I cantanti disertano il grande evento previsto per il 250° anniversario americano e il Presidente sceglie di esibire se stesso
C’era una volta Freedom 250, un grande progetto bipartisan, che avrebbe dovuto celebrare il 250° anniversario della Dichiarazione d’indipendenza americana con una serie di concerti sul National Mall di Washington. Dai gradini del Congresso fino al Washington Monument sono previsti sedici giorni di festa, musica e spettacolo, dal 25 giugno al 10 luglio. La ‘Great American State Fair’ (‘la Grande Fiera del Paese’) saera progettata per essere un mix di padiglioni, attrazioni fieristiche e nove concerti serali con artisti di rilievo. Tutto sotto l’egida di una partnership pubblico-privata nata su iniziativa della Casa Bianca, presentata più volte come nonpartisan, ovvero super partes. Il problema è che, quasi in tempo reale, il programma è andato in frantumi, lasciando spazio alla polemica politica.
La fuga degli artisti
L’organizzazione era stata annunciata il 27 maggio. Nel giro di poco tempo, gli artisti hanno cominciato a sfilarsi uno dopo l’altro, con una motivazione ricorrente: quello che era stato loro presentato come un evento apartitico si era rivelato, nei fatti, qualcosa di molto più vicino a una celebrazione trumpiana. Martina McBride ha scritto su X di essere stata “tratta in inganno”, convinta di partecipare a un evento bipartisan. Bret Michaels dei Poison, ha parlato di qualcosa di “molto più divisivo rispetto a ciò a cui avevo accettato di partecipare”. Young MC ha citato un articolo di Spin Magazine che definiva l’iniziativa “sostenuta da Trump”come ragione sufficiente per declinare. Sulla stessa strada Morris Day, i Commodores e Fab Morvan di Milli Vanilli. Nella lista degli irriducibili è rimasto Vanilla Ice, il rapper newyorkese che ha trasformato la partecipazione agli eventi MAGA in un secondo mestiere. Il New York Times ha definito Freedom 250 ‘slegato dalla storia americana’ e ritagliato sull’agenda politica del Presidente.
Freedom 250: la star è Trump
Lo spazio rimasto senza più esibizioni sarà riempito da un comizio presidenziale, con Trump come attrazione principale. Lo ha confermato un funzionario della Casa Bianca, e poi la portavoce di Freedom 250, Danielle Alvarez, in una dichiarazione a USA Today. Sul suo canale Truth Social, Trump ha liquidato la questione con la consueta verve: “Non vogliamo cantanti senza talento ma con cachet enormi che poi ti fanno addormentare… gli abbiamo detto di starsene a casa”. E ancora: “La verità è che io sono, secondo molti, la numero uno attrazione in tutto il mondo”, aggiungendo di avere un pubblico molto più numeroso di Elvis nel suo periodo d’oro e di riuscirci senza suonare la chitarra.
Tutti gli uomini del Presidente
Il programma musicale non è del tutto scomparso. Lee Greenwood, cantante country vincitore di un Grammy, si esibirà poco prima del discorso presidenziale, intonando God Bless the U.S.A., brano diventato una sorta di colonna sonora non ufficiale dei comizi trumpiani. L’ottantatreenne Greenwood è un alleato di lunga data del presidente: ha già cantato nei suoi rally elettorali e nel 2021 aveva persino collaborato alla vendita di una Bibbia brandizzata insieme a lui. Figurerà anche il tenore Christopher Macchio, che Trump ha presentato come erede di Luciano Pavarotti (giudizio generoso, ma coerente con lo stile presidenziale iperbolico). Macchio si era già esibito all’insediamento del 2025. Completano il programma la U.S. Army Band, i Marines Band, l’Armed Forces Choir e il Joint Armed Forces Chorus.
Freedom 250: la fiera continua
Alla fine Trump ha capovolto la prospettiva, bollando i musicisti che hanno rinunciato come privi di talento e pertanto irrilevanti ai fini dell’evento. In questo modo, la carrellata presidenziale assume i contorni di una rivendicazione di indipendenza artistica e politica. Resta da vedere se il National Mall si trasformerà nel simbolo di uno scontro culturale ulteriore, laddove originariamente si pensava di celebrare la coesione nazionale. Concerti a parte, la Great American State Fair andrà avanti come previsto, con i padiglioni dedicati a 56 stati e territori, mostre speciali e attrazioni tipicamente fieristiche. Sul prato della Casa Bianca, invece, si terrà per la prima volta nella storia un incontro di MMA – arti marziali miste – con un ring appositamente costruito per l’occasione. Un dettaglio non da poco sul tipo di celebrazione che la Casa Bianca ha in mente: americana, ma in puro stile tycoon.
Credit foto: AtlasStudio/Shutterstock.com
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