Per i coordinatori del Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza la riforma attesa da venticinque anni rischia di restare sulla carta
A due anni dall’approvazione della legge delega 33/2023, la tanto attesa riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti rischia di restare un’occasione mancata. Il Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza, una coalizione che riunisce 61 organizzazioni della società civile, ha presentato un documento che analizza il primo Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027. Il giudizio è senza appello: il Piano, pur introducendo criteri più equi per distribuire le risorse tra le Regioni, “lascia invariati i principali nodi del settore”, con “un’assistenza ancora frammentata, pochi servizi territoriali a sostegno delle famiglie e risorse insufficienti per rispondere ai bisogni”.
Il Patto boccia il nuovo piano per la non autosufficienza
I coordinatori del Patto, Cristiano Gori ed Eleonora Vanni, non nascondono la loro preoccupazione. “Il nuovo Piano Nazionale per l’assistenza agli anziani non autosufficienti consolida il sistema più che riformarlo”, dichiarano in una nota ufficiale. “Per le famiglie, la riforma resta solo sulla carta”. La loro analisi mette il dito sulla piaga di un welfare che, dopo venticinque anni di attesa, stenta a decollare. La promessa di un Sistema nazionale per la popolazione anziana non autosufficiente, pensato per superare la frammentazione tra sociale, sanità e Inps, è stata di fatto ridimensionata dai decreti attuativi, che limitano la programmazione integrata ai soli servizi sociali.
I numeri di una questione nazionale
Il Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza ricorda che il problema coinvolge circa dieci milioni di persone, tra anziani non autosufficienti, familiari e operatori del settore . Un’Italia che invecchia in fretta e che, secondo le proiezioni, vedrà aumentare del 30% la popolazione ultraottantacinquenne nel prossimo decennio. Oggi un anziano riceve in media solo 16 ore di assistenza domiciliare all’anno, contro le 150 ore della Danimarca. Circa 270mila persone restano in lista d’attesa per un posto in una struttura. E chi si trova a navigare il sistema si scontra con una media di cinque o sei valutazioni diverse per accedere ai servizi, mentre l’indennità di accompagnamento aspetta una riforma organica da 45 anni.
La proposta per la manovra 2027
Per questo, il Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza ha messo sul tavolo una proposta in vista della Legge di Bilancio 2027. La richiesta è di stanziare 1.047,8 milioni di euro per il prossimo anno, come primo passo di un percorso triennale. “La Legge di Bilancio 2027 è l’occasione per dare piena attuazione alla riforma del 2023 e tradurla in un miglioramento concreto nella vita degli anziani non autosufficienti e delle loro famiglie”, spiegano Gori e Vanni. Le risorse dovrebbero servire a semplificare le procedure, costruire una vera assistenza domiciliare. Ma anche rendere le strutture più accessibili e sviluppare una Prestazione universale per la non autosufficienza, che sostenga economicamente le famiglie e favorisca l’emersione del lavoro di cura oggi sommerso. “Siamo di fronte a un’urgenza sociale che tocca nel profondo il tessuto del nostro Paese”, dicono i coordinatori del Patto. “Oggi il peso dell’assistenza poggia in gran parte sulle spalle delle famiglie. Sono loro ad affrontare un sistema ancora frammentato e spesso distante dalle necessità quotidiane”. La scelta, insomma, è tra un welfare dell’emergenza e un investimento sul futuro. E il banco di prova è la prossima manovra.
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