Uno studio australiano ha misurato l’impatto dei video di fitness e integratori sui giovani uomini. Cala la soddisfazione per il proprio corpo, cresce il desiderio di prodotti per la massa muscolare. Il meccanismo è sottile ma rapido.
Tre minuti di scorrimento e l’immagine di sé cambia
Centottanta secondi: è il tempo sufficiente perché una sequenza di video su TikTok modifichi la percezione che un giovane uomo ha del proprio corpo. È quanto emerge da uno studio sperimentale condotto dalla Flinders University in Australia e pubblicato sulla rivista scientifica Body Image. La ricerca è tra i primi lavori a testare in modo controllato gli effetti immediati di questo tipo di contenuti su un campione significativo di giovani maschi.
A 282 ragazzi di età compresa tra i 17 e i 30 anni sono stati mostrati tre minuti di video tratti dal social network, suddivisi in tre gruppi. Chi ha guardato contenuti di fitness, chi ha visto promozioni di integratori alimentari e chi, nel gruppo di controllo, ha assistito a video su viaggi e destinazioni turistiche.
Prima e dopo la visione, i partecipanti hanno risposto a questionari sulla soddisfazione per il proprio corpo, la propria alimentazione, il proprio allenamento e sull’intenzione di ricorrere a sostanze per lo sviluppo muscolare.
Cosa succede dopo i video “idealizzati”
Chi aveva guardato contenuti di fitness o di integratori ha riportato una soddisfazione significativamente inferiore rispetto al gruppo che aveva visto i video di viaggio. Minore soddisfazione per la propria forma fisica, per la propria alimentazione, e al tempo stesso maggiore interesse verso la creatina, integratore ampiamente diffuso tra chi vuole aumentare la massa muscolare. I video di fitness si sono rivelati addirittura più influenti di quelli dedicati esplicitamente agli integratori: non solo riducevano la soddisfazione per il proprio allenamento, ma spingevano in misura ancora maggiore verso il desiderio di cercare prodotti che promettessero risultati più rapidi.
La spiegazione, secondo i ricercatori, passa dal confronto sociale. Gli uomini che si paragonavano ai corpi mostrati nei video riportavano livelli di insoddisfazione più alti e una propensione più marcata verso gli integratori. Nella ricerca si riscontra come questo meccanismo venga spesso sottovalutato: quando il termine di paragone è irrealistico o eccessivamente idealizzato, l’impatto sul benessere non è trascurabile.
E su piattaforme ad alto contenuto visivo come TikTok, il confronto è praticamente automatico, quasi inevitabile.
L’ossessione per i muscoli
Se per le donne il modello fisico dominante trasmesso dai media è spesso quello della magrezza estrema, per gli uomini l’ideale che circola sui social è diverso: una silhouette a forma di “V”, con spalle larghe, petto sviluppato, braccia muscolose e bassa percentuale di grasso corporeo. Un modello altrettanto irrealistico, altrettanto irraggiungibile per la stragrande maggioranza delle persone, ma presentato come il risultato naturale di una corretta routine di allenamento e della giusta integrazione.
Questo tipo di contenuto non è innocuo. La letteratura scientifica già documentava da tempo la correlazione tra esposizione ripetuta a corpi ipermuscolosi e quello che in psicologia viene definito “disturbo di dismorfismo muscolare”; una condizione in cui la persona è convinta di non essere mai abbastanza muscolosa, indipendentemente dalla propria effettiva forma fisica.
Lo studio della Flinders University aggiunge ora un dato nuovo: bastano pochi minuti di esposizione per innescare, almeno nell’immediato, questi meccanismi psicologici.
Chi è più a rischio
Gli effetti osservati nello studio non erano uniformi tra tutti i partecipanti. I giovani con una forte “spinta verso la muscolosità”, ovvero con un desiderio già consolidato di sviluppare la massa muscolare, mostravano reazioni più intense. Erano più inclini a sentirsi insoddisfatti della propria alimentazione e a esprimere interesse verso sostanze come gli steroidi anabolizzanti androgeni, non solo verso integratori di largo consumo come la creatina.
Ciò suggerisce che l’esposizione a contenuti idealizzati non agisce in modo neutro su tutti, amplifica tendenze preesistenti, rendendo chi è già vulnerabile ancora più esposto.
Tuttavia, il problema non riguarda il tempo totale trascorso davanti allo schermo, ma la qualità ripetuta dell’esposizione. Corpi ipermuscolosi, promozione sistematica di integratori, consigli di allenamento in stile “steroid” (con volumi di lavoro esagerati, ndr.) sono presentati come normali e accessibili.
La ricerca ha sottolineato anche un meccanismo indiretto: i video di consigli sull’allenamento possono far percepire ai ragazzi di non essere all’altezza senza una serie di prodotti aggiuntivi, anche quando questa necessità non è esplicitamente dichiarata.
Informarsi sì, ma con occhio critico
I ricercatori tengono a precisare che non tutti i contenuti relativi al fitness o agli integratori sono dannosi. Fare esercizio fisico, seguire un’alimentazione equilibrata, informarsi sulla nutrizione sportiva: sono tutte attività legittime e positive. Il punto è la qualità del filtro con cui si consumano certi contenuti. Quando un video promette trasformazioni rapide, mostra fisici irraggiungibili come standard e minimizza i rischi legati all’uso di determinate sostanze, non sta informando: sta vendendo un’illusione.
Da qui, secondo gli autori dello studio, emerge la necessità di sviluppare programmi educativi dedicati all’alfabetizzazione mediatica, soprattutto tra i più giovani. Saper riconoscere un contenuto idealizzato, distinguere tra promozione e informazione e capire che un algoritmo tende a mostrare sempre di più ciò che già piace sono competenze che oggi mancano e che potrebbero fare una differenza concreta.
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