Dal neorealismo poetico all’inquietudine di Mickey Rourke, fino alle grandi miniserie TV. A ottocento anni dalla morte, la vita del Poverello resta il set preferito dai grandi registi per raccontare la ribellione, il dubbio e la spiritualità
La prima opera è stata un cortometraggio muto del 1911 diretto da Enrico Guazzoni dal titolo Il poverello di Assisi. Grandi autori italiani, come Roberto Rossellini, Franco Zeffirelli, Liliana Cavani, hanno realizzato film e serie su di lui. A interpretarlo, da Mickey Rourke a Raoul Bova ed Elio Germano. Nel corso della storia del cinema e della televisione, la figura di san Francesco d’Assisi ha ispirato opere diverse tra loro, capaci di riflettere non solo la spiritualità del santo, ma anche le sensibilità artistiche e culturali delle epoche in cui sono state realizzate. A ottocento anni dalla sua morte, il religioso, mistico e poeta di Assisi, nato Giovanni di Pietro di Bernardone, continua a essere un punto di riferimento narrativo e simbolico, protagonista di film e miniserie che ne rileggono la vicenda umana e religiosa sotto molteplici prospettive.
Un caposaldo cinematografico resta Francesco, giullare di Dio, diretto nel 1950 da Roberto Rossellini. Un’opera essenziale e poetica, che si allontana dalla biografia tradizionale per costruire un racconto in undici episodi sospeso nel tempo. Qui Francesco, con il volto di Nazario Gerardi, e i suoi compagni vivono una dimensione di semplicità radicale, fatta di gesti quotidiani e di una spiritualità immediata, in perfetta sintonia con il linguaggio del neorealismo cinematografico.
Oltre vent’anni più tardi, nel 1972, Franco Zeffirelli realizza Fratello Sole, Sorella Luna, una versione completamente diversa, visivamente ricca e fortemente evocativa. Il regista si concentra sulla giovinezza del santo, trasformandolo in un simbolo di ribellione contro le convenzioni sociali e materiali, in linea con il clima culturale degli anni Settanta. Il Francesco, interpretato da Graham Faulkner e ritratto dal regista fiorentino, è un giovane idealista, immerso in una natura luminosa e armoniosa, quasi a incarnare un’utopia senza tempo. Nel 1972 Zeffirelli ha vinto il David di Donatello come Miglior regia, e il film – con le musiche di Riz Ortolani e la voce di Claudio Baglioni – è stato candidato due anni più tardi agli Oscar alla Migliore scenografia.
Più complesso e controverso è il ritratto offerto nel 1989 da Liliana Cavani in Francesco, con protagonista Mickey Rourke, presentato in concorso al 42° Festival di Cannes. Qui il santo emerge come figura inquieta e profondamente umana, attraversata da dubbi e contraddizioni. La regista sceglie di spogliarlo della dimensione iconica per restituirne tutta la fragilità umana, avvicinandolo alla sensibilità contemporanea. A interpretare Chiara è Helena Bonham Carter, mentre Andréa Ferréol è Pica Bernardone, la madre del protagonista.
La televisione italiana ha raccontato san Francesco anche nella miniserie in due puntate Francesco del 2002, diretta da Michele Soavi e interpretata da Raoul Bova. Questa versione per il piccolo schermo propone un racconto più classico e accessibile a un pubblico di ogni età, fortemente incentrato sul percorso spirituale del protagonista e sulla sua trasformazione da giovane uomo spensierato a figura carismatica capace di guidare una comunità. Il tono è più semplice e lineare rispetto ad altre riletture, riuscendo allo stesso tempo a restituire l’intensità della scelta francescana e il suo impatto umano e sociale.
Cavani è poi tornata sul personaggio nel 2014 con la miniserie Francesco, interpretata da Mateusz Kościukiewicz. Nel cast, Sara Serraiocco nei panni di Chiara e Rutger Hauer in quelli del padre Pietro di Bernardone. Questa versione televisiva in due puntate approfondisce il percorso interiore di Francesco, mettendo in luce il conflitto con la famiglia, il rapporto con la povertà e la progressiva costruzione di una nuova comunità spirituale.
Nel 2016 è Elio Germano a dare il volto a questa figura nella produzione franco-italo-belga Il sogno di Francesco, diretta a quattro mani da Renaud Fely e Arnaud Louvet. Il tema centrale del film, in cui Chiara è interpretata da Alba Rohrwacher, è il confronto tra la divina ispirazione del protagonista e la praticità politica dell’amico fraterno Elia da Cortona (Jérémie Renier) riguardo alla travagliata stesura della regola francescana.
Da tutti questi titoli emerge la straordinaria versatilità narrativa della figura di Francesco, capace di parlare a credenti e non. Ogni autore ha trovato in lui un riflesso delle proprie inquietudini e del proprio tempo: il giullare gioioso di Rossellini, il sognatore idealista di Zeffirelli, l’uomo tormentato della Cavani, fino alle interpretazioni per il piccolo schermo che ne hanno ampliato il racconto, rendendolo accessibile a un pubblico più ampio. Il cinema e la televisione non hanno semplicemente raccontato la sua vita, ma contribuito a rinnovarne continuamente il significato, trasformandolo in un simbolo sempre attuale di umanità, semplicità e ricerca spirituale.
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