrazione può scegliere di crescere passo dopo passo in tutti i settori, oppure puntare tutto su un ambito specifico, come diventare la città numero uno al mondo per i trasporti intelligenti.
Il primato di Londra
Come si misura l’intelligenza di una città? Sicuramente da trasporti efficienti, servizi digitali, connessioni veloci, sicurezza e una gestione innovativa degli spazi, grazie all’avvento delle nuove tecnologie. L’agenzia di consulenza Boston Consulting Group ha stilato l’Intelligent Cities Index, che valuta 61 delle più grandi città del mondo svelando la classifica di quelle più innovative. Il primo posto va a Londra, premiata come città più intelligente del mondo per la capacità di trasformare innovazione e IA in servizi concreti per cittadini e visitatori. La capitale britannica eccelle nella qualità delle infrastrutture digitali, nell’utilizzo dell’AI per migliorare i servizi pubblici e nella collaborazione tra istituzioni, università e imprese tecnologiche.
La top 20 delle città più intelligenti del mondo
Le metropoli premiate non si limitano a sperimentare le nuove tecnologie ma la utilizzino per affrontare alcune delle principali sfide urbane: dagli spostamenti alla sicurezza, fino alla gestione dei grandi eventi e dei flussi turistici.
Questa la classifica completa:
1. Londra (Regno Unito)
2. Dubai (Emirati Arabi Uniti)
3. New York (Stati Uniti)
4. Washington D.C. (Stati Uniti)
5. Amsterdam (Paesi Bassi)
6. Copenhagen (Danimarca)
7. Singapore
8. Seul (Corea del Sud)
9. Monaco di Baviera (Germania)
10. Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti)
11. Parigi (Francia)
12. Pechino (Cina)
13. Zurigo (Svizzera)
14. Shenzhen (Cina)
15. Sydney (Australia)
16. Berlino (Germania)
17. Oslo (Norvegia)
18. Tokyo (Giappone)
19. Stoccolma (Svezia)
20. Helsinki (Finlandia)
Nell’Intelligent Cities Index 2026 compaiono anche le italiane Roma e Milano, ma fuori dalla top 20: la Capitale si piazza al 40° posto, seguita dal capoluogo lombardo al 41°. Un risultato che evidenzia come il percorso verso città sempre più digitali e integrate sia già iniziato, ma che ci sia ancora strada da fare per raggiungere i modelli più avanzati a livello internazionale.
L’IA ridisegna l’innovazione urbana
Oggi la vera partita dell’innovazione urbana si gioca sulla capacità di trasformare l’intelligenza artificiale e le piattaforme digitali in benefici tangibili per la vita di tutti i giorni. Il report supera la classica rilevazione della semplice dotazione tecnologica, introducendo una metodologia basata su 35 indicatori per valutare quanto l’innovazione incida davvero sulla quotidianità. L’indice analizza la qualità della vita e il rapporto con la Pubblica Amministrazione, la chiarezza delle strategie politiche, l’effettiva adozione delle soluzioni digitali, i modelli organizzativi e la presenza di fattori abilitanti come dati, infrastrutture e finanziamenti. Tuttavia, l’aspetto più rilevante dell’indagine rivela che nessuna metropoli domina la classifica in maniera assoluta. La leadership appare infatti distribuita a seconda delle priorità strategiche di ciascun governo locale. Se Londra svetta nei risultati concreti percepiti dai residenti, Madrid si impone per la visione strategica, mentre Dubai guida l’adozione pratica delle tecnologie, New York si distingue per la capacità operativa e Amsterdam brilla per le infrastrutture abilitanti.
Roma e Milano fuori dai giochi
In questo scenario internazionale in rapida evoluzione, il posizionamento dell’Italia evidenzia una criticità strutturale, dal momento che nessuna città del Paese riesce ad agganciare la Top 20. Più che un ritardo nell’acquisto di tecnologie, il dato nazionale riflette la difficoltà di convertire le sperimentazioni in servizi ordinari ad alta adozione. La tecnologia, da sola, non genera fiducia se non è integrata nei processi quotidiani e guidata da una governance stabile. Il divario con le città più intelligenti del mondo appare netto soprattutto se si osservano gli indicatori relativi alla qualità percepita dei servizi digitali e alla capacità di utilizzare l’intelligenza artificiale per risolvere problemi concreti come il traffico, l’inquinamento o la sicurezza. Le capitali europee che dominano la classifica, da Copenhagen a Stoccolma a Helsinki, hanno costruito un ecosistema in cui pubblico e privato collaborano in modo strutturale, generando un circolo virtuoso che l’Italia fatica ancora a replicare.
La ricetta per risalire la classifica
Per invertire la rotta le amministrazioni locali devono imparare a definire a priori i problemi urbani da risolvere, selezionando poche priorità strategiche ed evitando di disperdere risorse in progetti dimostrativi privi di continuità. Diventa inoltre fondamentale rafforzare la governance dei dati, trasformare i progetti pilota di successo in servizi stabili e alimentare l’ecosistema dell’innovazione attraverso la collaborazione con università e imprese. In definitiva, strumenti avanzati come i Digital Twin urbani o la sensoristica avanzata acquistano valore solo quando orientati a decisioni concrete su mobilità, ambiente e sicurezza. Il percorso per rendere una città più intelligente richiede tempo, visione e, soprattutto, la volontà di mettere al centro il cittadino.
Credit foto: Sergii Figurnyi/Shutterstock.com
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