Il governo prepara un pacchetto di misure per il Primo maggio. Sul tavolo la proroga del bonus under 35, incentivi per l’occupazione femminile e nuove tutele per i lavoratori delle piattaforme digitali. Il nodo resta quello delle coperture.
Decreto Lavoro: a cosa lavora il governo
Il governo Meloni si prepara a celebrare la Festa dei Lavoratori con un decreto ad hoc. Il provvedimento, atteso in Consiglio dei ministri il 30 aprile, mette al centro della scena le categorie tradizionalmente più esposte al lavoro povero: i giovani sotto i 35 anni, le donne e i cosiddetti rider (i fattorini delle piattaforme digitali di consegna). Non si tratta di un’iniziativa inedita. Dal 2023 in poi, il decreto del Primo maggio è diventato quasi un appuntamento fisso del governo di centrodestra, un modo per segnalare concretamente le priorità dell’esecutivo proprio nel giorno simbolo del mondo del lavoro.
Questa volta, però, l’ampiezza delle misure allo studio è particolarmente significativa, e così lo è il budget che si intende mettere in campo. Le risorse disponibili ammonterebbero per ora a circa 500 milioni di euro, con l’obiettivo dichiarato di arrivare fino a 800 milioni o addirittura a un miliardo.
Bonus under 35
Il cuore del provvedimento, almeno per quel che riguarda i giovani, è la sorte del bonus per le assunzioni degli under 35.
La misura, nata per abbattere il costo del lavoro a carico delle imprese che assumono stabilmente ragazzi senza precedenti esperienze a tempo indeterminato, rischiava di scomparire il 30 aprile, data entro la quale era stata prorogata con il decreto Milleproroghe ma solo per quattro mesi e con fondi limitati. Secondo anticipazioni di stampa, l’esecutivo punterebbe a una proroga di almeno otto mesi, sia per il bonus giovani sia per il bonus ZES (Zone Economiche Speciali, le aree del Paese con particolari agevolazioni fiscali e contributive per le imprese), entrambi in scadenza il 30 aprile.
Il meccanismo dell’incentivo funziona in questo modo. Lo sgravio contributivo è totale se l’assunzione genera un incremento occupazionale netto, ovvero se il numero complessivo dei dipendenti dell’azienda cresce rispetto alla media dell’anno precedente. Se invece l’organico rimane invariato, lo sconto scende al 70%. Il massimale mensile dell’esonero è fissato a 500 euro, che salgono a 650 euro per le assunzioni nelle regioni della ZES, cioè Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria.
Un incentivo maggiorato per il Sud e per le aree a più alta disoccupazione, in linea con la logica delle politiche di coesione territoriale.
Le lavoratrici e il “bonus mamme”
Il fronte delle donne è l’altro grande capitolo del decreto. Al momento è in vigore, fino al 31 dicembre 2026, la decontribuzione parziale per le assunzioni di lavoratrici con almeno due figli e quella totale per le donne con almeno tre figli. L’intenzione del governo, però, va oltre la semplice conferma di queste agevolazioni: l’obiettivo sarebbe renderle strutturali, ampliarne la portata e, soprattutto, aumentare in modo concreto la partecipazione delle donne al mercato del lavoro italiano, ancora molto al di sotto della media europea.
Rider e piattaforme digitali
Forse il capitolo più atteso, e in parte più nuovo, riguarda i lavoratori delle piattaforme digitali, in particolare i rider — i corrieri in bicicletta o in scooter che consegnano cibo a domicilio per conto di colossi come Glovo e Deliveroo.
Attualmente pagati tra i 2 e i 4 euro a consegna, i rider sono al centro di recenti indagini della magistratura per presunte condizioni di sfruttamento. Uno dei problemi principali è la loro invisibilità giuridica: spesso operano come lavoratori autonomi a tutti gli effetti, ma con un controllo stringente da parte delle piattaforme, senza le tutele tipiche di un rapporto di lavoro dipendente. Recependo la direttiva europea del 2024, il decreto introdurrebbe la presunzione di rapporto subordinato ogni volta che si riscontrano elementi concreti di direzione e controllo da parte della piattaforma sul lavoratore. Non sarà più possibile nascondersi dietro la finta autonomia se, nei fatti, il lavoro è gestito come un impiego dipendente.
Il testo prevederebbe anche la trasparenza nell’uso degli algoritmi, che dovranno essere sottoposti a supervisione umana per evitare discriminazioni automatizzate. Tra le ipotesi circolate vi è anche l’obbligo di accesso alle piattaforme tramite SPID o CIE (la Carta d’Identità Elettronica), in modo da eliminare l’anonimato che favorisce il cosiddetto “caporalato digitale”.
Salario equo, contratti e il nodo delle coperture
Il decreto dovrebbe affrontare anche il tema, più strutturale, del salario equo. Per accelerare i rinnovi dei contratti collettivi nazionali (i CCNL, ovvero gli accordi tra sindacati e datori di lavoro che regolano stipendi e condizioni per categorie intere di lavoratori), la bozza prevede un’indennità automatica di vacanza contrattuale: il 30% del tasso di inflazione programmato dopo sei mesi dalla scadenza del contratto, quota che salirebbe al 60% dopo dodici mesi senza rinnovo.
L’obiettivo è impedire che le trattative si trascinino per anni lasciando i lavoratori senza adeguamenti salariali. Nel pacchetto potrebbero rientrare anche la detassazione degli aumenti retributivi legati ai rinnovi contrattuali, agevolazioni sul lavoro notturno, l’esenzione fiscale per i fringe benefit (i benefici accessori allo stipendio, come buoni pasto o auto aziendale) e un credito d’imposta per le imprese che introducono forme di welfare familiare.
Tutte misure dal costo elevato, che però presuppongono coperture finanziarie ancora da definire. Il vero banco di prova del decreto sarà proprio questo: riuscire a tradurre le intenzioni in norme effettivamente sostenibili, senza sacrificare la sostanza degli interventi.
TUTTE LE ULTIME NOTIZIE SU SPAZIO50.ORG
© Riproduzione riservata
