«Ti senti un ospite nella loro vita». Il racconto di chi, dopo una sentenza, si ritrova a dover ricostruire tutto con risorse dimezzate. L’allarme delle associazioni: la solitudine sociale e il rischio del collasso economico
«Essere un padre separato a 43 anni significa sentirsi un ospite nella vita delle proprie figlie. Quando te ne vai di casa – o meglio, quando il giudice decide che devi uscire perché la casa resta ai minori (che restano con la madre) – perdi tutto il tuo mondo in un pomeriggio. Come vivo adesso? Male, non posso negarlo. Male da un punto di vista affettivo. Male da un punto di vista economico. Non voglio diventare patetico ma mettere insieme il pranzo con la cena non è poi una cosa così semplice da qualche tempo. Certo, ho il mio lavoro – quello di sempre – ma le spese sono aumentate, possiamo dire che sono raddoppiate. Ora pago l’affitto della casa in cui vivo, il mutuo dell’appartamento in cui vive la mia ex moglie con le ragazze. A loro, alle mie bambine – se mi sentissero chiamarle così si arrabbierebbero moltissimo, sono ormai adolescenti (sorride, n.d.r.) – non voglio che manchi nulla, nei limiti del possibile, ovviamente, e con le capacità economiche che possiedo. La mia “giornata tipo”? Un equilibrismo tra il lavoro, il tentativo di restare un punto di riferimento per loro e il silenzio di una casa che, a giorni alterni, sembra troppo grande o troppo piccola. Essendo in buoni rapporti con la mia ex, abbiamo una gestione flessibile, ma diciamo che questa è una di quelle settimane in cui le ragazze sono da me». Carlo (nome di fantasia) è uno dei quattro milioni di padri separati in Italia, secondo recenti dati forniti da Caritas e associazioni forensi. Di questi – stando al report Caritas 2024/2025 – una quota consistente vive in condizioni di grave precarietà economica e sociale: 800.000 padri separati stanno sulla soglia di povertà e circa 500.000 non riescono a far fronte alle spese minime di sussistenza (cibo, affitto, bollette). Nei Centri di Ascolto della Caritas, quasi il 46% dei nuovi poveri è costituito da padri separati o divorziati. Molti di loro ricorrono regolarmente alle mense e ai dormitori (dove rappresentano circa il 25% degli ospiti). Da oltre 35 anni, l’associazione “Padri separati” opera da Bologna sull’intero territorio nazionale per offrire un porto sicuro a chi, improvvisamente, si ritrova senza casa, senza risorse e senza figli. «Molti padri arrivano quando sono già all’ultima spiaggia, con provvedimenti giudiziari in mano che sembrano sentenze senza appello», spiega ai nostri taccuini la presidente Tiziana Franchi. «Quando una famiglia si spacca – prosegue Franchi – l’uomo viene spesso isolato: gli amici si allontanano, la rete sociale svanisce. Spesso non è il padre a chiamare noi per primo, ma una sorella, una madre o un collega di lavoro preoccupato». E se da un lato c’è il rischio del collasso economico, dall’altro c’è anche l’emergenza abitativa perché senza un posto adeguato dove accogliere i figli, il diritto al pernotto salta, recidendo di fatto il rapporto padre-figlio. «Abbiamo assistito a situazioni gravissime in cui passano anni prima di vedere riconosciuto un diritto. In trent’anni abbiamo visto migliaia di casi, e purtroppo – conclude – abbiamo dovuto contare anche dei suicidi. Quando un padre chiama, bisogna sapere esattamente come parlargli: la fragilità è estrema».
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