Jannik conquista il suo primo torneo Master 1000 sulla terra rossa e si riporta in testa alla classifica ATP. Perché non è un trionfo qualsiasi.
Sinner, un trionfo su terra rossa
Solo alla fine Jannik Sinner rilascia la tensione. Il suo “arci-rivale” Carlos Alcaraz, lo spagnolo con cui si contende da qualche anno il primato nel tennis mondiale, l’altra metà di un dualismo sportivo cavalleresco e già storico, ha appena sparato lungo l’ultimo diritto della partita. Sinner si piega sulle ginocchia e si aggrappa alla racchetta, lo “strumento” che maneggia in maniera sempre più impeccabile e che gli ha regalato un altro record.
In un giorno solo, al termine di un’altra domenica da campione, si è preso di nuovo la vetta della classifica ATP, quella che certifica il tennista “numero uno al mondo”, e il primo Master 1000 sulla terra rossa. A Montecarlo, dove è residente, ha sfatato l’ultimo santuario inviolabile di Carlos Alcatraz, che sulla terra rossa aveva fin qui dominato (specie nel 2025) e vinto, seppure al cardiopalma, anche contro di lui.
Il tabù del Roland Garros
La beffa della finale del Roland Garros dello scorso anno, persa dopo ore di battaglia, sul filo di lana quando sembrava sul punto di vincerla, poteva rappresentare un trauma; e invece Sinner ne ha fatto, come già altre volte, il punto di partenza per alzare l’asticella, spingere un po’ più in là il suo limite.
Era reduce dal Sunshine Double (la vittoria in infilata dei Master 1000 di Indian Wells e Miami), ma ha voluto a tutti i costi partecipare al torneo monegasco. “Per vedere com’è giocare e ritirarmi a casa mia, a dormire nel mio letto”, aveva scherzato in conferenza stampa.
Il repertorio completo per battere Alcaraz
È arrivato in finale lasciando agli avversari un solo set e sciorinando un repertorio ormai completo anche sulla terra rossa, superficie più lenta dell’amato cemento. Ha fustigato i contendenti con servizi efficacissimi, dritti e rovesci a sventagliare il campo, indovinando angoli impossibili, volée chirurgiche e perfino fantasiose palle corte (il suo punto debole, secondo i detrattori).
Contro Alcatraz ha vinto una finale “sporca”, intralciata dal forte vento e condizionata dagli errori di entrambi, ma soprattutto ha esibito un gioco intelligente e vario, capace di contrastare il repertorio dello spagnolo, che sulla terra rossa è cresciuto e ne conosce, per talento e abitudine, tutte le sfumature. Dopo la vittoria in due set (7-6 al tie-break e 6-3), un lungo, caloroso abbraccio col rivale ha sancito l’ennesimo traguardo della carriera di Sinner, capace di conquistare quattro Master 1000 di fila (aveva cominciato a novembre del 2025 col torneo di Parigi) come solo Rafael Nadal e Novak Djokovic prima di lui.
Con Djokovic divide anche il record della vittoria a Montecarlo dopo l’accoppiata Miami-Indian Wells.
Il dominio “Sincaraz”
Archiviato il dominio dei cosiddetti “Big Three” (Djokovic, Nadal e Roger Federer) sembrava improbabile che il tennis dovesse vivere così rapidamente un’altra epoca di dominio assoluto da parte di un pugno di giocatori nettamente superiori ai loro avversari. Invece è accaduto, e per giunta con una coppia. Nessun terzo incomodo sembra, almeno al momento, poter stabilmente contrastare il dominio del “Sincaraz”, il curioso neologismo già coniato dagli osservatori per indicare la simbiosi sportiva e umana dei nuovi titani del tennis.
Giovani, diversi fisicamente e caratterialmente, uguali per capacità di portare il gioco a un livello di potenza, velocità, intensità, precisione al quale nessun altro sembra oggi in grado di avvicinarsi. Dopo Montecarlo Jannik Sinner si è messo un passo avanti sfoggiando, oltre alla risaputa forza mentale, il talento forse più importante di tutti: quello di evolversi costantemente, di aggiungere tasselli al suo gioco e di perfezionarlo. Il sorriso arguto e sornione di fine match parlava soprattutto di questa consapevolezza.
Ma Sinner sembra ormai consapevole anche del ruolo di simbolo dello sport italiano che ha assunto: lo prova la convinzione (unita alla solita compostezza) con cui, durante la premiazione, ha cantato l’inno di Mameli.
Credit foto: sbonsi/Shutterstock.com
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