Una ricerca americana rivela che le scelte alimentari quotidiane sono il segreto per una vita lunga e in salute
Se la longevità dipende in parte dalla genetica, il cibo gioca comunque un ruolo cruciale. Un nuovo studio ha analizzato le abitudini alimentari dei “figli d’arte” — discendenti di centenari americani — rilevando una qualità della dieta decisamente superiore rispetto alla media dei coetanei. Il loro menù abituale prevede, infatti, abbondanti porzioni di frutta, verdura a foglia verde e pesce, a fronte di un consumo molto ridotto di zuccheri aggiunti e cereali raffinati. Tuttavia, anche tra questi “campioni di salute” emergono dei punti deboli: il consumo di legumi e cereali integrali risulta infatti ancora troppo basso. Questa ricerca traccia una nuova rotta per comprendere come una corretta alimentazione possa potenziare la resistenza naturale ereditata dai genitori, favorendo un invecchiamento in salute.
Lo studio
I ricercatori della hanno analizzato le abitudini alimentari di 457 discendenti di centenari. I risultati, raccolti tra il 2005 e gli anni seguenti, aiutano a capire concretamente come vivere più a lungo non sia una questione di privilegi genetici per pochi eletti. La maggior parte dei partecipanti aveva un’età media di poco più di settanta anni, un range che andava dai quarantacinque ai novanta. Non erano sedentari ma persone ancora attive, che ricordavano bene cosa mangiavano e come cucinano in famiglia. Proprio per questo, i dati forniti sono credibili e replicabili nella vita reale. Studi precedenti avevano già osservato nei figli dei centenari vantaggi biologici significativi. Mostrano infatti tassi decisamente più bassi di infarto, ictus e altre patologie tipicamente associate all’invecchiamento. Tutte in grado di influenzare sensibilmente la capacità di vivere più a lungo.
Il menù della longevità
Dallo studio non sono però emerse ricette segrete per vivere più a lungo. I figli dei centenari tendono semplicemente a fare scelte note a tutti: mangiano molta frutta, verdura a foglia verde, pesce con una certa regolarità. Sono parchi con lo zucchero aggiunto e i cereali raffinati, ma non in modo ossessivo. La loro dieta nel complesso non era perfetta ma mostrava punteggi leggermente superiori rispetto alle medie nazionali americane in quattro indicatori ben precisi: la salute generale complessiva, la prevenzione delle malattie croniche, la salute cognitiva e persino l’impatto ambientale dei loro consumi. Quello che spicca davvero è come strutturavano le loro proteine. Quando sceglievano di mangiare carne la preferivano poco processata, e il pesce appariva sulle loro tavole con frequenza. I legumi, la frutta secca, le noci – alimenti considerati fondamentali per la salute – erano parte della loro routine quotidiana.
Un dato sorprendente
Nonostante tutto, anche questi depositari di buone abitudini alimentari non raggiungevano i livelli consigliati per alcuni alimenti specifici. I cereali integrali, ad esempio, o i legumi nella loro completezza, la frutta secca a guscio e i prodotti a base di soia. Categorie di cibo che l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda esplicitamente per ridurre il rischio di malattie croniche. Questo dettaglio suggerisce che anche le famiglie più fortunate dal punto di vista genetico potrebbero fare meglio per vivere più a lungo. La longevità, infatti, non è uno scudo totale che permette di ignorare le raccomandazioni mediche.
Il ruolo dell’educazione
Un’altra osservazione dallo studio merita attenzione particolare. Tra i fattori che influenzano la qualità della dieta, il livello di istruzione ha mostrato un’influenza notevolissima. Le persone più colte tendevano sistematicamente a fare scelte alimentari migliori su tutti gli indicatori misurati. Non è una coincidenza. Una maggiore consapevolezza, la capacità di comprendere le informazioni nutrizionali, l’accesso a risorse educative sulla salute. Sono tutti elementi che giocano un ruolo reale e tangibile. Non basta avere alimenti buoni disponibili al mercato; bisogna che le persone sappiano riconoscerli, capiscano perché dovrebbero sceglierli, e abbiano la possibilità economica di farlo.
Il modello europeo per una vita più lunga
I risultati dello studio sono compatibili con i dati sull’aspettativa di vita europei. Nel Continente, infatti, quest’ultima è già superiore alla media mondiale: 81,7 anni secondo i dati del 2024. L’Italia e la Svezia guidano questa classifica con 84,1 anni, seguite dalla Spagna con 84,0 anni. Questi numeri riflettono, almeno in parte, l’eredità di modelli alimentari mediterranei e scandinavi che enfatizzano proprio gli elementi che lo studio americano identifica come positivi: verdure fresche, pesce, grassi sani da olii vegetali. All’altro capo dello spettro, paesi come Bulgaria, Romania e Lettonia mostrano aspettative di vita inferiori, spesso collegate a scelte alimentari meno consapevoli e a fattori socioeconomici che limitano l’accesso a cibi di qualità superiore.
TUTTE LE ULTIME NOTIZIE SU SPAZIO50.ORG
© Riproduzione riservata
