Tredici itinerari sulle tracce di donne memorabili e dei luoghi che le rappresentano. Un’iniziativa del Comune e dell’Arcidiocesi partenopea riscrive al femminile la storia della città.
Il progetto Destinazione Donna
In pochi casi, come in quello di Napoli, la storia di una città è tanto legata al “femminile”, alle vicende e alle tracce delle donne che l’hanno abitata. È a questo legame profondo, spesso silenzioso e talvolta perfino misconosciuto, che guarda il progetto Destinazione Donna, messo a punto in simbiosi dal Comune e dall’Arcidiocesi per fare luce su circostanze più o meno note e fortemente simboliche della storia cittadina.
L’edizione del 2026, la seconda, propone tredici itinerari culturali e religiosi che esplorano il “potere” esercitato nei secoli dalle donne, attraverso l’opera di educazione, la testimonianza di fede e la cura materiale e spirituale della comunità. Conventi, scuole, istituzioni educative e sociali sono spesso state il frutto di iniziative femminili e restano ancora oggi un punto di riferimento per la città di Napoli e non solo.
Dalle Regine Angioine alle “Regine senza Corona”
Nel corso di 54 incontri, cominciati a marzo e previsti fino a novembre (il programma completo è consultabile sul sito del Comune di Napoli), verranno celebrate figure storiche più o meno note e lontane nel tempo.
Si va dalla sovrana Giovanna II d’Angiò, donna di lettere, di misteri e trasgressioni (secondo la voce popolare), alla “regina in bilico” Giovanna I d’Angiò, grande modernizzatrice del XIV secolo, e alle altre consorti angioine Sancia di Maiorca e Margherita di Durazzo. E ancora si parlerà della regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, tredicesima figlia dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, moglie di Ferdinando IV di Borbone, campionessa del dispotismo illuminato nella seconda metà del Settecento ma implacabile fustigatrice della Repubblica Napoletana, e di Elena d’Aosta, moglie del duca Emanuele Filiberto, infermiera durante la prima guerra mondiale, unico membro della famiglia Savoia autorizzato a risiedere in Italia dopo la proclamazione della Repubblica, che abitò a Napoli dal 1905 fino alla morte nel 1951 e donò alla Biblioteca Nazionale il prezioso “Fondo Aosta”.
Ampio spazio verrà riservato anche alle “regine senza corona” come Guerriera Guerrieri, bibliotecaria capo della Biblioteca Nazionale, strenua protettrice del suo patrimonio durante i drammatici rivolgimenti della seconda guerra mondiale, o Nina Moscati, sorella del “medico santo” Giuseppe Moscati, sua stretta collaboratrice e direttrice dell’Opera della Conservazione della Fede. Senza dimenticare suor Orsola Benincasa, benemerita nel campo dell’educazione nella Napoli a cavallo tra Cinquecento e Seicento, fondatrice di due ordini religiosi, oggi ricordata da un istituto universitario che porta il suo nome.
Luoghi d’arte e cultura aperti al pubblico
Gli itinerari toccheranno autentici fiori all’occhiello del patrimonio artistico e architettonico napoletano, come la Biblioteca Nazionale, il Museo Archeologico, il Conservatorio San Pietro a Majella, i complessi monastici di San Gregorio Armeno e Suor Orsola Benincasa, la Basilica del Gesù Nuovo e il Complesso Monumentale di Santa Chiara, affiancati da località meno conosciute come l’Ospedale della Pace, la Chiesa di San Giovanni a Carbonara, le chiese “nascoste” di Santa Maria Avvocata, Santa Maria a Costantinopoli, Santa Maria Donnaromita e la splendida Chiesa di Santa Maria di Donnalbina, normalmente interdetta al pubblico.
Accanto alle visite (a cadenza settimanale, con prenotazione obbligatoria su Eventbrite a cura dell’associazione Incantarea) sono previsti la proiezione del docufilm RAI “Il Giubileo delle Donne”, il 29 aprile presso il complesso monastico di Suor Orsola Benincasa, il laboratorio “La parola alle donne. Quando il potere si fa cura” (dal 19 al 21 giugno), il convegno “Donna, autorevolezza e potere” (dal 30 ottobre all’1 novembre) e cinque incontri musicali (tra il 23 maggio e il 30 ottobre) dedicati alle donne compositrici di musica sacra e profana.
Napoli, tra storia e turismo esperienziale
Con questa articolata iniziativa, in qualche misura, Napoli “riequilibra” la propria storia. La rende più ricca e la riassesta, incorporando nella sua narrazione contributi rimasti per troppo tempo ai margini.
Prova anche a rinnovare la sua tradizione di luogo di incontro e scambio, non solo commerciale, e insieme ad assecondare una tendenza evidente del turismo contemporaneo: non limitarsi a visitare i luoghi, ma provare ad “abitarli”, ad assorbirne l’atmosfera attraverso la conoscenza delle vicende che li hanno plasmati e trasformati.
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