La partecipazione dell’Iran resta in bilico tra geopolitica e regolamenti FIFA. Gli azzurri guardano da lontano, sperando in uno scenario ancora tutto da scrivere.
Iran ai Mondiali: Infantino dice sì, Teheran aspetta
La storia è semplice, ma gli intrecci no. L’Italia non si è qualificata per i Mondiali 2026 e da allora tiene gli occhi puntati su un altro continente, precisamente su Teheran. Perché se l’Iran dovesse rinunciare a partecipare alla rassegna iridata, si aprirebbe uno spiraglio. Piccolo, stretto, ma uno spiraglio.
Negli ultimi giorni, però, quello spiraglio si è fatto ancora più sottile. Il presidente della FIFA Gianni Infantino ha dichiarato pubblicamente che l’Iran parteciperà “sicuramente” ai Mondiali 2026. E lo ha detto con una certa chiarezza: i giocatori vogliono giocare, si sono qualificati sul campo, e lo sport dovrebbe restare fuori dalla politica.
Sulla stessa lunghezza d’onda il commissario tecnico della nazionale iraniana Amir Ghalenoei, che all’agenzia tedesca Dpa ha detto di non vedere motivi ostativi alla partecipazione. In casa iraniana, però, la situazione non è ancora del tutto risolta.
La questione sicurezza
Il problema non è tanto la volontà calcistica, quanto quella politica. Il governo iraniano non ha ancora preso una posizione definitiva e attende una risposta ufficiale dalla FIFA sulla richiesta di spostare le partite del Gruppo G dagli Stati Uniti al Messico. Una richiesta motivata da ragioni di sicurezza: Teheran vuole garanzie concrete per i propri atleti, sia dentro gli stadi sia fuori, per l’intera durata del soggiorno negli USA.
La risposta della FIFA è già arrivata, ed è negativa: le partite non si sposteranno dalle sedi originari. A confermarlo è stata anche la presidente messicana Claudia Sheinbaum, che ha spiegato come ragioni logistiche abbiano reso impraticabile qualsiasi modifica al calendario. L’Iran, quindi, se vorrà partecipare dovrà giocare il suo esordio il 15 giugno contro la Nuova Zelanda a Los Angeles, poi contro il Belgio nella stessa città il 21 giugno, e infine affrontare l’Egitto a Seattle il 26 giugno. Per ora, non ci sono alternative.
Dal punto di vista regolamentare, la posizione della FIFA è solida: l’Iran si è qualificato il 25 marzo 2025, e quella qualificazione è un diritto acquisito che non può essere cancellato per ragioni geopolitiche. L’esclusione di una federazione può avvenire solo tramite provvedimenti formali basati su violazioni statutarie, e ad oggi nessun procedimento del genere è stato avviato contro l’Iran.
L’unico precedente recente di esclusione politica (quello della Russia nel 2022) fu un atto straordinario e deliberatamente eccezionale. Ripeterlo sarebbe complicato, e la FIFA non sembra avere alcuna intenzione di farlo.
L’idea suggestiva del super playoff
Eppure il nome dell’Italia continua a circolare. In ballo c’è l’ipotesi di un super playoff intercontinentale a quattro squadre, da disputare negli Stati Uniti a ridosso dell’inizio dei Mondiali, qualora si liberasse un posto. Il meccanismo prevederebbe la partecipazione di due nazionali europee tra quelle con il ranking più alto tra le escluse (Italia e Danimarca le candidate) e due asiatiche, con semifinali e finale secca per l’ultimo biglietto disponibile.
L’Italia ci sarebbe automaticamente: occupa il dodicesimo posto nel ranking FIFA, il più alto tra le squadre rimaste fuori. E c’è anche un precedente che rende l’ipotesi meno fantasiosa di quanto sembri; che però riguarda la prima edizione del Mondiale per Club organizzato negli USA. L’esclusione del León portò a uno spareggio tra Club América e Los Angeles FC in tempi rapidi, dimostrando come la FIFA sia in grado di organizzare soluzioni straordinarie in poco tempo.
Ma è giusto essere chiari: questo scenario è ancora lontanissimo dalla realtà. Il percorso più logico, in caso di forfait iraniano, porterebbe a una sostituzione interna alla confederazione asiatica. Gli Emirati Arabi Uniti sarebbero i principali candidati, eliminati proprio dall’Iraq nel percorso di qualificazione.
Cosa dice il regolamento e quando si decide
L’articolo 6.7 del regolamento della fase finale del Mondiale 2026 stabilisce che, se una federazione si ritira o viene esclusa, la FIFA decide a sua esclusiva discrezione come procedere, e può rimpiazzarla con un’altra nazionale. È l’unico appiglio normativo su cui l’Italia può fare affidamento. Una clausola che lascia tutto aperto, ma che non obbliga la FIFA a seguire criteri di ranking o di merito sportivo. Gianni Infantino, in sostanza, ha carta bianca.
Sul fronte delle scadenze, due date sono da tenere a mente: il 30 aprile, quando la FIFA dovrebbe rendere ufficiale l’elenco definitivo delle 48 nazionali partecipanti, e il 12 maggio, un mese prima del fischio d’inizio. Più ci si avvicina al torneo, più si restringe la finestra per qualsiasi soluzione alternativa. E fino a quando l’Iran non comunicherà formalmente il ritiro o non sarà oggetto di un provvedimento di esclusione, la FIFA non ha alcun obbligo di aprire un nuovo dossier.
L’Italia aspetta
C’è qualcosa di peculiare in questa situazione: una nazionale che dopo aver fallito la qualificazione si ritrova a sperare che la geopolitica faccia quello che il pallone non è riuscito a fare. È uno scenario che appartiene più alla cronaca internazionale che a quella sportiva. Le possibilità dell’Italia sono reali sul piano normativo, ma esili su quello pratico. Richiederebbero il ritiro dell’Iran e poi una scelta precisa della FIFA, che dovrebbe optare per una soluzione complessa e intercontinentale invece di percorrere la via più semplice e diretta. Due condizioni difficili, da verificarsi entrambe.
Eppure, nessuno può davvero chiudere la porta. L’Italia è fuori, sì. Ma la partita, quella vera, si sta ancora giocando altrove.
Credit foto: Marco Iacobucci Epp/Shutterstock.com
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