Un ospedale piemontese trasforma il gesto di gratitudine di un paziente in terapia per il benessere di pazienti e operatori
All’Ospedale S. Croce e Carle di Cuneo l’artista Angelo Ponti ha trasformato la riconoscenza in arte. Dopo un periodo di ricovero nella struttura ha infatti deciso di donare ventitré sue opere da appendere alle pareti dei corridoi che lo avevano accolto. È nato così “Arte in Corsia”, un progetto che segna una piccola rivoluzione nel modo di pensare gli spazi ospedalieri dedicati agli anziani. Le opere spaziano tra paesaggi del territorio cuneese, nature morte e scorci delle varie età della vita. Un percorso visivo che trasforma le pareti cliniche in qualcosa di vivo. Lo afferma la dottoressa Antonella Ligato, che ha seguito in prima persona il progetto. «È stata, afferma, una grande emozione vedere quanto interesse e benessere ha generato questa esposizione. Oltre a regalare un momento di serenità e a rendere la degenza più piacevole, i quadri svolgono anche una funzione pratica importante: facilitano l’orientamento degli anziani nel raggiungimento della propria stanza».
Uno spazio che cura prima ancora di essere toccato
L’idea che l’ambiente fisico influenzi il benessere dei pazienti non è nuova, ma fatica ancora a farsi largo nella pratica quotidiana degli ospedali italiani. Eppure il Ministero della Salute e la ricerca scientifica internazionale concordano da anni su un punto: la presenza di elementi artistici ed estetici all’interno delle strutture sanitarie produce effetti misurabili. Riduce i livelli di ansia, attenua la percezione del dolore, rende più sopportabile l’attesa. E non parliamo solo dei pazienti: anche il personale lavora meglio, con meno stress, in un ambiente non più spersonalizzato. Il S. Croce e Carle di Cuneo aveva già esplorato questo territorio, grazie alla collaborazione con l’associazione “Art en Ciel” di Caraglio, i cui artisti avevano allestito esposizioni a rotazione in più reparti, cambiando le opere ogni due o tre mesi. “Arte in Corsia” si inserisce in questa tradizione e la amplia, portando la dimensione estetica là dove la fragilità è forse più acuta: tra gli anziani ricoverati, spesso disorientati o soli.
L’arteterapia per anziani: molto più di un passatempo
Del resto l’arteterapia ha alle spalle una letteratura scientifica che ne supporta l’efficacia verso l’universo della terza età in modo convincente. Nel 2025, la rivista Nature ha pubblicato i risultati di uno studio su un intervento chiamato “CrEAS AC”, dedicato a persone anziane con demenza lieve o moderata e ai loro caregiver. Il metodo prevedeva laboratori creativi fondati sulla narrazione condivisa e sulla produzione artistica, confrontati con un gruppo di controllo che riceveva un supporto sociale più generico. Impiegare l’arteterapia con gli anziani ha ridotto sintomi come agitazione, irritabilità e disturbi del sonno, migliorando la qualità della vita e la capacità di comunicare. Ma c’è di più: anche i familiari che li assistevano hanno riportato una diminuzione del senso di carico e di stress, con una maggiore sensazione di coinvolgimento positivo. C’è poi una meta-analisi pubblicata nel 2023, che ha passato al vaglio diverse forme di intervento creativo — dalla pittura alla calligrafia, fino ai laboratori espressivi più strutturati — confermando i benefici su cognizione, relazione e gestione dei disturbi comportamentali nelle persone anziane con demenza.
Arteterapia come strumento di cura
Fuori dal linguaggio tecnico, l’arteterapia lavora sulla memoria, sull’umore, sul senso di identità. Aiuta a contrastare la depressione, l’ansia, quella solitudine silenziosa che spesso accompagna la vecchiaia nelle sue forme più difficili. Rafforza la fiducia in se stessi e riapre canali di comunicazione che il declino cognitivo aveva cominciato a chiudere. La dottoressa Ligato intende espandere l’iniziativa: «La nostra volontà è trasformare questa iniziativa da episodica a sistemica, esportandola in altre aree dell’ospedale, come la Sala d’Attesa». Intanto l’esposizione di Ponti resterà visibile fino a al mese di luglio. Pazienti, familiari, operatori potranno vederla liberamente nel corso delle loro giornate, senza appuntamenti né biglietti, perché la cura può anche partire dagli ambienti e dall’arte.
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