Un accordo tra Regione, sindacati, imprese e terzo settore per superare la logica dell’assistenza e costruire un welfare orientato all’autonomia e alla partecipazione degli anziani.
Un patto che cambia la rotta del welfare umbro
Al Salone d’Onore di Palazzo Donini, a Perugia, lo scorso 28 aprile si è scritta una pagina nuova nelle politiche sociali dell’Umbria. La Regione ha siglato un protocollo d’intesa sull’invecchiamento attivo che ribalta l’approccio tradizionale: non più anziani come destinatari passivi di servizi assistenziali, ma cittadini attivi, con un ruolo riconosciuto nella vita sociale, civile e persino lavorativa della comunità.
L’accordo porta le firme di un fronte ampio. Oltre alla Regione, hanno sottoscritto il documento l’Anci regionale Umbria, il Forum del Terzo Settore, le tre principali sigle pensionistiche (Spi Cgil, Fnp Cisl e Uil Pensionati), la Cna pensionati, il Cesvol, la Fondazione Perugia, e le maggiori associazioni datoriali regionali: Confindustria, Confartigianato, Confcooperative e Legacoop. Un fronte ampio, che riunisce soggetti con ruoli e interessi molto diversi tra loro.
Cosa prevede l’intesa
Il testo recepisce le indicazioni della Legge Regionale 11 del 2015 e si struttura attorno a un Tavolo di coordinamento permanente, che avrà il compito di guidare azioni concrete su tre fronti principali: promozione di stili di vita sani, sostegno all’apprendimento continuo, e partecipazione attiva degli anziani alla vita sociale.
Il piano integra le risorse regionali con i fondi europei e si sviluppa valorizzando strutture e competenze già esistenti negli enti coinvolti, senza quindi costruire nuove sovrastrutture burocratiche. L’obiettivo è quello di eliminare quella frammentazione degli interventi che ha reso spesso inefficaci le politiche sociali del passato: mettere in rete le competenze dei firmatari per contrastare l’isolamento e offrire strumenti concreti per vivere la longevità con dignità.
Il protocollo, inoltre, non si considera chiuso: rimane aperto all’adesione di nuovi enti e associazioni che vorranno contribuire a questo modello di welfare nel tempo.
Il tema del lavoro senior e della staffetta generazionale
Uno degli aspetti più interessanti del documento riguarda il lavoro in età avanzata. Con l’innalzamento progressivo dell’età pensionabile, una quota crescente di lavoratori si trova oggi ad operare oltre i sessant’anni, spesso in condizioni che non tengono conto delle specificità di quella fase della vita.
Il protocollo prevede l’individuazione di misure mirate a prevenire i rischi lavorativi nelle fasce d’età più mature e a favorire la staffetta generazionale: quel passaggio graduale di ruoli e responsabilità che consente alle generazioni più giovani di inserirsi senza che le più anziane vengano semplicemente espulse dal mercato. Non è un caso che tra i firmatari ci siano anche le principali associazioni datoriali. La loro presenza segnala che il tema viene trattato non solo come questione di welfare, ma come elemento rilevante per il sistema produttivo umbro nel suo complesso.
L’assessore al Welfare della Regione Umbria, Fabio Barcaioli ha spiegato che “favorire lo scambio tra generazioni e garantire l’accesso alla formazione permanente sono scelte che migliorano la qualità della vita di tutti e tutte”.
Risposte a domande concrete
Alla firma ha partecipato anche la presidente della Regione, Stefania Proietti, che ha inquadrato l’accordo in una prospettiva più ampia. “La collaborazione tra sanità e welfare è decisiva, perché ci consente di costruire risposte integrate e concrete ai bisogni delle persone”.
Proietti ha poi sottolineato come “il protocollo metta in pratica il principio costituzionale di sussidiarietà, riconoscendo in modo paritetico il ruolo dei Comuni, del Terzo settore, delle associazioni e di tutte le realtà che, insieme alla Regione, possono contribuire a creare condizioni reali di benessere e dignità per la terza età. Le politiche per l’invecchiamento attivo – ha aggiunto la presidente – sono vere politiche per la famiglia e per la comunità, sono politiche che attivano servizi, rafforzano le reti territoriali e rendono possibile l’esercizio pieno dei diritti”.
L’assessore Barcaioli, dal canto suo, ha chiarito il senso profondo dell’operazione: “Invecchiare in Umbria deve significare restare parte integrante del tessuto sociale, mantenendo intatto il legame con la propria comunità. Con questa firma superiamo la logica dell’emergenza per dare spazio a una programmazione che valorizzi la persona in ogni fase della sua esistenza”.
Un modello che guarda oltre l’emergenza
Dietro la firma di Palazzo Donini c’è il tentativo di cambiare paradigma: smettere di rincorrere le emergenze e cominciare a programmare. La logica dell’intervento tardivo, attivato solo quando i bisogni diventano urgenti, cede il posto a una visione preventiva, fondata sull’idea che la longevità non sia un problema da gestire ma una risorsa da valorizzare.
È lo stesso Barcaioli a spiegare la visione dietro all’intesa: “Questa collaborazione istituzionale elimina la frammentazione degli interventi e permette di agire con una visione d’insieme. Mettiamo in rete le competenze dei firmatari per contrastare l’isolamento sociale e offrire strumenti che permettano di vivere la longevità con dignità. Un impegno che l’amministrazione assume per rendere le nostre città luoghi accoglienti per ogni età.”
Il protocollo, nel frattempo, resta aperto con la possibilità di allargare progressivamente la rete.
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