Nei primi giorni della guerra in Iran, il segnale più inquietante non è arrivato dal fronte, ma dal cielo sopra Teheran. Dopo i bombardamenti israeliani e americani, la città è stata inghiottita da nubi scure e compatte. In poche ore, il fumo degli incendi industriali e dei depositi colpiti si è trasformato in una pioggia nera, densa di carburanti, polveri e residui chimici.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato subito i rischi per la salute, soprattutto per le vie respiratorie e le mucose. È un effetto collaterale che non entra nel conteggio immediato delle vittime, ma che racconta meglio di molti numeri l’eredità invisibile che ogni guerra lascia dietro di sé.
Nel caso iraniano, il legame tra conflitto e infrastrutture energetiche è diretto, quasi inevitabile. Secondo l’Osservatorio sui conflitti e l’ambiente (CEOBS), nei primi mesi sono stati registrati oltre 300 episodi con possibili conseguenze ambientali tra Iran e Paesi del Golfo: basi colpite, raffinerie incendiate, depositi distrutti. Ma il danno degli attacchi non finisce con l’esplosione: si disperde, si deposita, si infiltra, contaminando aria, suolo e acqua.
Nel bilancio quotidiano delle guerre si contano vittime e territori ma, più lentamente, si comincia a contare anche ciò che resta: ecosistemi compromessi, equilibri ambientali spezzati. Le infrastrutture energetiche, bersagli strategici, diventano al tempo stesso moltiplicatori di rischio perché, quando vengono colpite, rilasciano sostanze tossiche, metalli pesanti, idrocarburi che si insinuano nei cicli naturali.
Lo stesso accade alle infrastrutture civili: impianti industriali, edifici urbani, materiali che si frantumano e liberano amianto, diossine, particelle persistenti. Sono tracce lente, ostinate, che restano per anni e cambiano la qualità dell’aria e del suolo, rendendo sempre più difficile distinguere tra danno militare e danno ambientale.
C’è poi il capitolo delle emissioni, che racconta la guerra come un gigantesco sistema energivoro. Le stime parlano di milioni di tonnellate di CO₂ equivalente già nelle prime fasi del conflitto: mezzi militari, trasporti, produzione di munizioni, incendi.
Uno studio ha calcolato che, solo nei primi 14 giorni di conflitto, le emissioni totali hanno superato i 5 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. Per avere dei termini di paragone, è una quantità pari alle emissioni di circa 1,1 milioni di auto a benzina nell’arco di un anno.
Le crisi energetiche spingono alcuni Paesi a tornare alle fonti fossili più inquinanti, per compensare le interruzioni di approvvigionamento e fare fronte agli shock energetici. Una scelta miope che genera un ciclo in cui instabilità geopolitica e aumento delle emissioni si rafforzano a vicenda, rallentando la transizione energetica e la svolta rappresentata dalle energie rinnovabili.
In questo scenario, prende forma anche una parola ancora incerta ma sempre più evocata: “ecocidio”. Indica danni sistemici agli ecosistemi, ferite che durano decenni. Anche se non è ancora pienamente riconosciuta dal diritto internazionale, descrive con precisione inquietante ciò che accade quando ambiente e diritti umani vengono calpestati.
La storia recente lo mostra con chiarezza, le guerre finiscono, ma non cessano i loro effetti: suoli compromessi, acque contaminate, territori inerti. In alcuni casi, come in Ucraina o Medio Oriente, l’agricoltura si interrompe per anni, spingendo le persone a migrare. In altri, come nella Striscia di Gaza, la perdita del suolo agricolo incide direttamente sulla sicurezza alimentare.
In un contesto come questo, celebrare la Giornata Mondiale dell’Ambiente, istituita dalle Nazioni Unite ogni 5 giugno, assume un significato che va oltre la ricorrenza simbolica. È un momento in cui il tema ambientale viene riportato al centro dell’attenzione globale, anche in relazione ai conflitti. Il tema scelto per il 2026, “Una sola Terra”, richiama proprio questa connessione: non esistono sistemi separati tra ambiente, energia e sicurezza, ma un unico spazio che assorbe tutti gli impatti.
(dal numero della rivista 50&Più Giugno)
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