Una startup italiana ha lanciato una piattaforma con virtual try-on, prova su schermo, collegata a oltre 2.300 negozi indipendenti. L’obiettivo è ridurre resi e costi per commercianti e consumatori.
Il problema che nessuno ha risolto
Nel settore della moda online, i resi sono diventati una voce di bilancio difficile da ignorare. Il valore globale dei resi online nel comparto abbigliamento ammonta a 550 miliardi di dollari, e l’Europa si fa carico del 23% di questo totale, circa 126 miliardi di dollari. Un peso enorme, distribuito lungo tutta la filiera: dai magazzini ai corrieri, dagli uffici customer care fino agli scaffali dove i capi tornano, spesso in condizioni non rivendibili.
In Italia, il 16% degli acquisti fashion effettuati online viene rispedito al mittente. E ogni reso che spesso risulta gratuito per il cliente finale, costa alle aziende fino a 30 euro. Un costo che rimane invisibile all’utente, ma che incide pesantemente sui margini dei retailer (commercianti fisici, ndr.), soprattutto per le realtà più piccole.
Resi: perché succede e quanto costa davvero
Le ragioni sono diverse, ma una domina su tutte. Secondo il report di iF Returns “Returns Insights” il 79% dei resi nel settore fashion dipende da taglie sbagliate. Il 18% da mancato gradimento del prodotto. Solo il 2% da difetti. E dentro quel 79% si nasconde il fenomeno del bracketing. Il 40% dei problemi di taglia deriva proprio da questa pratica: comprare più taglie dello stesso capo con l’intenzione di restituire quelle non adatte.
Il tasso di reso dei prodotti fashion oscilla dal 20% degli acquisti in Italia al 60% della Germania, in proporzione al tasso di penetrazione delle vendite online.
La pandemia ha accelerato tutto. Più gente comprava online, più resi arrivavano nei magazzini. Le aziende hanno cercato di correre ai ripari scaricando parte del costo sui consumatori: nel 74% dei casi gli utenti pagano oggi tra 3,5 e 4 euro a reso. Ad esempio, Zara applica 5 euro per le restituzioni da domicilio, H&M si ferma a 2,99 euro. Ma addossare la spesa al cliente non risolve il problema alla radice.
Il danno non è solo economico. I resi generano nel mondo circa 23 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, l’equivalente delle emissioni annuali di 5 milioni di automobili, e contribuiscono all’accumulo di scorte in magazzino, all’aumento degli imballaggi e alle discariche, dove finiscono migliaia di tonnellate di prodotti invenduti.
In aiuto arriva Flashion
In questo scenario è arrivata Flashion, startup italiana che ha lanciato un’app gratuita con l’obiettivo di ridurre gli errori d’acquisto prima che diventino resi. La piattaforma conta già oltre 2.300 negozi distribuiti sul territorio nazionale e mira a trasformare l’esperienza di shopping online nel fashion, partendo da un punto preciso: la distanza tra quello che si vede sullo schermo e quello che arriva a casa.
Il cuore tecnologico è il Virtual Try-On (“prova virtuale”, ndr.), che permette di visualizzare come un capo cade sul proprio avatar prima di completare l’acquisto. Un passaggio che, se funziona, taglia alla radice la ragione principale dei resi: la taglia sbagliata o il capo che in foto sembrava diverso. Ma l’app non si esaurisce nella prova virtuale. L’interfaccia è costruita come fosse più vicina a un social che a un catalogo tradizionale: gli utenti scorrono look, scoprono boutique, si fanno ispirare da contenuti di stile. È pensata anche per chi vive tra una fermata della metro e il divano, con poco tempo e molta aspettativa.
Visibilità ai negozi indipendenti, fuori dagli algoritmi
C’è un elemento che distingue Flashion dalla maggior parte delle piattaforme di e-commerce già esistenti. L’app punta a dare spazio alle boutique indipendenti, quelle che sui grandi marketplace rimangono spesso sepolte dalla logica algoritmica e dal peso di nomi più blasonati. L’idea è rimettere al centro l’identità del singolo venditore, la sua selezione, il suo stile.
Dentro la piattaforma è possibile anche entrare in contatto diretto con i negozi e con professionisti del settore, in una dimensione che mescola consulenza e conversazione. L’app, entro l’estate, ha i previsione nuovi aggiornamenti che puntano ad ampliare le modalità di interazione tra utenti, negozi ed esperienza di acquisto.
Un mercato che chiede soluzioni concrete
Oggi, il mercato globale dell’e-commerce moda si trova ad affrontare una sfida cronica, con resi che costano 890 miliardi di dollari nel 2024, secondo le stime del report “Happy Returns“. Inoltre, quasi l’80% dei clienti abbandona un brand dopo un reso mal gestito, minando fidelizzazione e reputazione.
L’ app Flashion si inserisce in questa fetta di mercato; per tagliare non solo costi ed emissioni, ma per riportare la “prova in camerino” digitale al centro dello shopping, rispondendo a un’esigenza di precisione e ispirazione che i grandi marketplace spesso ignorano. Un passo in avanti per tornare a comprare bene la prima volta, senza rimpianti, né scatole da rispedire.
TUTTE LE ULTIME NOTIZIE SU SPAZIO50.ORG
© Riproduzione riservata
