Gianfranco Salbini (Associazione Italiana Persone con sindrome Down): «Oggi, sempre più, la sfida è andare oltre l’inclusione formale e teorica, per lavorare concretamente contro le forme più sottili di isolamento»
Per fare un albero, ci vuole il legno. Per fare l’autonomia, ci vuole un lavoro. Facile a dirsi, molto più difficile realizzarlo, soprattutto per chi ha una disabilità. Nonostante gli obblighi di legge, tra collocamento mirato e categorie protette, il lavoro resta spesso un miraggio – o tutt’al più un “contentino”- per tanti.
Eppure, le capacità non mancano e i talenti nemmeno: anzi è provato quanto un lavoratore con disabilità porti spesso beneficio all’azienda in cui lavora. Questo è particolarmente vero per le persone con sindrome di Down: ricerche nazionali e internazionali hanno dimostrato quanto questi lavoratori, se inseriti nel contesto adatto, facciano un gran bene, per esempio, alle relazioni e al benessere dei colleghi e anche dei superiori, creando un clima più affiatato e assicurando, al tempo stesso, un impegno serio e costante.
Se a queste qualità si aggiunge una buona idea imprenditoriale, la sfida è pronta: si chiama UpWithDown ed è stata lanciata, recentemente, dall’Associazione Italiana Persone con sindrome di Down (AIPD). Dal 1° maggio, in occasione della Festa del Lavoro, la piattaforma è operativa.
I progetti, accompagnati da un’ipotesi di budget necessario alla realizzazione, vengono resi visibili dopo essere stati esaminati, valutati e selezionati. A quel punto le relative schede, con il profilo dell’aspirante imprenditore e i dettagli della sua idea, sono a disposizione di cittadini o aziende che vogliano finanziare il progetto, sostenerlo oppure proporsi come partner.
Alice Gennaro è stata una delle prime a cogliere l’opportunità che la piattaforma offre. Ha 21 anni, vive a Prato e ha energie da vendere. Ma siccome le energie non si possono vendere, le piacerebbe vendere vestiti vintage: già lo fa con molto impegno e passione, attraverso siti web. Il suo sogno, però, è aprire un negozio. «Mi sono diplomata in grafica pubblicitaria, mi piace la moda e truccarmi – racconta Alice -. Ho iniziato a vendere on line vestiti che avevo nell’armadio, insieme a mia sorella. Per promuovere l’attività, creo contenuti divertenti che pubblico sui social». Vedere per credere: sta diventando una vera influencer. Per ora, la sua attività si svolge in un piccolo garage, con lavatrice, armadio e un tavolo con il computer. «Appena arriva l’ordine, faccio un bel pacchetto con biglietto da visita e gadget. Il mio sogno è affittare un negozio, per allargare la mia attività e invitare alcune amiche a lavorare con me».
Anche Paolo ha un sogno nel cassetto. Lui non parla, ma sa farsi capire molto bene: durante la pandemia, ha disegnato su un foglio di carta una casa, degli alberi, degli animali in cortile, un ristorante e delle camere. Insomma, un agriturismo. «Da allora, è diventata un’idea fissa – assicura il papà, Massimo Catinari -. Paolo ama cucinare e sa farlo anche bene, nel laboratorio di pasta fresca in cui svolge da tempo il suo tirocinio. Per questo, abbiamo deciso di aiutarlo: abbiamo comprato un terreno con un edificio da ristrutturare, poco distante da casa, in provincia di Fermo. Il progetto c’è, i lavori stanno per iniziare. Se tutto andrà come deve andare, Paolo gestirà il suo agriturismo, potrà dare lavoro ad altri come lui. E noi ci trasferiremo lì con lui, per dargli una mano e sostenere il suo progetto. Speriamo di poter presto fare una bella inaugurazione».
Il presidente nazionale di AIPD, Gianfranco Salbini, è orgoglioso di questo progetto: «Un’idea geniale – così la definisce – perché ribalta radicalmente lo sguardo sulle persone con sindrome di Down e sul loro diritto al lavoro e alla partecipazione sociale. Un diritto troppo spesso vissuto, dalla società, come una faticosa incombenza, ma che invece rappresenta una grande opportunità per tutti. Oggi, sempre più, la sfida è andare oltre l’inclusione formale e teorica, per lavorare concretamente contro le forme più sottili di isolamento: quelle che persistono anche quando le porte sembrano aperte».
A spiegarci il senso del progetto è Daniele Castignani, responsabile comunicazione di AIPD e tra gli ideatori della piattaforma, sviluppata insieme all’agenzia di comunicazione Anema District e con la collaborazione della piattaforma di crowdfunding Produzioni Dal Basso: «UpWithDown è una sfida non solo sociale, ma culturale e politica: in una società in cui le persone con disabilità vengono ancora spesso guardate con paternalismo, in un’ottica di assistenzialismo perdurante, noi vogliamo mostrare quanto le persone con sindrome di Down siano capaci non solo di avere idee, ma di portarle avanti con serietà e impegno. L’indipendenza nasce dalla fiducia e la fiducia, tradotta in termini lavorativi, significa investimento. Noi siamo sicuri che ci sarà chi vorrà scommettere su queste idee e, insieme a noi, accompagnarle fino alla maturazione. E allora sarà, davvero, una piccola, grande rivoluzione», conclude Castignani.
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