Con 4.500 abitanti sospesi in mezzo all’oceano, la USS Gerald R. Ford è un piccolo paese che non dorme mai. Tra turni di dodici ore e il sole che non si vede per settimane, la vita dei marinai al servizio del “fulcro” della difesa americana
Le portaerei sono la macchina militare più complessa mai costruita dall’uomo. La marina degli Stati Uniti (US Navy) le definisce “il fulcro delle forze navali”. Sono tre cose insieme: una piattaforma strategica capace di proiettare la potenza statunitense ovunque nel mondo, una città galleggiante con migliaia di abitanti, una macchina industriale che funziona senza sosta, 24 ore al giorno, sette giorni su sette.
Davanti a una crisi, ricorda la Navy, la prima domanda dei presidenti americani è sempre la stessa: “Dove sono le portaerei?”. La USS Gerald R.Ford è la più grande nave da guerra mai varata: 337 metri di lunghezza, oltre centomila tonnellate di dislocamento, due reattori nucleari. Consegnata nel 2017 dai cantieri di Newport News, in Virginia, è costata tredici miliardi di dollari, quasi tre in più del preventivo. A bordo si imbarcano sessanta tipi di aeromobili: caccia F/A-18 Super Hornet, aerei radar E-2 Hawkeye, elicotteri, jet per la guerra elettronica.
Non solo Usa. Washington, con undici portaerei, resta la padrona del mare, più del resto del mondo messo insieme. La Cina ne ha tre – Liaoning, Shandong e la Fujian, varata nel 2022 con catapulte elettromagnetiche come la Ford – e punta a nove entro il 2035. La Francia dispone della Charles de Gaulle, unica nucleare al di fuori della flotta americana. Il Regno Unito schiera la HMS Queen Elizabeth e la HMS Prince of Wales, capaci di imbarcare i caccia F-35. L’India ha l’INS Vikramaditya e l’INS Vikrant; la Russia l’Admiral Kuznetsov, in riparazione da anni. L’Italia ha la Cavour, portaerei leggera che trasporta gli F-35.
L’equipaggio fisso della Ford è di 2.600 marinai. Con il gruppo aereo, piloti, tecnici e personale sanitario, la popolazione sale a 4.500. Le Nimitz, ancora spina dorsale americana, ne portano fino a 5.680. È la popolazione di un piccolo paese, in mezzo all’oceano per mesi. Mangiare è il primo problema.
Le cucine della Ford sfornano fino a 17mila pasti al giorno. La spesa, solo di cibo, è di oltre 50mila euro al giorno. Ogni 24 ore servono 720 chili di carne, 600 litri di latte, 20mila caffè. Le provviste arrivano in mare aperto, con cavi tesi a una nave appoggio: 180-320mila chili alla volta, ogni sette-dieci giorni. Dormire è il secondo. Gli arruolati condividono cameroni con cuccette sovrapposte in tre, fino a 60 persone per stanza. Gli ufficiali hanno cabine più strette ma silenziose. Le docce durano quattro minuti. Chi presta servizio sotto coperta può non vedere la luce del sole per settimane.
I turni standard sono di dodici ore, spesso di più. La nave non dorme mai. Ogni mansione è codificata dal colore della tuta: rosso per gli specialisti delle munizioni, verde per la manutenzione, marrone per i capi macchina dei velivoli, viola per i rifornitori di carburante, giallo per gli ufficiali del ponte. La gerarchia è visibile a colpo d’occhio. Sul ponte di volo si concentra il rischio. Decolli e appontaggi avvengono su una pista di poco più di 300 metri, in movimento, in mare aperto. Sulla Ford le catapulte elettromagnetiche EMALS, che hanno sostituito quelle a vapore in uso da settant’anni, lanciano un caccia da fermo a oltre 250 chilometri orari in due secondi.
Ogni errore può essere mortale. I costi non finiscono con la costruzione. Il capitano Henry J.Hendrix, analista del Center for a New American Security di Washington, un centro studi sulla difesa, ha calcolato che un gruppo da battaglia portaerei – nave, ala aerea, scorte, sottomarino – costa 6 milioni di euro al giorno. Stime più recenti, riferite alla sola Ford, salgono a 8 milioni.
La Ford ha lasciato Norfolk, in Virginia, a fine giugno 2025. A inizio aprile era al duecentottantunesimo giorno di mare. L’ammiraglio Daryl Caudle, capo delle operazioni navali, ha annunciato che la missione potrebbe toccare gli undici mesi, un record. «I nostri marinai capiscono l’importanza del loro servizio – ha detto Caudle -. Sono lontani da casa più del previsto perché il Paese ha bisogno di loro, pronti, in prima linea». A febbraio la Ford è entrata nel Mediterraneo orientale, passando per lo stretto di Gibilterra. Dalla fine di quel mese ha operato a sostegno di Epic Fury, la campagna americana e israeliana contro l’Iran. Insieme alla USS Abraham Lincoln, nel mar Arabico, mette in volo circa 150 velivoli.
È la prima prova di guerra ad alta intensità per la classe Ford. Non tutti applaudono. Il senatore democratico della Virginia, Tim Kaine, a marzo, in una lettera al segretario alla Marina, ha denunciato guasti agli impianti igienici a bordo. “Sono profondamente preoccupato per il logorio mentale e fisico che questo lungo dispiegamento sta provocando sul nostro personale – scrive Kaine -. I marinai e le loro famiglie sono spinti al punto di rottura da una nave che, nonostante i suoi tredici miliardi di costo, non garantisce standard di base di qualità della vita”. Le portaerei delle classi Nimitz e Ford sono progettate per restare in servizio cinquant’anni. Gli equipaggi cambiano. La macchina, no.
(dal numero della rivista 50&Più Giugno)
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