Il film di Christopher Nolan riporta al centro dell’attenzione l’eroe omerico che in origine, non a caso, si chiamava “l’Odiato”
L’Odissea è arrivata ieri nelle sale di tutto il mondo con il volto di Matt Damon nei panni dell’eroe greco. Il colossal del regista di Oppenheimer porta sul grande schermo il ritorno a casa più famoso della letteratura occidentale: quello del vincitore della guerra di Troia, il cui vero nome non era Ulisse (come fu poi italianizzato), bensì Odysseus. Un appellativo che in greco antico significherebbe “l’Odiato”, secondo l’interpretazione più accreditata. Per altri studiosi, invece, potrebbe tradursi come “Colui che odia”. In entrambi i casi, un biglietto da visita tutt’altro che rassicurante per il re di Itaca, simbolo per antonomasia dell’ingegno e dell’astuzia umana. Tanto furbo da sfuggire alle Sirene e alla maga Circe, da uccidere Polifemo e prima ancora da ideare il famoso cavallo che causò la rovina della città. Dietro la figura letteraria, però, si nasconde una storia incerta, a partire dal suo stesso nome.
L’enigma di Odisseus
In greco antico il personaggio si chiamava Odisseus ( Ὀδυσσεύς) una forma che ha generato secoli di interrogativi tra filologi e linguisti. La spiegazione più tradizionale collega il nome al verbo odissomai (ὀδύσσομαι), che può significare “essere adirato”, “odiare” o “provare rancore”. Da qui nasce la lettura nell’Odissea come figura legata all’ira, al conflitto, alla tensione con il destino e con gli dèi. Ma questa spiegazione non è considerata definitiva. Molti studiosi ritengono che si tratti di una paretimologia, cioè di un’etimologia costruita dopo, per somiglianza sonora, più che per vera discendenza storica. L’altra ipotesi è ancora più prudente: Ὀδυσσεύς potrebbe essere un nome pregreco, arrivato nella lingua ellenica da un sostrato più antico, oggi non più identificabile con certezza. In questo caso, il suo significato originario andrebbe considerato perduto. È una possibilità importante, perché ricorda quanto spesso i nomi più antichi conservino tracce di lingue scomparse, stratificazioni culturali e passaggi che la storia non ha registrato.
Come nasce Ulisse
Se il nome Odisseo resta un piccolo enigma filologico, il nome Ulisse, con cui oggi tutti lo conosciamo, è in realtà un’invenzione latina. L’uomo che lo ribattezzò si chiamava Livio Andronico, uno scrittore originario della Puglia che 23 secoli fa tradusse l’Odissea in latino, intitolandola Odusia. Fu lui, di fatto, a inaugurare la letteratura di Roma e a consegnare agli studenti il nome di Ulisse. Curiosamente, però, Andronico resta il meno celebre tra i tantissimi autori che hanno raccontato le gesta dell’eroe di Itaca. Nell’elenco dei narratori, il più noto tra i Greci dopo Omero è Apollodoro di Atene. Tra i latini spicca Virgilio, che ne fece un personaggio chiave nell’Eneide. Nel Medioevo fu Dante a dedicargli 94 versi nell’Inferno, collocandolo tra i consiglieri fraudolenti per l’uso distorto dell’ingegno. Nell’età moderna, l’irlandese James Joyce nel 1922 ne fece l’archetipo dell’uomo comune nel romanzo Ulisse.
Odissea, tra nostos e metis
Il sentimento che definisce il protagonista dell’Odissea ha persino ispirato una parola: nostalgia. Dal greco nostos, ritorno, e algos, dolore. Milan Kundera, ne “L’ignoranza”, ha fatto di Ulisse il simbolo del nostalgico per eccellenza, di colui che porta dentro di sé il dolore del ritorno. Per i Greci, Odisseo incarnava la metis, l’astuzia. Quello che oggi si chiamerebbe problem solving ellenico: la capacità cioè di cavarsela con l’intelligenza dove la forza fisica non basta. Un talento che lo rese un personaggio-simbolo, ma anche una figura profondamente ambigua, che pecca di superbia e aspira a una conoscenza che va oltre i limiti umani. Il suo ritorno a Itaca fu così tortuoso da diventare proverbiale, tanto che ancora oggi la parola “odissea”, con la o minuscola, è sinonimo di viaggio tormentato.
Ma Ulisse è esistito davvero?
La domanda sulla storicità di Ulisse attraversa i secoli e torna attuale con l’uscita del film che si preannuncia campione di incassi. Una cosa è certa: tra le decine di autori antichi che hanno parlato di lui ci sono poeti, narratori e drammaturghi, ma nessuno storico. Il che, forse, dice già molto sulla natura del personaggio. Eppure, l’archeologia continua a cercare tracce concrete dell’eroe dell’Odissea. Le scoperte si susseguono, alimentando il dibattito tra chi vede in Ulisse un puro mito e chi invece intravede frammenti di storia autentica. Le ultime notizie, in questo senso, hanno scosso il mondo accademico. Anche, va precisato, in assenza di una conferma epigrafica che colleghi senza ombra di dubbio il palazzo all’eroe di Omero. La dimora principesca del figlio di Laerte, della casta moglie Penelope e del figlio Telemaco.
La scoperta archeologica a Itaca
Una squadra di archeologi greci ha identificato sull’isola di Itaca quelli che ritengono essere i resti del palazzo di Ulisse. Una scoperta che, se confermata, attribuirebbe indubbia storicità alla guerra di Troia cantata nell’Odissea e all’esistenza del mitico re. Il professor Atanasio Papadopoulos, dell’università di Ioannina, guida da sedici anni un’equipe impegnata negli scavi nel nord di Itaca. I resti di un grande edificio a tre livelli, nella località di Exogi, potrebbero essere il palazzo omerico. La struttura presenta scale scavate nella roccia e gli archeologi hanno recuperato frammenti di ceramica micenea e una fontana risalente al 1300 a.C., l’epoca in cui sarebbe vissuto Ulisse. Proprio qui, secondo il mito dell’Odissea, l’eroe tornò dopo il lunghissimo viaggio al termine della guerra di Troia. Qui riabbracciò la fedele Penelope dopo aver sterminato i proci che avevano tentato di usurpare il regno. Papadopoulos ha spiegato che il palazzo è simile per dimensioni e struttura a quelli già attribuiti ad Agamennone, Menelao e Nestore a Micene, Pellana, Pilos e Tirinto.
Le prove e i dubbi
La scoperta non è isolata. Nel 2006, il professor Yannos Lolos riportò alla luce a Salamina il palazzo che sarebbe stato di Aiace Telamonio, il tragico eroe greco che Ulisse incontra nel Regno delle Ombre. Papadopoulos e la sua collega Litsa Kontorli, in anni recenti, avevano già rinvenuto a Itaca una tavoletta con incisa una scena dell’Odissea: Ulisse legato all’albero della sua nave per resistere al canto delle sirene. Già allora i due archeologi avevano annunciato di essere vicini alla scoperta del palazzo dell’eroe. L’importanza del ritrovamento, se confermato, è straordinaria. Fino a oggi, nonostante le scoperte archeologiche a cominciare da quelle di Schliemann, la storicità della guerra di Troia e l’esistenza di eroi come Achille, Ulisse, Aiace ed Ettore non erano mai state definitivamente accertate. La stessa localizzazione dell’Itaca omerica è contestata, e perfino la figura di Omero quale autore, nel VII secolo a.C., dell’Iliade e dell’Odissea resta ad oggi oggetto di controversia.
In apertura: Matt Damon, Christopher Nolan e Anne Hathaway alla premiere di ‘The Odyssey’ a New York
Credit foto: lev radin/Shutterstock.com
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