La redazione si svuota, il portale si avvia verso la dismissione. Con Tiscali News scompare uno dei simboli della prima era digitale italiana, travolto da una crisi industriale che ha segnato l’intero gruppo fondato da Renato Soru.
Con Tiscali News si chiude un’epoca
C’è una certa malinconia nel leggere che TiscaliNews sta per spegnere i server. Non si tratta soltanto della chiusura di un sito di informazione tra i tanti che popolano la rete: si tratta di qualcosa di più antico, di più denso di significato.
È la fine di un portale che ha accompagnato milioni di italiani nei loro primissimi passi su Internet, quando aprire un browser significava quasi sempre atterrare su una homepage colorata e piena di link, con le notizie del giorno in bella mostra accanto alla casella di posta elettronica. Erano gli anni in cui Internet sapeva ancora di nuovo, di promessa, quasi di avventura.
Il gruppo Tiscali, oggi confluito nella holding Tessellis, ha avviato la fase conclusiva di una lunga crisi industriale. La società ha aperto una procedura di composizione negoziata della crisi, che prevede lo scorporo dei vari rami d’azienda e la vendita per perimetri distinti. Il ramo B2C è oggetto di una procedura competitiva, e per la testata giornalistica non è previsto alcun futuro. L’acquirente individuato è la società energetica Canarbino, la cui offerta, in assenza di proposte alternative, potrebbe diventare vincolante a partire dal mese di giugno.
Il tribunale di Cagliari ha già concesso le misure protettive previste dalla legge, congelando le azioni dei creditori e permettendo alla società di gestire la ristrutturazione in modo ordinato.
Sono dodici i giornalisti coinvolti nella chiusura della redazione, quella storica di Sa Illetta, alle porte di Cagliari. Dieci di loro hanno già scelto di aderire all’esodo incentivato e lasceranno l’azienda a partire dal 5 maggio. Gli altri due andranno in cassa integrazione. Per tutti, la prospettiva è la stessa: nessun futuro nei piani del possibile acquirente.
La storia di Tiscali
Fondata nel 1998 dall’imprenditore sardo Renato Soru, Tiscali è stata per anni uno dei simboli dell’internet europeo. Nata a Cagliari, si impose rapidamente come alternativa credibile ai grandi incumbent telefonici, cavalcando il boom della connettività a basso costo e costruendo una presenza in diversi Paesi europei.
Nei primi anni Duemila la capitalizzazione del gruppo raggiunse cifre miliardarie, sull’onda dell’euforia delle dot-com. Il portale Tiscali.it, con notizie, email, chat e servizi vari, era uno dei principali punti di accesso alla rete per milioni di italiani.
In molte case, l’indirizzo di posta finiva in @tiscali.it: un piccolo dettaglio che dice molto sul peso che quella società aveva nella vita quotidiana delle persone.
Poi, come per molti protagonisti di quella stagione, è arrivato il ridimensionamento. La concorrenza globale, i cambiamenti tecnologici, le difficoltà finanziarie. Anni di tagli, riorganizzazioni, fusioni. La più recente: quella con Linkem, da cui è nata Tessellis, che oggi gestisce la fase conclusiva di questa storia.
Una testata che esce di scena
Con la chiusura di TiscaliNews non finisce solo un’esperienza editoriale. Scompare un pezzo dell’ecosistema digitale italiano delle origini, uno di quei luoghi virtuali che hanno avuto un ruolo nella formazione di un’intera generazione di lettori online. C’è chi ha letto le prime notizie su Internet proprio su quel portale, chi ha aperto la prima casella di posta, chi ha scoperto cosa significasse “navigare”.
Oggi quel mondo è lontano. Le abitudini sono cambiate, le piattaforme anche. Ma la chiusura di TiscaliNews ha qualcosa di definitivo che va oltre i numeri di una procedura fallimentare. È la fine silenziosa di qualcosa che aveva cominciato con molto rumore, tanta speranza e qualche ingenuità di troppo, come tutte le cose belle degli inizi.
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