Il designatore di Serie A e B si è autosospeso dopo l’avviso di garanzia della Procura di Milano. Al centro alcune partite della stagione 2024/25, presunte pressioni in sala Var e designazioni pilotate in favore dell’Inter, che però non risulta indagata.
Il calcio italiano di nuovo sotto accusa
È bastato un fine settimana per riportare il calcio italiano in una delle sue stagioni più buie. Il designatore arbitrale della Serie A e della Serie B, Gianluca Rocchi, ha ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura di Milano ed è stato iscritto nel registro degli indagati per concorso in frode sportiva.
L’ipotesi accusatoria, coordinata dal pubblico ministero Maurizio Ascione, è pesante: Rocchi avrebbe esercitato pressioni dirette su alcuni arbitri e avrebbe orientato le designazioni dei direttori di gara in favore dell’Inter. Una volta appresa la notizia, il designatore ha scelto di autosospendersi dall’incarico. Con lui ha fatto lo stesso Andrea Gervasoni, supervisore Var, anch’egli raggiunto da un avviso di garanzia. Il prossimo 30 aprile Rocchi sarà interrogato dallo stesso pm Ascione.
Chi sono gli indagati e di cosa sono accusati
Gli indagati accertati al momento sono cinque, tutti appartenenti al mondo arbitrale. Oltre a Rocchi e Gervasoni, risultano coinvolti l’assistente arbitrale Daniele Paterna e altri due assistenti in sala Var: Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca. Non è escluso che il numero possa crescere nelle prossime settimane, visto che l’inchiesta è ancora in piena espansione.
Le accuse, nel dettaglio, riguardano alcune partite della stagione 2024/25 e una della precedente. A Rocchi si contesta di aver combinato la designazione dell’arbitro Andrea Colombo per Bologna-Inter dell’aprile 2025 (gara vinta dai rossoblù 1-0), ritenuto gradito al club nerazzurro. Analoga accusa per la designazione di Daniele Doveri nella semifinale di Coppa Italia tra Milan e Inter, manovra che secondo l’accusa avrebbe influenzato anche le designazioni successive.
Il caso forse più concreto e circostanziato riguarda Udinese-Parma del primo marzo 2025: Rocchi avrebbe violato il protocollo Var, presentandosi fisicamente a Lissone e inducendo l’arbitro Fabio Maresca a effettuare una revisione al monitor che portò alla concessione di un rigore all’Udinese. Una procedura che, per regolamento, dovrebbe essere del tutto autonoma rispetto a qualsiasi interferenza esterna.
Gervasoni è invece accusato di aver fatto pressioni sull’addetto Var Luigi Nasca durante Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025, partita di Serie B. Nasca compare anche in un altro episodio, insieme a Di Vuolo, relativo a Inter-Verona del 6 gennaio 2024: la partita in cui Alessandro Bastoni colpì con una gomitata il giocatore avversario Duda senza che il direttore di gara intervenisse.
Un episodio che aveva già fatto discutere all’epoca e che ora torna sotto la lente degli inquirenti.
Cos’è il concorso in frode sportiva
Per capire la portata dell’inchiesta, vale la pena spiegare di cosa si tratta sul piano legale. Il reato di concorso in frode sportiva si configura quando qualcuno offre, promette o garantisce un vantaggio, non necessariamente economico, a chi partecipa a una competizione riconosciuta dal Coni o da altri enti sportivi dello Stato, al fine di alterarne il risultato.
Non occorre che il risultato venga effettivamente falsato: basta il tentativo di condizionarlo. Si tratta di un reato penale, punito con la reclusione da due a sei anni e con una multa fino a 4.000 euro. La parola “concorso” indica che il reato viene contestato a più soggetti che avrebbero agito insieme, anche se con ruoli diversi.
Come è nata l’inchiesta e il ruolo della Figc
Tutto parte da una denuncia presentata nella primavera del 2025 da Domenico Rocca, ex assistente arbitrale, ad Antonio Zappi, presidente dell’Associazione Italiana Arbitri. Zappi girò immediatamente il fascicolo alla Procura federale della Figc. Il procuratore federale Giuseppe Chiné, però, non rilevò elementi sufficienti per andare avanti e optò per l’archiviazione, decisione confermata anche dalla Procura generale dello Sport del Coni, presieduta da Ugo Taucer.
A quel punto la palla passò alla Procura ordinaria di Milano, che ha lavorato in silenzio per oltre un anno prima di notificare gli avvisi di garanzia. Ora che l’inchiesta è diventata pubblica, anche Taucer ha chiesto a Chiné di acquisire gli atti depositati a Milano, aprendo concretamente la possibilità di una riapertura del procedimento sportivo.
Chiné, nel frattempo, ha tenuto a precisare che la Procura federale aveva ricevuto soltanto l’esposto di Rocca relativo all’episodio della sala Var di Udinese-Parma, definendo “fantasiose” le ricostruzioni circolate in questi giorni.
Inter estranea
Un punto che gli inquirenti hanno tenuto a chiarire subito: né l’Inter né i suoi dirigenti risultano iscritti nel registro degli indagati. Il club nerazzurro, in questa fase, è citato esclusivamente come soggetto che avrebbe beneficiato delle presunte manovre, senza esserne parte attiva secondo le carte della Procura.
Il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta è intervenuto sulla questione prima della partita contro il Torino: “Noi non abbiamo arbitri graditi o non graditi. Sappiamo di aver agito nella massima correttezza, questo è il dato più importante che deve tranquillizzare tutti. Nella scorsa annata abbiamo oggettivamente avuto decisioni avverse anche acclarate, mi riferisco ad esempio al rigore di Inter-Roma. Sono tranquillo, siamo estranei e lo saremo in futuro”.
Il paragone con Calciopoli
Il richiamo a Calciopoli è già comparso in molti commenti. Ma chi conosce bene il mondo federale invita alla prudenza. Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti e possibile candidato alla guida della Figc, ha dichiarato: “Siamo in una fase assolutamente iniziale, in cui sarebbe un errore dare giudizi su situazioni che non conosciamo ancora. C’è massima fiducia nella giustizia sportiva e in quella ordinaria.”
È una posizione che riflette, più in generale, lo stato di un’inchiesta che resta per molti versi ancora aperta: gli atti riguardano 4-5 partite, non coinvolgono gare della stagione in corso e le identità di alcuni indagati restano riservate. Quel che è certo è che nei prossimi giorni, e soprattutto dopo l’interrogatorio di Rocchi fissato per il 30 aprile, il quadro potrebbe cambiare in modo significativo.
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