Dal 19 giugno scatta il divieto di chiamate commerciali non autorizzate nel settore energetico. Cambia l’onere della prova e arrivano numeri identificabili per le società
Stop al telemarketing aggressivo
Non più promesse vaghe o annunci destinati a restare lettera morta, ma una scadenza precisa: il 19 giugno 2026. Da quel giorno diventeranno operative le nuove disposizioni del decreto Bollette, convertito in legge e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 18 aprile scorso, che cambiano radicalmente le regole del gioco per le telefonate commerciali nel settore dell’energia. Le società che forniscono luce e gas non potranno più contattare i consumatori (né per telefono né via messaggio) per proporre contratti, a meno che l’utente non abbia dato esplicito via libera.
Un cambiamento atteso da anni, che arriva dopo una stagione di telefonate ossessive, spesso a qualsiasi ora del giorno, che hanno esasperato milioni di famiglie italiane.
La norma modifica l’articolo 51 del Codice del Consumo, introducendo il comma 8 bis, che vieta appunto le sollecitazioni commerciali telefoniche per i contratti di energia elettrica e gas.
Cosa cambia concretamente per i consumatori
Senza consenso esplicito del consumatore, nessuna chiamata è ammessa. Le aziende energetiche potranno contattare un cliente solo se quest’ultimo ha presentato una richiesta diretta attraverso i canali ufficiali del fornitore, oppure se, già essendo cliente, ha espressamente autorizzato la ricezione di proposte commerciali. In tutti gli altri casi, il silenzio va interpretato come un no.
Ma la vera novità, quella destinata a fare la differenza nei contenziosi quotidiani, sta nel comma 8 ter, che stabilisce la nullità dei contratti stipulati in violazione delle nuove regole. Tradotto in termini pratici: se una società chiama senza avere il consenso e l’utente, magari preso alla sprovvista, finisce per sottoscrivere un contratto, quell’accordo non vale nulla dal punto di vista legale. Può essere annullato. E soprattutto, a dover dimostrare che tutto è avvenuto nel rispetto delle norme non sarà il consumatore, ma l’azienda fornitrice. L’onere della prova si sposta, ed è un cambio di paradigma non da poco.
Numeri identificabili e poteri ad Agcom
Il decreto introduce anche un secondo filone di novità, che riguarda la trasparenza delle chiamate.
Le società saranno obbligate a contattare i consumatori da numeri telefonici che le identifichino in modo univoco. Niente più chiamate da numerazioni sconosciute, anonimi o manipolati. Su questo punto, però, servono ancora interventi tecnici da parte di Agcom e del Garante per la Privacy prima che la misura diventi pienamente operativa.
Agcom ha già avviato, a dicembre 2025, una consultazione pubblica sulla proposta di modifica del Piano di numerazione, volta a introdurre l’utilizzo di numerazioni brevi come numero chiamante per le attività di telemarketing e teleselling.
Nel frattempo, l’Autorità potrà intervenire direttamente: se durante un’attività istruttoria, avviata d’ufficio o su segnalazione dei consumatori, accerta che le chiamate provengono da numeri diversi da quelli assegnati al professionista, può ordinare al gestore telefonico la sospensione immediata delle linee coinvolte. Anche il Garante della Privacy potrà chiedere ad Agcom di procedere in tal senso se riceve un numero significativo di segnalazioni relative a chiamate effettuate senza previo consenso.
Queste misure si aggiungono al blocco “anti-spoofing” già scattato nel 2025, che aveva messo fuori gioco la pratica di mascherare le chiamate dietro falsi numeri fissi italiani.
Il fronte delle sanzioni e la risposta del mercato
La questione ha risvolti molto concreti per il mercato energetico. Negli ultimi anni l’Antitrust aveva già aperto procedimenti contro sette società per pratiche di telemarketing scorrette, e Agcom aveva dichiarato che a novembre 2025 era stato bloccato il 50% delle chiamate indesiderate grazie ai nuovi strumenti a disposizione. Non si parla di qualche telefonata scomoda, ma di un sistema strutturato che ogni giorno bombardava le utenze domestiche.
Con la nuova legge, le aziende che non si adeguano rischiano non solo sanzioni, ma la perdita definitiva dei contratti conclusi irregolarmente; un deterrente economico ben più pesante di qualsiasi multa amministrativa.
Una tutela reale (anche se non totale)
Le telefonate commerciali però, non scompariranno. Chi ha già dato il consenso a essere ricontattato dal proprio fornitore potrà ancora ricevere proposte. Il punto è che d’ora in poi quella autorizzazione dovrà esistere davvero, essere documentata, e il peso di dimostrarlo spetterà all’azienda, non al cittadino. Per chi invece non ha mai autorizzato nulla, il muro sarà più alto e, soprattutto, chi prova a scavalcarlo si espone a conseguenze concrete.
Le norme che entreranno in vigore il 19 giugno segnano un punto di svolta nel rapporto tra fornitori di energia e consumatori italiani. Non è la fine del telemarketing energetico, ma è la fine della sua versione più “selvaggia”, quella in cui l’utente partiva già in posizione di svantaggio.
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