Tra mercati storici e sogni d’infanzia, la storia di una giovane catanese che ha rifiutato la rassegnazione. Dal successo di Riciclemi all’invito a riscoprire la determinazione: «Se si vuole restare accanto alle proprie radici, oggi costruire qualcosa di importante è possibile»
«I siciliani devono scrollarsi di dosso il disfattismo e riscoprire la forza di credere nelle proprie possibilità, perché “volere è potere” non è solo un modo di dire, ma un principio che può davvero trasformarsi in realtà. Con impegno e determinazione, anche partendo dalla propria terra e dalle difficoltà quotidiane, è possibile costruire qualcosa di importante e dare forma ai propri sogni». A Catania, tra le voci vivaci dei mercati storici pullulanti di vita e la brezza salmastra che soffia dal mare, Noemi Privitera, classe 1994, mamma di Riciclemi, un progetto di moda sostenibile, custodisce ancora una scatola piena di diari segreti. Pagine ingiallite, copertine rovinate dal tempo, parole scritte con la calligrafia incerta di una ragazzina che cerca di immaginare e disegnare il proprio futuro. Ogni tanto, li apre e sorride leggendo quelle confessioni adolescenziali. «Da piccina sognavo – dice in premessa – di avere una famiglia composta da un bel marito e dei figli; a volte, di fare l’avvocatessa – cito testualmente -, altre la commercialista, perché dicevo di voler esser utile alle persone. Devo dire che ci ho provato, non si può dire il contrario. Ma come sovente accade, la realtà può essere più deludente delle aspettative. E così, ho trovato un altro modo per rendermi utile. Senza rimpianti. Un modo meno convenzionale. Oggi il mio lavoro ha un forte impatto positivo sull’ambiente. A Catania, tra l’altro, organizzo il Vintage Market, evento a cui partecipano altre persone che danno pure loro un contributo. È inoltre un modo per offrire un lavoro. Poi c’è stata la fase in cui volevo diventare una star di Hollywood, come tutti i bambini della mia generazione forse, ma per questo non ci spero più». Noemi è sempre stata una ragazza solare, energica, «nel bene e nel male», come dice lei stessa con una punta di ironia. Razionale, ma anche profondamente sensibile. Una di quelle persone che si pongono mille domande e che sentono il bisogno di trovare un senso autentico alle cose. Si forma al liceo classico “Ettore Majorana” di Catania e poi si laurea in Giurisprudenza con il massimo dei voti, in corso. «Ero una secchiona – racconta senza vergogna -. Studiare è bello, non necessariamente per lavorare. Si possono infatti studiare cose solo per il piacere di apprendere. Per curiosità». Per anni la sua vita sembra seguire un percorso preciso: università, tirocinio. Tutto ordinato. Tutto già deciso. Eppure, dentro di lei, qualcosa non smette di muoversi. Poi arriva il 2020. Un anno impresso nella memoria collettiva. Il mondo si ferma improvvisamente. La pandemia sospende tutti i concorsi pubblici per i laureati in Giurisprudenza e la ragazza, appena uscita dall’università e vicina alla conclusione del tirocinio, si ritrova davanti a un vuoto che non aveva assolutamente previsto. «Ho passato – ricorda – gli ultimi dieci anni della mia vita sui libri. All’inizio, ad essere sincera, mi sembrava strano anche solo pensare di potere fare qualcos’altro». Le giornate scorrono lente, piene di incertezza. Ma è proprio in quel silenzio forzato che accade qualcosa di inatteso. Nel suo armadio ci sono decine e decine di vestiti accumulati negli anni. Abiti dimenticati, gonne mai indossate, giacche vintage che sembrano uscite da un’altra epoca. Così, quasi per necessità, inizia a venderli online. «Ne ho così tanti – sussurrò guardandosi allo specchio – che potrei vivere di rendita del mio armadio per un anno intero». Crea una pagina Instagram con un nome nato quasi per gioco: ‘Riciclemi’. Una crasi che include il suo nome e il progetto, in onore ai suoi studi classici. All’inizio serve soltanto a mostrare i vestiti alle amiche. Nessun grande piano, nessun business plan perfetto. Solo intuizione, creatività e voglia di reinventarsi. Ma, dietro quei vestiti usati, la giovane scruta molto di più. Vede storie da continuare. Vede sprechi da evitare. Vede la possibilità di creare una moda diversa. E, oggi, il suo è un progetto imprenditoriale a lungo termine. Così comincia a scovare in giro il bello e a dare nuova vita agli abiti attraverso il riciclo creativo. Ogni pezzo è diverso, imperfetto, autentico. Molti le chiedono come sia possibile passare dal mondo di giurisprudenza alla moda vintage e lei inarca un sorriso e pesa le parole. «Credo che parte della mia crescita personale risieda proprio in questa consapevolezza: si possono fare lavori per cui non serve una laurea». Poi aggiunge: «Oltre che nella consapevolezza di me stessa, di chi voglio essere e di quello che mi piace fare per garantirmi quel poco di serenità che mi permetta di non avere perennemente la gastrite». La siciliana fa capire anche un cosa importante. Combattere il fast fashion (moda veloce, ndr) significa adottare un approccio più consapevole e sostenibile all’abbigliamento, rifiutando il modello della “moda veloce” basato su produzione di massa, bassi costi, sfruttamento lavorativo e alto impatto ambientale. E i social?: «Sono molto utili per tantissimi lavori oggi, ma non bisogna lasciarsi incantare dalle lucine come falene stordite. Prima di tutto ci vuole un’idea reale, un piano concreto – anche se abbozzato – una visione. Se c’è quella, i social diventano mezzi di comunicazione e di pubblicità straordinari per tante attività lavorative, non solo quelle in ambito digitale. E sì, sono anche uno strumento per veicolare messaggi di sostenibilità, tra gli altri. Ma anche qui occorre essere intellettualmente onesti, di larghe vedute, soprattutto sinceri, altrimenti si finisce per mandare al mondo slogan vuoti». E oggi, chiuso il diario, ecco ciò che direbbe alla Noemi adolescente: «Fidati di te – conclude -. A volte, dietro ai tuoi passatempi preferiti, si nasconde ciò che sai fare meglio. Se vuoi restare nella tua terra, accanto ai tuoi genitori, lo puoi fare. Se invece credi che la tua strada sia altrove, vai: il mondo oggi si offre come una piccola piazza di paese». Un consiglio, in fondo, che vale anche per altri giovani che cercano il loro posto nel mondo.
(dal numero della rivista 50&Più Giugno)
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