Dall’hinterland milanese al riconoscimento nazionale, un modello che trasforma il concetto di invecchiamento attivo
Quella di Domea è un’esperienza che, partita dal territorio di Cinisello Balsamo, ha in breve tempo raggiunto un riconoscimento oltre i confini dell’hinterland milanese. Recentemente, infatti, il Progetto è stato acclamato come caso di eccellenza alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, nel contesto di un percorso formativo dedicato alla vita indipendente in collaborazione con la Regione Toscana. Il riconoscimento pubblico di come il cohousing sociale possa diventare uno strumento concreto per trasformare il modo di pensare all’invecchiamento in Italia. “È un’occasione di confronto importante,” raccontano dal consorzio Ipis, che coordina la rete, “perché vede dialogare esperienze e modelli provenienti da diversi territori intorno a una domanda centrale. Ossia, come costruire sistemi capaci di sostenere veramente i progetti di vita delle persone”.
Un progetto per la buona vita
Per troppo tempo, la risposta alla fragilità e alla solitudine degli anziani è stata quella dell’istituzionalizzazione: le case di riposo, gli istituti residenziali dove gestire il “problema” del non autosufficienza. Il cohousing sociale proposto da Domea parte proprio da qui. Prevede la realizzazione di cinque abitazioni completamente accessibili, destinate a ospitare complessivamente dodici persone con disabilità e dieci anziani. Non è una struttura residenziale mascherata da progetto innovativo: è un vero e proprio modello abitativo dove persone con fragilità differenti condividono spazi comuni ma mantengono la loro autonomia abitativa. L’idea è fornire gli strumenti e i sostegni necessari affinché chi vive lì possa rimanere autonomo il più a lungo possibile, costruendo relazioni di interdipendenza e convivenza solidale. In altre parole, non si tratta di “non aver bisogno dell’altro,” ma di costruire insieme percorsi di mutuo aiuto e condivisione di abilità.
Il contesto: il grande cambio demografico
A Cinisello Balsamo gli over sessantacinque sono circa trentacinquemila, una cifra in costante aumento. Ancora più rilevante: in oltre un terzo delle famiglie è presente almeno una persona anziana. Sono numeri che raccontano di una trasformazione profonda della nostra società, una che non possiamo più affrontare con i modelli del passato. “Cambiamenti che rendono evidente la necessità di ripensare completamente i modelli di intervento,” spiega Riccardo Visentin, assessore alla Persona dell’Ambito. “Non soltanto in termini di assistenza, ma nella direzione di promuovere benessere, autonomia e invecchiamento attivo, contrastando il rischio di isolamento e sostenendo la partecipazione delle persone alla vita della comunità”.
La rete che lo rende possibile
Domea è il risultato di una rete robusta e consapevole. Insieme per il Sociale coordina l’iniziativa come capofila, mentre cooperativa Arcipelago Anffas, Solaris, Il Torpedone e Residenze del Sole portano competenze diverse e complementari. Anche i comuni di Bresso, Cinisello Balsamo, Cormano e Cusano Milanino si sono uniti per supportare l’iniziativa con risorse e volontà politica. È proprio questa multiformità che rende il cohousing sociale qualcosa di speciale. Non è solo uno spazio fisico, ma un sistema integrato dove la sanità, il sociale, il volontariato e il settore pubblico lavorano insieme con un obiettivo comune: restituire alle persone fragili il diritto a una vita che abbia senso.
Un nuovo paradigma per la fragilità
Il progetto rappresenta un cambio di paradigma, sancito anche a livello legislativo dalla Legge Delega nazionale 227/2011 e dalla Legge Regionale 25/2022. Si abbandona il modello assistenziale puro, dove l’unica prospettiva è alleviare il disagio della vecchiaia o della disabilità, e si entra in un nuovo orizzonte dove la persona con i suoi desideri, le sue esigenze e le sue capacità rimane al centro. Si passa in pratica da un sistema centrato sui servizi e sull’assistenza a uno centrato sulla costruzione di un progetto di vita personalizzato per ciascuno. Il progetto, finanziato con risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, avrebbe dovuto completarsi tra l’estate 2024 e la primavera 2025. Rappresenta un investimento concreto nel cambiamento del modello assistenziale italiano, uno che molti altri territori stanno guardando con interesse.
TUTTE LE ULTIME NOTIZIE SU SPAZIO50.ORG
© Riproduzione riservata
