l 23% dei ragazzi italiani è vittima o testimone di violenze online, ma solo il 5% chiede aiuto. Il progetto Educyber Generations del Moige arriva a Genova per rompere il muro dell’omertà digitale.
Genova, una tappa contro il silenzio
Il Moige ha fatto tappa a Genova, all’Istituto Gaslini Meucci, portando con sé numeri che fanno riflettere e qualche risposta concreta.
Il progetto si chiama “Educyber Generations” ed è promosso dal Movimento Italiano Genitori per contrastare il bullismo digitale e i rischi della rete. All’evento hanno partecipato la sindaca Silvia Salis, il direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Liguria Antimo Ponticiello, Antonio Affinita direttore generale e cofondatore del Moige, e Gabriele Baroni, dirigente scolastico dell’istituto ospitante.
Gli psicologi dell’unità mobile, Sara Valente e Francesco Centrone, hanno condotto durante l’orario scolastico sessioni formative dedicate agli studenti, lavorando direttamente con i ragazzi sui temi della sicurezza digitale e dell’uso consapevole della rete.
Cyberbullismo significa vittime, testimoni e silenzio
I dati raccolti dal Moige dipingono un quadro tutt’altro che rassicurante. Il 7% dei ragazzi dichiara di essere stato vittima diretta di cyberbullismo, mentre il 16% ha assistito come testimone a episodi di violenza online. Sommando questi due gruppi si arriva a quel 23% che il Moige ha messo al centro della sua comunicazione. Ma è la risposta a questi episodi il dato più inquietante: solo il 12% dei ragazzi interviene in difesa della vittima, appena il 5% segnala l’accaduto a un adulto, e il 7% non fa semplicemente nulla. Un silenzio che alimenta il problema invece di spegnerlo.
I comportamenti scorretti più frequenti comprendono esclusioni dai gruppi di chat, pettegolezzi, insulti e hate speech (linguaggio d’odio ndr.): il 29% dei ragazzi ha subito o assistito direttamente a questi episodi, e un ulteriore 36% riferisce che avvengono, ma in modo occasionale.
Schermi accesi, guardia abbassata
Il tempo che i ragazzi trascorrono online è un altro fattore che pesa. Il 55% sta connesso almeno tre ore al giorno al di fuori dell’orario scolastico, e il 14% supera le cinque ore quotidiane. Il dispositivo quasi universale è lo smartphone, usato dal 93% degli intervistati. Non è solo una questione di tempo: il 43% dei ragazzi riceve richiami frequenti dai familiari per l’uso eccessivo, e soltanto il 22% riesce a stare lontano dagli schermi senza avvertire ansia.
I social network raccolgono il 94% degli utenti del campione. WhatsApp guida con l’87% di utilizzo, poi TikTok (58%), Instagram (57%) e YouTube (55%). Il 64% si dichiara attivo sui social, e il 63% usa la propria identità reale. Ma è proprio qui che emergono alcune delle vulnerabilità più serie: il 30% accetta richieste di amicizia da sconosciuti, e il 23% ha incontrato di persona qualcuno conosciuto solo online. Tra i 15-17enni questa percentuale sale al 31%.
Intelligenza artificiale, fake news e privacy
Il rapporto dei giovani con l’intelligenza artificiale è in crescita rapida ma senza un’adeguata educazione al suo utilizzo. Il 51% la usa regolarmente, percentuale che sale al 71% tra gli studenti delle superiori. Il 29% la impiega spesso per fare i compiti (54% tra i 15-17enni).
Eppure solo il 21% ha ricevuto una formazione adeguata sui rischi e le potenzialità dell’IA, e il 33% ha ricevuto informazioni errate dagli strumenti stessi .
Sul tema delle fake news, il 48% dei ragazzi ammette di essere caduto almeno occasionalmente in notizie false, nonostante il 52% dichiari di verificare sempre le fonti. Solo il 35% considera attendibile ciò che legge online. La protezione dei dati personali mostra lacune simili: solo il 47% discute regolarmente delle impostazioni di privacy con adulti di riferimento, e la stessa percentuale ha attivato filtri per limitare contenuti inappropriati. Significativo che il 49% dei ragazzi ritenga che le piattaforme social non proteggano adeguatamente i dati dei minori, mentre appena il 10% si fida delle misure adottate dai grandi social network.
Le voci di chi era in sala
“I minori trascorrono sempre più tempo online, dove visibilità e follower diventano misura del valore personale”, ha detto Antonio Affinita, direttore generale del Moige”. Per inseguire la popolarità abbassano la guardia, mettendo a rischio sicurezza e privacy. Serve un impegno condiviso che non imponga solo divieti, ma insegni a comprendere e usare responsabilmente gli strumenti del futuro”.
La sindaca Silvia Salis è intervenuta, anche a partire da un’esperienza personale: “Sarebbe sbagliato pensare al cyberbullismo come a una questione virtuale, perché produce conseguenze reali sulla vita e sulla crescita di molti ragazzi. Il dato più preoccupante è quello che riguarda il silenzio: troppi giovani subiscono o restano soli, senza trovare forza o strumenti per chiedere aiuto”.
La sindaca ha poi ricordato di aver subito insulti sessisti online e di aver scelto di denunciare: “Denunciare è un passaggio necessario per rompere il silenzio, serve a proteggere sé stessi e ad aiutare gli altri a non sentirsi soli. Dobbiamo affermare con chiarezza che ogni profilo social corrisponde a una persona e che ogni parola scritta online comporta una responsabilità”.
Antimo Ponticiello ha insistito sulla necessità di promuovere “anche in rete una cultura del rispetto e della tutela della persona, favorendo la creazione di spazi virtuali aperti e inclusivi”. Gabriele Baroni, dirigente scolastico del Meucci, ha ribadito che “non c’è luogo migliore della scuola per trattare il tema del cyberbullismo, perché la scuola è il luogo dove poter dare un senso e crescere, confrontandosi con tutti gli aspetti della vita”.
Un progetto che lavora sul campo
Educyber Generations non si esaurisce in una giornata di convegno. L’obiettivo del Moige è formare gruppi di studenti che opereranno stabilmente nei propri istituti, in collaborazione con docenti, famiglie e forze dell’ordine, per creare una rete di supporto tra pari e costruire consapevolezza dall’interno.
Per chi ha bisogno di segnalare o chiedere aiuto, il Moige ha attivato un numero di messaggistica (il 3331122112) pensato per essere facilmente memorizzabile anche dai più giovani, affiancato dal numero verde 800 93 70 70, attivo per genitori, minori e insegnanti.
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