Nel 2025 la spesa per l’assistenza agli anziani ha superato quella per i figli nei piani welfare dei lavoratori. I dati di Coverflex fotografano un’Italia che invecchia e ridisegna le sue priorità economiche.
La cura degli anziani costa più dei figli
Qualcosa di inedito è successo nei bilanci delle famiglie italiane. Nel 2025, per la prima volta, la spesa destinata all’assistenza di genitori e nonni ha superato quella per i figli. Il 54% delle risorse allocate alla voce “famiglia” nei piani welfare dei lavoratori va oggi verso l’assistenza agli anziani, contro il 44,6% destinato alla cura dei figli a carico. Lo certifica un’analisi del Centro Studi di Coverflex, condotta su un campione di oltre 65.000 lavoratori italiani. L’inversione è la traduzione numerica di un cambiamento demografico che l’Italia porta avanti da decenni e che ora inizia a pesare in modo diretto sui conti di casa.
Il Paese ha oggi quasi 15 milioni di cittadini over 65 un’età mediana di 49,1 anni, oltre quattro anni in più rispetto alla media europea. Gli ultra-ottantenni, 4,6 milioni, superano ormai il numero dei bambini sotto i dieci anni. La piramide demografica si è capovolta nel giro di un quarto di secolo, e le famiglie italiane ne stanno pagando le conseguenze giorno per giorno.
La “generazione sandwich” non è più un’eccezione
C’è un fenomeno che i sociologi hanno chiamato da tempo “generazione sandwich”. Si tratta di quella fascia di lavoratori, tendenzialmente tra i quaranta e i cinquantacinque anni, che si trova a sostenere economicamente sia i figli che i genitori anziani.
Per anni è stata descritta come una condizione di minoranza, un caso limite; ma non è più così. Assistere un genitore anziano è diventato un impegno strutturale, spesso imprevisto nella sua durata e nel suo costo. Chi si trova in questa situazione destina mediamente circa 4.350 euro all’anno del proprio piano welfare all’assistenza dell’anziano di famiglia. Una cifra che supera nettamente quanto viene speso per l’educazione dei figli. Voce che pure è cresciuta: da 1.968 euro nel 2024 a 2.249 euro nel 2025, con un aumento del 14% su base annua.
Il welfare aziendale copre i vuoti del sistema pubblico
C’è però un aspetto che i numeri di Coverflex mettono in luce con particolare chiarezza, e che riguarda le crepe del sistema di protezione sociale italiano.
Dei lavoratori che utilizzano il proprio welfare aziendale per pagare l’assistenza a un genitore anziano, solo uno su cinque riesce a dichiarare quel familiare come “a carico” secondo i criteri fiscali vigenti. Gli altri quattro su cinque non soddisfano i requisiti formali per nessun riconoscimento ufficiale, eppure affrontano spese reali, ogni mese. Vengono definiti gli “invisibili del welfare”: persone che il sistema non vede, ma che i dati aziendali registrano con precisione. Il welfare aziendale sta quindi diventando qualcosa di diverso rispetto a ciò che era fino a pochi anni fa. Non è più un insieme di benefit aggiuntivi, un lusso contrattuale per i dipendenti più fortunati. Sta diventando uno strumento di sopravvivenza economica, una compensazione reale rispetto a bisogni che il welfare pubblico non riesce ad intercettare.
Per il centro studi Coverflex il problema non è tanto la quantità di welfare offerto, ma la sua capacità di rispondere ai bisogni concreti delle persone. Un punto di vista che trova riscontro anche in un dato di contesto. La spesa media per anziano da parte dei Comuni italiani è scesa, tra il 2012 e i dati più recenti, da 107 a 93 euro annui, con differenze territoriali enormi. Si va dai 174 euro pro capite del Nord-Est ai 40 euro del Sud.
Un’economia che vale già un terzo del Pil italiano
Il fenomeno, però, non è solo un problema sociale. Perché la cosiddetta “economia della longevità”, il complesso di beni e servizi generati dai bisogni di una popolazione che invecchia, vale in Italia già oggi circa un terzo del Prodotto interno lordo ed è destinata a crescere.
Secondo uno studio della Oxford Economics, la Silver Economy europea valeva 4.300 miliardi di euro già nel 2015 e potrebbe raggiungere i 6.400 miliardi entro il 2026, con la creazione di decine di milioni di posti di lavoro. Per l’Italia, le proiezioni indicano un trasferimento di ricchezza intergenerazionale di circa 1.700 miliardi di euro nel prossimo decennio, buona parte del quale sarà destinato non ai consumi dei giovani, ma a finanziare la seconda età adulta di chi lo riceve: assistenza domiciliare, cure sanitarie, adattamento delle abitazioni.
A fronte di tutto questo, solo il 31% dei lavoratori italiani si dichiara soddisfatto del proprio pacchetto welfare aziendale. Un numero che mostra quanto strada ci sia ancora da percorrere tra l’offerta disponibile e i bisogni reali di chi lavora e, al tempo stesso, accudisce.
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