I progressi di un progetto avviato nel 2019 nel reparto di Geriatria dimostrano come una bambola migliori la relazione di cura
Prosegue con risultati incoraggianti all’ospedale Santo Stefano di Prato il progetto di Doll Therapy. Una terapia non farmacologica introdotta nel 2019 all’interno della struttura di Geriatria per supportare i pazienti ricoverati con deterioramento cognitivo. Il contatto visivo e tattile favorisce la costruzione di una relazione empatica, capace di richiamare il gesto dell’accudimento, evocare ricordi, emozioni e sentimenti positivi, oltre a offrire compagnia e sicurezza. L’iniziativa è ormai parte integrante dell’attività assistenziale del reparto e punta a migliorare il benessere emotivo delle persone fragili, riducendo stati di ansia, agitazione e il rischio di delirium nei pazienti con demenza.
Cos’è la Doll Therapy e come funziona
La Doll Therapy (‘terapia con le bambole’) è utilizzata in ambito geriatrico e neuropsichiatrico. Consiste nell’affidare a una persona con demenza avanzata o moderata una bambola dalle caratteristiche specifiche: peso contenuto, corpo morbido, fattezze realistiche ma non infantili. Dettagli pensati per stimolare il tatto e la vista. L’obiettivo è attivare istinti di accudimento – tenere in braccio, cullare, parlare dolcemente – che riducono l’agitazione psicomotoria e favoriscono una sensazione di calma e scopo. La terapia è nata alla fine degli anni Novanta per mano della psicoterapeuta svedese Britt Marie Egedius Jakobsson che ha realizzato la prima bambola “speciale”, chiamata “Empathy Doll”. Una necessità nata per stimolare suo figlio autistico. Da questa esperienza personale ha sviluppato la terapia che si è gradualmente diffusa negli Stati Uniti e in Australia negli anni Ottanta, poi applicata anche ai pazienti con demenza.
Quattro bambole terapeutiche
Attualmente il reparto di Geriatria del Santo Stefano dispone di quattro bambole terapeutiche realizzate secondo le linee guida internazionali, progettate per favorire l’interazione attraverso caratteristiche specifiche come corpi morbidi, aspetti differenti e dettagli studiati per offrire un’esperienza rassicurante e personalizzata. Le bambole vengono consegnate direttamente al letto del paziente, che può tenerle con sé per tutta la durata della degenza. Il contatto visivo e tattile favorisce infatti la creazione di una relazione empatica che richiama il gesto dell’accudimento e può evocare ricordi, emozioni e sensazioni positive. La Doll Therapy viene praticata principalmente in strutture ospedaliere specializzate, RSA, centri diurni per anziani e in ambito domiciliare. A Prato, l’iniziativa è attiva dal 2019 e ha coinvolto decine di pazienti con diagnosi di Alzheimer e altre forme di demenza.
Più dialogo con familiari e operatori
L’esperienza di questi anni mostra come la Doll Therapy favorisca il recupero della calma, migliori l’interazione con il personale sanitario e faciliti il dialogo con i familiari. “La prosecuzione e la longevità del progetto confermano l’impegno della struttura nel promuovere interventi non farmacologici capaci di migliorare l’esperienza di cura delle persone anziane e delle loro famiglie”. Queste le parole di Donatella Calvani, a capo del reparto geriatrico. Dello stesso avviso anche la coordinatrice infermieristica Mary Chiti: «La Doll Therapy è un importante complemento all’assistenza tradizionale perché mette al centro la persona e i suoi bisogni relazionali ed emotivi». Dalle osservazioni cliniche raccolte in reparto emerge una riduzione significativa dei picchi di agitazione serale (il cosiddetto “sundowning”). Ma anche un minor ricorso a farmaci ansiolitici e una maggiore partecipazione alle attività di gruppo. I familiari riferiscono un miglioramento dell’umore del congiunto e un aumento dei momenti di comunicazione non verbale.
Continuità terapeutica anche dopo le dimissioni
Un aspetto distintivo del modello Santo Stefano è la possibilità di proseguire il percorso anche dopo la dimissione, accompagnando il paziente nel ritorno a casa e garantendo continuità al supporto già avviato durante il ricovero. Laddove le condizioni lo consentono, la famiglia ottine la bambola terapeutica in comodato d’uso. Con un percorso di formazione minima per evitare fraintendimenti o resistenze culturali. La Doll Therapy non sostituisce le terapie farmacologiche né l’assistenza infermieristica, ma si affianca a esse come strumento relazionale a basso costo e senza effetti collaterali. La prima struttura in Italia a utilizzarla è stata nel 2018 la Geriatria dell’ospedale Molinette di Torino. Ad oggi esistono esperienze simili a Bologna, Firenze e in alcune RSA della Lombardia.
credit foto: Azienda Usl Toscana Centro
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