L’Italia pronta a riconoscere il legame tra salute animale, umana e ambientale. Il report di Legambiente ‘Mai più Green Hill’
Lo scorso 25 gennaio si è celebrata in Italia la prima Giornata nazionale per la prevenzione veterinaria, istituita dalla legge n. 49 del 1° aprile 2025, nota come Legge Cantù. Una ricorrenza che diventa anche l’occasione per riflettere su quanto la salute degli animali sia intimamente connessa al benessere delle persone e alla tutela dell’ambiente, secondo il principio dell’approccio One Health. Eppure, nonostante i progressi normativi, il cammino verso una protezione reale ed efficace degli animali in Italia appare ancora lungo e costellato di ostacoli. A dirlo è Legambiente, che alla vigilia di questa prima celebrazione ha diffuso il report “Mai più Green Hill. Verso un’Italia che vede la sofferenza”, un’analisi approfondita che mette in luce le contraddizioni di un sistema che fatica a trasformare i principi in pratica quotidiana.
I numeri: 112mila procedimenti in vent’anni ma solo 850 condanne l’anno
I dati elaborati dall’associazione ambientalista restituiscono il quadro aggiornato sui maltrattamenti contro gli animali. Tra il 2005 e il 2024 sono stati avviati circa 112mila procedimenti penali per delitti contro gli animali, quelli introdotti nel Codice penale nel 2004. Le statistiche Istat relative al 2011-2017 documentano 39.151 procedimenti, con una crescita media annua del 4,2%. Eppure, a fronte di questi numeri, nello stesso arco temporale si registrano appena 850 condanne all’anno presso le Corti d’Appello. La maggior parte dei procedimenti, circa il 70%, riguarda autori ignoti. Anche quando si arriva all’azione penale, oltre la metà dei casi si chiude senza condanna, spesso per prescrizione o per l’applicazione della ‘particolare tenuità del fatto’. C’è un altro dato che colpisce: nelle aule di tribunale i maltrattamenti contro gli animali compaiono fino a 380 volte meno rispetto ai delitti contro il patrimonio.
Un obbligo costituzionale incompiuto
Dal 2022 la Costituzione italiana, attraverso gli articoli 9 e 41, riconosce agli animali la qualità di esseri senzienti e affida alla Repubblica il compito di proteggerli. In sostanza lo Stato ha una responsabilità precisa: garantire tutela a soggetti fragili, privi di voce e di autonomia difensiva. Un principio che si colloca in continuità con la protezione riconosciuta alle persone vulnerabili e che dovrebbe tradursi in politiche strutturali, misurabili e continuative. Tuttavia, l’attuazione di questi principi procede a rilento. Persistono ostacoli normativi, come l’applicazione di alcune disposizioni processuali che finiscono per depotenziare l’azione repressiva contro i maltrattamenti animali. Ma soprattutto resistono barriere culturali profonde, che ostacolano l’integrazione delle evidenze scientifiche sulla sensibilità animale nelle prassi quotidiane e nelle politiche pubbliche.
Troppo pochi veterinari
Il report di Legambiente pone l’accento anche su altri due aspetti critici. Il primo riguarda la carenza di personale veterinario pubblico: in Italia operano solo circa 4.400-4.500 unità, un numero ampiamente insufficiente per garantire standard uniformi di prevenzione e cura su tutto il territorio nazionale. Le disuguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi sanitari veterinari contribuiscono ad ampliare il divario tra aree più servite e zone marginali, dove la protezione degli animali resta largamente affidata all’iniziativa individuale.
Educare le giovani generazioni
Il secondo aspetto riguarda i giovani. Secondo i dati Istat, MIUR e Servizio Sanitario Nazionale, circa il 15-20% dei ragazzi italiani tra i 15 e i 29 anni si trova in condizioni di vulnerabilità educativa e sociale. Un contesto che alimenta molte forme di violenza, inclusa quella contro gli animali. La mancanza di percorsi educativi strutturati sulla relazione con gli esseri viventi e sullo sviluppo di competenze empatiche rappresenta un vuoto importante, che andrebbe colmato attraverso interventi mirati capaci di raggiungere almeno il 10% della popolazione giovanile più esposta.
Verso una società più equa
La Giornata nazionale per la prevenzione veterinaria può rappresentare il momento giusto per invertire la rotta. Legambiente sottolinea come sia necessario andare oltre la semplice analisi delle criticità e costruire una strategia complessiva, che integri prevenzione culturale, educazione, potenziamento delle strutture pubbliche e rafforzamento dell’azione giudiziaria. Gli obiettivi: aumentare progressivamente il personale veterinario pubblico, ridurre le disuguaglianze territoriali, attivare programmi educativi nelle scuole e introdurre strumenti di monitoraggio e rendicontazione che rendano misurabili i progressi compiuti. Si tratta di azioni complementari, che richiedono la collaborazione tra istituzioni, professione medico-veterinaria e società civile. Perché proteggere gli animali significa costruire una comunità più giusta, responsabile e consapevole del legame che unisce tutte le forme di vita.
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