Non c’è espressione più azzeccata che terremoto politico. E si sentirà in tutta la Germania, a Berlino più forte che altrove. Alternative für Deutschland, AfD, ha ottenuto la sua più grande vittoria elettorale. Domenica in Sassonia-Anhalt, uno dei 16 stati federati tedeschi, l’estrema destra ha raccolto il 44% dei voti. Il secondo partito, i cristianodemocratici della Cdu, non ne hanno ottenuti nemmeno la metà, appena il 18%.
Il Land si trova nella parte orientale del Paese, ha una popolazione di 2,2 milioni di persone ed è uno dei più poveri di tutta la Germania. È una delle aree più soggette a spopolamento: dalla riunificazione ha perso un quarto dei suoi residenti. AfD ha scelto come candidato ministro presidente Ulrich Siegmund. Volto rassicurante, sorriso sempre pronto, retorica populista e idee reazionarie. Ed è andato bene, persino meglio di quanto i sondaggi pronosticassero. Questo però non basta per un mandato diretto. Il numero magico per controllare il parlamento della Sassonia-Anhalt è 42, la maggioranza assoluta degli 83 seggi. AfD ne avrà 39. Sulla carta nessun partito è disposto a collaborare con l’estrema destra. Da dieci anni le formazioni politiche, tutte, si sono accordate per non fornire alcun appoggio all’estrema destra e creare un Brandmauer, il cordone sanitario per tenere AfD da qualsiasi forma di governo.
Qualcosa si è rotto. I seggi erano chiusi da poco più di un’ora, non c’erano ancora i risultati ufficiali, ma proiezioni ed exit poll davano un margine tanto ampio all’estrema destra che il partito più piccolo, Bsw, entrato nel parlamento regionale superando di pochi voti lo sbarramento del 5%, ha aperto la porta a una coalizione. Escludere l’AfD dal governo sarebbe “completamente antidemocratico”, ha detto la capolista della Bsw, Claudia Wittig. Si apre così alla possibilità che in poche settimane Siegmund diventi il primo ministro presidente di estrema destra alla guida di un Land dalla Seconda guerra mondiale. Il programma con cui ha vinto è descritto dagli analisti come il libro bianco per un futuro governo federale di AfD. Dentro ci sono: scuole separate per migranti e disabili, la cancellazione dei diritti per richiedenti asilo, il ritorno al nucleare e al gas russo.
La parabola di AfD tra moderatezza apparente e radicalizzazione
AfD è nato, nel 2013, come un partito di professori universitari euroscettici. Ben presto si è però trasformato in un movimento populista capace di aggregare rabbia e insoddisfazione di conservatori ed estremisti di destra. Il partito è cresciuto a balzi. Il primo, e forse il più significativo, nel 2015 con una dura retorica contro l’accoglienza dei rifugiati siriani messa in pratica dall’allora cancelliera, Angela Merkel. Poi fu il turno della pandemia: la Germania ospita uno dei movimenti no-vax più forti dell’Unione Europea. Per ultima è arrivata la guerra in Ucraina con la conseguente crisi energetica ed economica. Ad ognuno di questi passaggi AfD è stato il partito che meglio ha saputo parlare ai tedeschi più frustrati e, forse, più impauriti dai cambiamenti. La Germania è un paese metodico, questo rende lenta ogni transizione. Il tempo perso fa sembrare ogni novità non un’occasione di sviluppo, ma un attacco al benessere dei cittadini. Le radici di questa estremizzazione dello spettro politico tedesco sono da cercare anche, e soprattutto, negli anni dei quattro cancellierati Merkel.
La Mutti, mammina come l’hanno chiamata i suoi elettori per oltre un decennio, ha spostato il suo partito Cdu sempre più verso il centro. Le sue politiche, che avrebbero dovuto rappresentare i conservatori, erano per tanti aspetti sovrapponibili a quelle dei socialdemocratici. Più il centrodestra e il centrosinistra si avvicinavano, più lasciavano spazio agli estremi. La sinistra non è stata capace, almeno non fino ad adesso, di creare una piattaforma per attirare gli elettori. Da questo punto di vista qualcosa sta cambiando e potremmo avere il primo segnale la terza domenica di settembre: Berlino eleggerà il suo nuovo sindaco, la Linke guida i sondaggi. AfD, al contrario, ha sposato una linea dura e pragmatica allo stesso tempo. Un esempio: l’estrema destra, intransigente sui migranti e convinta sostenitrice della famiglia tradizionale, è guidata da Alice Weidel. La copresidente e candidata del partito per la cancelleria vive in Svizzera, è lesbica, sposata con una donna di origine singalese con la quale ha due figli. La contraddizione di posizione pubblica e vita privata non scalfisce il suo gradimento.