Gli italiani possiedono più vetture private di chiunque in Europa, con il 70% delle famiglie che ne ha almeno una. L’Istat evidenzia il boom storico e il divario con i treni, nonostante una rete ferroviaria estesa.
L’Italia ha più auto che qualsiasi altro Paese europeo. Un dato che non sorprende chi attraversa le periferie di Napoli o si muove nell’hinterland milanese, ma che i numeri rendono ancora più netto: oltre 700 vetture ogni mille abitanti, il 70% delle famiglie con almeno un’auto in garage. La media europea si ferma al 57,8%. Francia, Germania e Spagna non superano il 60%.
A fotografare questo primato è il report Istat “Lo sviluppo dei trasporti e delle comunicazioni“, che ricostruisce 65 anni di storia della mobilità italiana. Nel 1961 le auto erano meno di 50 ogni mille abitanti. Nel pieno del boom economico, dieci anni dopo, avevano già superato quota 200. Nel 1991 erano 500: nel 2024 hanno varcato le 700 unità.
Una corsa iniziata negli anni Sessanta
La crescita accelera quando l’auto smette di essere un privilegio e diventa uno status symbol per operai e impiegati. Da 4,8 milioni di vetture nel 1961 si arriva a oltre 42 milioni nel 2024, con picchi negli anni Ottanta quando il parco circolante cresceva del 4% l’anno. Oggi il conto è di 39,7 milioni di autovetture e 4,5 milioni di motocicli.
Il confronto con i grandi vicini europei è di impatto: Germania e Francia si fermano rispettivamente a 580 e 550 auto ogni mille abitanti. E questo nonostante l’Italia abbia attraversato crisi petrolifere (nel 1973, quando le vendite calarono del 2%), embargo e pandemia (2020: -28% di immatricolazioni).
Il rimbalzo post-Covid è stato però rapido e sostenuto: +23% nel 2021, trainato da incentivi statali per 6 miliardi di euro. Nel 2025 si è aggiunta una nuova variabile: le importazioni cinesi, che hanno conquistato il 15% del mercato.
Una rete ferroviaria estesa, ma poco frequentata
Il paradosso italiano sta tutto in un confronto. L’Italia ha una rete ferroviaria di 3,7 km ogni mille chilometri quadrati di territorio, sopra la media Ue di 2,1 km e dietro solo a Francia (4,3) e Spagna (6,3). Eppure la domanda di trasporto su rotaia rimane contenuta: 55 miliardi di passeggeri-chilometro l’anno, contro i 107 della Francia e i 109 della Germania.
I dati Istat chiariscono il perché. L’alta velocità copre 1.000 km e collega dieci grandi città, ma per gli spostamenti casa-lavoro il 65% dei pendolari sceglie l’auto.
Solo il 7% degli italiani usa il treno quotidianamente, contro una media europea del 12%. La rete ferrata si estende per 16.700 km totali, ma nelle città l’auto domina ancora: 400 vetture ogni mille abitanti a Milano e Roma, 750 al Sud.
Perché l’auto non si tocca
Le ragioni sono sia culturali che strutturali. Nelle zone rurali, dove i treni arrivano poco e i bus ancora meno, l’auto non è un’opzione ma una necessità. Il 40% degli spostamenti brevi, secondo Istat, avviene comunque in vettura. Nelle periferie di Torino o Napoli il 75% delle famiglie ne ha due.
Sul fronte delle vendite, i modelli cinesi a basso costo (Chery e BYD tra i più citati nel report) hanno quintuplicato la loro quota in due anni, passando dal 5% del 2023 al 15% del 2025, con prezzi sotto i 20.000 euro. Le auto elettriche restano ancora una nicchia: il 4,5% del totale, anche se in crescita del 30% annuo. Gli incentivi statali da 8.000 euro a veicolo procedono lentamente: l’anno scorso sono state immatricolate 180.000 nuove EV.
Milano prova a cambiare rotta con un +15% nel car sharing nel 2025, ma il 62% degli automobilisti continua a guidare da solo. Le proiezioni Istat indicano 720 auto ogni mille abitanti entro il 2030, con un parco circolante che potrebbe toccare i 45 milioni. Un modello che resiste da decenni e che, almeno per ora, non sembra intenzionato a cedere.
Credit foto: columbo.photog/Shutterstock.com
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