Pierluigi Sassi, presidente del Think Tank Impatta e della Fondazione Earth Day Italia, traccia la rotta di “Innovability”: tra startup creative, eccellenze dell’Agritech e la sfida di una finanza che sappia guardare oltre il profitto immediato per governare la transizione ecologica
Il progresso tecnologico è un motore cieco o una forza consapevole? Mentre il mondo si prepara a celebrare la Giornata Mondiale della Terra, il dibattito si sposta su un confine cruciale: quello tra l’evoluzione digitale e la salvaguardia dell’ambiente. A Roma, dal 13 al 15 aprile, il Festival dell’Innovability Impatta Disrupt metterà questi temi al centro del dibattito in un laboratorio di pensiero che vuole trovare alleanze e sinergie, visioni e condizioni, per un salto di qualità del Sistema Paese. Con Pierluigi Sassi, presidente del Think Tank Impatta e della Fondazione Earth Day Italia, esploriamo il concetto di “Innovability” – l’unione indissolubile tra innovazione e sostenibilità – analizzando il ruolo strategico del Paese in un mercato globale sempre più competitivo.
Il 21 aprile, vigilia dell’Earth Day, sarà celebrata anche la Giornata mondiale dell’Innovazione. Come, secondo lei, innovazione e progresso tecnologico possono essere funzionali allo sviluppo sostenibile?
Devono esserlo, per definizione. Non è un caso che le Nazioni Unite abbiano scelto di celebrare la Giornata mondiale dell’Innovazione alla vigilia dell’Earth Day: l’innovazione non deve essere fine a sé stessa, ma uno strumento per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030.
Stiamo vivendo un’accelerazione tecnologica senza precedenti, che può aiutarci a rendere i modelli produttivi più efficienti e meno impattanti sull’ambiente. Ma questo sarà possibile solo se la tecnologia verrà orientata al bene comune, e non esclusivamente al profitto di pochi.
Le istituzioni finanziarie sono pronte a premiare il rischio di chi innova per la Terra, o mancano ancora strumenti di garanzia pubblica per le startup dell’Innovability?
Negli ultimi anni l’ecosistema dell’innovazione è cresciuto molto ma siamo ancora lontani dall’esprimere pienamente il potenziale creativo che possediamo. È questo uno degli obiettivi del nostro festival: mettere attorno allo stesso tavolo decisori politici e finanziari, insieme al mondo della ricerca e dell’impresa, per creare le condizioni che permettano a questo potenziale di emergere.
Abbiamo eccellenze scientifiche e una generazione di giovani imprenditori molto creativi. Spesso però le loro idee faticano a diventare imprese solide. Serve un sistema di fiducia che attragga investimenti privati e accompagni le startup nella crescita.
Quale ruolo strategico deve ambire a ricoprire l’Italia nello scenario globale dell’innovazione sostenibile?
L’Italia è un Paese povero di materie prime e difficilmente può competere con le grandi economie globali. Se siamo indietro in alcune tecnologie di frontiera, abbiamo eccellenze riconosciute in ambiti che rappresentano da sempre il cuore della nostra economia: dal design all’agritech, dalla manifattura avanzata all’economia circolare. È valorizzando questi ambiti attraverso l’innovazione che possiamo restare competitivi.
C’è il rischio che il progresso tecnologico crei nuove diseguaglianze economiche?
Il rischio esiste ed è reale. La storia ci insegna che ogni grande trasformazione tecnologica tende inizialmente ad ampliare le distanze tra chi ha accesso alle nuove opportunità e chi ne resta escluso. Fermare o rallentare l’innovazione, però, non è la soluzione. Significherebbe rinunciare agli strumenti che possono aiutarci ad affrontare sfide enormi come la transizione ecologica e il miglioramento della qualità della vita. Il nodo è il governo di questo cambiamento. Servono politiche pubbliche lungimiranti, investimenti nella formazione e nelle competenze, e un accesso più diffuso alle tecnologie per farle diventare un fattore di inclusione e non di esclusione.
In un’economia spesso dominata dai numeri e dal breve periodo, come si trasforma un ‘sogno’ di sostenibilità in un piano industriale solido che convinca i mercati?
Il sogno non va confuso con la fantasia. Affinché un sogno diventi realtà deve poggiare su basi solide: strategia, competenze e una prospettiva di lungo periodo. Non investire in innovazione e sostenibilità significa rischiare di restare fuori dal mercato nel giro di pochi anni. Lo stesso vale per l’ambiente. Chi ha speculato su un’economia predatoria sfruttando le risorse naturali senza preoccuparsi delle conseguenze ha guadagnato posizioni che oggi cerca di difendere. Questo può rallentare la transizione ecologica, ma non potrà fermarla. La direzione è ormai tracciata e i mercati stanno iniziando a comprenderlo sempre più chiaramente.
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