Al Macfrut 2026 di Rimini numeri da record per i consumi di mango e avocado in Italia, con il Mezzogiorno sempre più vocato alla produzione. Spazio anche al pomodoro, alla robotica agricola e ai droni per la difesa fitosanitaria.
Macfrut 2026: l’ortofrutta guarda al tropicale
Tre giorni al Rimini Expo Centre, 1.400 espositori, buyer arrivati da oltre 80 Paesi con un incremento superiore al 12% rispetto all’edizione precedente. Così si è chiusa la 43esima edizione di Macfrut, il salone internazionale dell’ortofrutta. La manifestazione ha confermato la propria vocazione internazionale e si è ritagliata uno spazio sempre più centrale nel panorama globale del settore.
L’ortofrutta italiana, del resto, è un comparto che vale cifre importanti. Secondo uno studio di Nomisma presentato in fiera, in Italia coinvolge oltre 150mila imprese su una superficie di 887mila ettari. Con un valore alla produzione di 17 miliardi di euro, pari al 26% dell’intero agroalimentare nazionale, e un export di prodotti freschi e trasformati che nel 2025 ha raggiunto i 12,9 miliardi di euro.
Il boom di mango e avocado
L’evento di punta di questa edizione si è chiamato “Mango and Avocado Explosion”, tre giornate dedicate interamente a questi due frutti che, nel giro di pochi anni, hanno scalato le abitudini alimentari degli italiani in modo sorprendente.
I dati presentati da Pietro Mauro, direttore di Fruitimprese, raccontano una trasformazione difficile da immaginare fino a non molto tempo fa. Per il mango, l’Italia è oggi il settimo importatore europeo: le quantità acquistate dall’estero sono cresciute del 412% tra il 2011 e il 2025, con un ulteriore balzo dell’80% nei soli ultimi cinque anni. A valore, l’incremento supera il 556% nello stesso arco temporale.
Cifre altrettanto eloquenti riguardano l’avocado: l’Italia è quinta in Europa per volumi importati, con un aumento del 367% negli ultimi quindici anni. Le importazioni sono passate da poco più di 14mila tonnellate nel 2011 a oltre 67mila nel 2025, con un valore cresciuto di quasi il 700% nello stesso periodo.
Il consumo interno degli italiani dei frutti tropicali
Tra il 2024 e il 2025, gli acquisti di mango sono cresciuti del 67% a volume e del 60% a valore, con prezzi addirittura in calo del 4%. Per l’avocado, l’aumento è stato del 39% a volume e del 40% a valore, con un prezzo rimasto sostanzialmente stabile (+1%).
Va ricordato che oggi ogni italiano consuma in media 1,12 chili di avocado all’anno, e che a trainare la domanda sono soprattutto i giovani under 34, anche se anche la fascia tra i 55 e i 64 anni contribuisce in maniera crescente. A livello globale, mango e avocado insieme muovono un mercato superiore agli 80 miliardi di dollari, con la produzione di avocado stimata dall’FAO in 11,2 milioni di tonnellate nel 2024.
Il Mezzogiorno come nuovo polo produttivo
Al di là dell’import, la parte più interessante del dibattito a Macfrut ha riguardato le prospettive di produzione nazionale.
>Il seminario “Mango e Avocado, un’opportunità per il Sud Italia” ha messo intorno allo stesso tavolo Fruitimprese, il mondo accademico, Coldiretti e Confagricoltura, oltre a produttori e vivaisti.
Paolo Inglese, docente del Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Palermo, ha inquadrato con chiarezza il fenomeno in corso nel Mezzogiorno. «La progressiva tropicalizzazione del clima nel Sud Italia, e in Sicilia in particolare, sta creando condizioni favorevoli per la coltivazione di mango e avocado nel nostro Paese», ha spiegato il professore, sottolineando però che i cambiamenti climatici in atto «rischiano anche di portare alcune criticità nella produzione» che non vanno sottovalutate. Sulla qualità del prodotto italiano, Inglese non ha avuto dubbi: le quantità restano ancora quelle di una nicchia, ma il livello qualitativo è ottimo. La chiave, secondo il docente, sta nel lavorare «di sistema».
Solo così i frutti tropicali Made in Italy potranno puntare su filiera corta, freschezza e prezzi sostenuti, sfruttando una domanda che continua a crescere.
Il pomodoro tra tradizione e competitività
Macfrut ha dedicato ampio spazio anche alla filiera del pomodoro. I numeri di partenza sono quelli di un prodotto ancora robusto. Il pomodoro da mensa occupa 25.712 ettari nel 2025, pari al 6% della produzione orticola nazionale, e genera un valore di circa 1,46 miliardi di euro, il 13% della produzione agricola complessiva, considerando anche il pomodoro da industria.
Sul fronte del commercio estero, il prodotto rappresenta il 7% dell’import di ortaggi freschi (178 milioni di euro nel 2025) e il 10% dell’export (226 milioni di euro). La bilancia commerciale mostra un surplus in valore, ma un deficit in volume, anche se la tendenza all’esportazione in quantità sta migliorando.
Non mancano, tuttavia, le tensioni. Il pomodoro di Pachino IGP ha registrato nel 2025 un calo del 28,8% rispetto all’anno precedente, e il datterino in serra segna un -20,7%. Il dibattito in fiera si è concentrato su come costruire valore lungo tutta la catena, anche in risposta alle nuove abitudini di acquisto e alle crescenti difficoltà climatiche.
Droni e robotica: l’agricoltura cambia pelle
Alla Macfrut 2026 un’ampia attenzione è stata riservata alle tecnologie che stanno ridefinendo il modo di lavorare nei campi. Due i filoni principali: la robotica e i droni.
Il primo è stato al centro di un seminario molto partecipato, organizzato dal Politecnico di Torino e dall’Università di Bologna, che ha illustrato come macchine e sistemi automatizzati stiano già affiancando gli operatori in attività come la semina, il diserbo meccanico, il monitoraggio delle colture e la raccolta. Un processo ancora in fase di sviluppo, ma con un peso crescente nelle scelte degli imprenditori agricoli. Sul fronte dei droni, il workshop organizzato dal Servizio Fitosanitario regionale dell’Emilia-Romagna ha tracciato un quadro normativo e operativo aggiornato.
Alla fiera di Rimini, insomma, il futuro dell’agricoltura non si è limitato ai titoli dei convegni: è stato – letteralmente – “portato in campo”.
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