Gli incidenti nel tragitto casa-lavoro crescono e diventano la nuova emergenza della sicurezza sul lavoro. I dati INAIL e la Fondazione Consulenti del Lavoro tracciano un quadro preoccupante, con il Lazio in testa per incidenza e il Veneto primo per morti.
Meno infortuni in azienda, più rischi sulla strada
Qualcosa sta cambiando nella geografia degli infortuni sul lavoro in Italia, e non è necessariamente una buona notizia. I dati elaborati dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro su rilevazioni INAIL mostrano un’inversione di tendenza che merita attenzione. Gli incidenti all’interno dei luoghi di lavoro sono diminuiti, segnale che le misure di prevenzione degli ultimi anni hanno prodotto risultati, ma parallelamente cresce il numero degli infortuni che avvengono fuori dalle aziende, lungo le strade percorse ogni giorno da milioni di lavoratori.
Il fenomeno degli infortuni in itinere, cioè quelli che accadono nel tragitto di andata e ritorno tra casa e posto di lavoro, è diventato una delle principali preoccupazioni in materia di sicurezza occupazionale.
Il report, intitolato L’incidentalità in itinere – Dati e tendenze, è stato diffuso alla vigilia della Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro del 28 aprile ed è un’anticipazione dello studio completo che sarà presentato al Forum Salute e Sicurezza, organizzato in collaborazione con INAIL nell’ambito dl Festival del Lavoro in programma a Roma dal 21 al 23 maggio 2025.
Tra il 2022 e il 2024, gli infortuni in itinere sono aumentati dell’8,8%. E nel 2025, stando ai dati ancora provvisori pubblicati da INAIL a dicembre, l’incremento rispetto all’anno precedente si attesta al 3,2%, con quasi 99.939 casi registrati, valore che supera i livelli pre-pandemici del 2019.
Roma prima per casi
Sul piano territoriale, è Roma a guidare la classifica con 9.444 infortuni in itinere registrati nel 2024, il numero più alto tra tutte le province italiane. Ma il dato che colpisce maggiormente riguarda i decessi: nella Capitale, nel triennio 2022-2024 si sono contati 86 morti in itinere, pari al 35,5% di tutte le morti sul lavoro nel territorio. Dopo Roma seguono Milano, Firenze, Genova e Torino, tutte realtà urbane caratterizzate da flussi pendolari intensi e reti di trasporto sotto pressione.
A livello regionale, il Lazio registra l’incidenza più alta in assoluto, con il 26% degli infortuni totali riconducibili agli spostamenti casa-lavoro. Per i soli casi mortali, invece, è il Veneto a presentare il dato peggiore, seguito da Lazio e Friuli Venezia Giulia. I dati INAIL del 2025 confermano la tendenza: le denunce mortali in itinere sono salite del 4,6% rispetto all’anno precedente, con un incremento concentrato soprattutto nel comparto Industria e Servizi.
Pendolarismo, età e smart working, i fattori strutturali
Il fenomeno non si spiega soltanto con la pericolosità del traffico. Dietro i numeri c’è un insieme di fattori strutturali che si combinano e si amplificano.
Prima di tutto il pendolarismo: la frequenza e la durata degli spostamenti quotidiani aumentano l’esposizione al rischio in modo direttamente proporzionale. A questo si aggiunge lo stress da percorrenza, la stanchezza accumulata, le condizioni meteo e la qualità delle infrastrutture.
Un elemento che emerge con forza dall’analisi è l’invecchiamento della forza lavoro. Gli over 55 rappresentano il 21,1% degli infortunati in itinere, ma arrivano a costituire circa il 34% delle vittime. In altre parole, l’età avanzata amplifica la vulnerabilità e le conseguenze degli incidenti. I dati INAIL 2025 confermano questa lettura: l’incremento dei decessi in occasione di lavoro riguarda in modo marcato la fascia 55-64 anni, passata da 279 a 300 casi.
C’è poi il nodo dello smart working, che in Italia rimane ancora una pratica minoritaria. Secondo le rilevazioni, quasi l’80% degli occupati lavora sempre in presenza, mentre solo il 21% ha accesso al lavoro da remoto. Una quota che si confronta sfavorevolmente con la media europea, ferma al 34%. Lavorare da casa almeno una parte della settimana riduce meccanicamente il numero di spostamenti e, di conseguenza, il rischio di incidenti in itinere.
La proposta
Di fronte a questi dati, i Consulenti del Lavoro avanzano una proposta concreta. L’attuale approccio normativo alla sicurezza sul lavoro, pur efficace per ridurre gli incidenti dentro le aziende, mostra i propri limiti quando il rischio si sposta all’esterno.
Per questo motivo, la Fondazione Studi indica l’opportunità di inserire il rischio stradale nel DVR (il Documento di Valutazione dei Rischi che ogni azienda è tenuta a redigere ndr.), adeguando così gli strumenti di tutela a una realtà che è cambiata. L’INAIL, dal canto suo, ha già stanziato 24 milioni di euro per progetti di formazione e informazione focalizzati sui rischi legati alla nuova mobilità e agli spostamenti in itinere, riconoscendo esplicitamente che il tragitto casa-lavoro è diventato un fronte aperto della sicurezza occupazionale.
La quota degli infortuni fuori dall’azienda, sommando quelli in itinere a quelli avvenuti con mezzo di trasporto durante l’attività lavorativa, ha raggiunto nel 2024 quota 117.000 casi, pari al 22,8% del totale: il valore più alto dell’intero quinquennio 2020-2024.
Un dato che, da solo, misura la portata del cambiamento in atto e la necessità di adeguare regole e strumenti di prevenzione a un contesto lavorativo sempre più mobile, distribuito e, per questo, più difficile da proteggere.
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