Dal 13 maggio obbligatorio il badge digitale per i lavoratori nei cantieri del cratere sismico. Una misura che vale 28 miliardi di euro e quasi 10mila cantieri attivi, con l’obiettivo di contrastare lavoro nero e infiltrazioni criminali.
Badge di cantiere per il sisma 2016. Come funziona il sistema
Dal 13 maggio 2026 i cantieri della ricostruzione post-sisma del Centro Italia hanno un nuovo strumento obbligatorio: il badge digitale di cantiere. Lo hanno presentato il 6 maggio a Palazzo Montecitorio il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Calderone e il commissario straordinario di governo per il sisma 2016, Guido Castelli. All’iniziativa hanno partecipato anche il questore della Camera Paolo Trancassini e il presidente dell’Anac Giuseppe Busia.
Il badge non è un semplice tesserino identificativo. Il sistema registra chi entra in cantiere, a che ora, in quale lavorazione è coinvolto e a quale impresa appartiene. Funziona tramite lettura NFC o QR Code da dispositivi mobili e alimenta in tempo reale la piattaforma GE.DI.SI., quella già in uso per la gestione informatizzata della ricostruzione. Le timbrature aggiornano automaticamente il Settimanale di cantiere digitale, documento ufficiale che riepiloga su base settimanale tutte le presenze registrate. Le Edilcasse (enti nati per gestire i contratti collettivi di lavoro) curano l’emissione dei badge, gestiscono le banche dati e si coordinano con gli organi ispettivi. Due nuove figure operative presidiano il sistema nel cantiere: il Referente di cantiere e l’Addetto alla lettura del badge.
Il decreto commissariale n. 332 del 13 aprile 2026 ha ufficializzato il tutto. L’obbligo di adozione è graduale: dalla data del 13 maggio 2026 scatta per i cantieri con un valore complessivo dei lavori pari o superiore a 500mila euro. Poi si estende progressivamente agli altri nei 12, 24 e 36 mesi successivi, in base alla dimensione economica dell’intervento.
28 miliardi di euro e quasi 10mila cantieri attivi
Per capire perché questa misura è rilevante, serve leggere i numeri. Il cratere del sisma 2016 si estende su circa 8mila chilometri quadrati tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria ed è considerato il cantiere di ricostruzione più esteso d’Europa. Il valore complessivo dei lavori previsti è di 28 miliardi di euro. In questo momento sono attivi quasi 10mila cantieri di ricostruzione privata, mentre oltre 14.500 sono già stati conclusi. Le risorse concesse al momento superano 12,6 miliardi di euro e oltre 7,9 miliardi sono già stati liquidati: il 66% di queste erogazioni è avvenuto negli ultimi tre anni, segno di una accelerazione reale nella fase operativa.
Sul versante della ricostruzione pubblica, sono 3.730 gli interventi finanziati e sbloccati, con oltre l’80% attivato nel corso del 2023. Di questi, oltre 2.300 sono arrivati alla fase di progettazione e potrebbero avviare i lavori nel 2026, rientrando così nel perimetro di applicazione del badge digitale.
Negli ultimi tre anni le liquidazioni alle imprese sono passate da circa 800 milioni a 2 miliardi di euro l’anno, un ritmo che ha reso indispensabile rafforzare il presidio sulla legalità. Con un flusso di denaro pubblico così consistente, il rischio di irregolarità e infiltrazioni criminali diventa strutturale, non ipotetico.
Antimafia, lavoro nero e controlli
Nell’ultimo triennio i gruppi interforze antimafia delle Prefetture, coordinati dalla Struttura per la prevenzione antimafia del Viminale guidata dal prefetto Paolo Canaparo, hanno effettuato 105 accessi ispettivi ai cantieri e monitorato 270 operatori economici impegnati nella ricostruzione. Il sistema di vigilanza già esisteva, ma mancava uno strumento che rendesse i dati sulla presenza in cantiere immediatamente accessibili e verificabili dagli organi di controllo.
Il badge risponde a questa esigenza: collegando accesso, presenza e rapporto di lavoro in un flusso digitale unico, riduce le zone opache della filiera edilizia. Il commissario Castelli ha spiegato il rischio in modo diretto: “Attraverso il lavoro nero si pregiudica la qualità della sicurezza, si ricicla il denaro sporco». Il lavoro irregolare, in altre parole, non è solo una violazione dei diritti del singolo lavoratore, ma un canale attraverso cui la criminalità può inserirsi in un processo finanziato con decine di miliardi di euro pubblici. Il presidente dell’Anac Giuseppe Busia ha definito lo strumento «un elemento chiave e uno strumento essenziale per evitare le infiltrazioni”, aggiungendo che è anche “uno strumento di partecipazione per i cittadini che possono vedere quello che si sta facendo sul territorio”.
Il modello antimafia costruito nel cratere sismico ha già trovato applicazione in un altro contesto ad alta complessità: il ministro Piantedosi ha infatti ricordato che un sistema analogo è stato utilizzato per i cantieri delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.
Un modello destinato a diventare standard nazionale
L’introduzione del badge nel cratere del sisma 2016 non è pensata come una misura locale e temporanea. L’obiettivo è che diventi un modello replicabile a livello nazionale per il settore edile. La sperimentazione nel cratere serve a testare il sistema in condizioni reali e particolarmente complesse: cantieri privati, opere pubbliche, restauri di edifici storici e di culto, una filiera con un grado elevato di subappalto e frammentazione.
Il decreto commissariale prevede una fase di monitoraggio e analisi fino al 31 dicembre 2026, finalizzata a ottimizzare progressivamente il sistema prima di estenderlo.
Il percorso che ha portato al badge ha coinvolto, oltre alle istituzioni, le Casse edili, i sindacati e le organizzazioni datoriali del settore: tra questi Ance, Filca-Cisl, Feneal-Uil, Fillea-Cgil, Cna Costruzioni e Confartigianato Edilizia. Il risultato è uno strumento che nasce da un confronto tra le parti, non da un’imposizione calata dall’alto.
La base normativa è il Decreto-Legge n. 159/2025, reso strutturale dalla Legge n. 198 del 29 dicembre 2025, che ha introdotto misure sulla sicurezza nei cantieri edili. Il decreto commissariale n. 332/2026 ha reso operative queste norme nell’ambito specifico della ricostruzione post-sisma, anticipando quella che potrebbe diventare la norma generale per i cantieri italiani.
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