Nuovi rincari su sigarette e tabacco trinciato in vigore da oggi: aumenti fino a 50 centesimi a pacchetto colpiscono marchi economici e premium. È la quarta tranche dall’inizio dell’anno, in un piano fiscale che durerà fino al 2028.
Il piano sulle accise corre spedito
Da mercoledì 15 aprile, fumare costa ancora di più. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha ufficializzato con apposita circolare una nuova tornata di aumenti sui prezzi di sigarette e tabacco trinciato, la quarta dall’inizio dell’anno. Un ritmo serrato (per ora un rincaro al mese, ogni volta su marchi diversi) che rende concreta e tangibile la strategia fiscale contenuta nella Legge di Bilancio: alzare progressivamente le accise sul tabacco fino al 2028.
L’accisa minima sulle sigarette era fissata a 29,50 euro per mille pezzi nel 2025; quest’anno sale a 32 euro, e nei prossimi anni è destinata a crescere ulteriormente. Non si tratta di ritocchi isolati, ma di un percorso pianificato e già definito nei suoi passaggi futuri.
Quali marchi aumentano oggi e di quanto
I rincari di oggi riguardano un gruppo di marchi preciso, consultabili da questa tabella. Tra le sigarette coinvolte ci sono Jps, Peter Stuyvesant, Gauloises, Davidoff e West, mentre nei mesi scorsi erano stati interessati Lucky Strike, Marlboro, Philip Morris, Camel, Chesterfield e Winston, tra gli altri. Gli aumenti oscillano tra i 20 e i 50 centesimi a pacchetto a seconda del prodotto.
Nessuno dei marchi colpiti scende sotto i 5,20 euro a pacchetto. West Original e West Blue si attestano esattamente su quella soglia, mentre le varianti Jps arrivano a 5,50 euro. Peter Stuyvesant e News Red salgono a 6,30 euro, e Davidoff tocca i 6,80 euro, uno dei livelli più alti mai registrati per queste etichette.
Se si guarda al mercato nel suo complesso, i brand più costosi superano anche questa soglia: Dunhill International arriva a 7,20 euro, mentre Marlboro Gold, White e Blue si collocano a 6,80 euro, insieme a Kent e Muratti.
Chi cerca ancora prodotti sotto i 5 euro trova una fascia ormai molto ristretta, con poche opzioni come alcune varianti Black Devil o Corset intorno ai 4,40 euro.
Il tabacco trinciato non è immune
Chi aveva scelto il tabacco “da rollare” come alternativa più economica si trova davanti a una realtà sempre meno conveniente. Anche il trinciato subisce rincari significativi, e in alcuni casi più pesanti rispetto alle sigarette confezionate, proprio perché le confezioni sono più capienti e il prezzo base già più elevato.
Le buste da 30 grammi di marchi come Horizon, Horizon Blue, Jps Blue e Jps Red arrivano oggi a 7,80 euro. Golden Virginia costa 8,30 euro nella confezione da 30 grammi e 11 euro in quella da 40 grammi. Drum Original, White e Bright Blue si fermano a 10,50 euro per i 40 grammi. I formati ancora più grandi, da 70 grammi, superano i 15 euro e in alcuni casi si avvicinano ai 19 euro.
Gli aumenti sulle singole confezioni da 30 grammi si traducono in circa 50-60 centesimi in più rispetto ai listini precedenti.
I conti dello Stato: 15 miliardi l’anno
Dietro la logica degli aumenti c’è anche una componente di gettito fiscale che non va sottovalutata. La tassazione sul tabacco garantisce già oggi alle casse pubbliche circa 15 miliardi di euro l’anno, una cifra considerevole, che il governo intende incrementare ulteriormente.
Secondo le stime di Assoutenti, il piano di rialzo delle accise previsto per il triennio 2026-2028 porterà entrate aggiuntive per 1,47 miliardi di euro complessivi: 213 milioni nel 2026, quasi 466 milioni nel 2027 e circa 797 milioni nel 2028.
Il mercato nero cresce nell’ombra
C’è però un effetto collaterale che preoccupa esperti e operatori del settore. L’aumento costante dei prezzi legali alimenta la domanda di sigarette di contrabbando.
Negli ultimi anni il mercato illegale del tabacco in Italia ha raggiunto un valore stimato intorno a 1,2 miliardi di euro, con perdite rilevanti per l’erario. Il fenomeno si sviluppa sia attraverso i canali fisici tradizionali sia online, e tende ad ampliarsi proprio quando i prezzi nei circuiti legali aumentano in maniera rapida e consistente. È un paradosso ben noto: la leva fiscale pensata per ridurre il consumo rischia, almeno in parte, di spostarlo verso canali che lo Stato non controlla e dai quali non incassa nulla.
Per i fumatori italiani, ogni pacchetto peserà un po’ di più sul portafoglio nei prossimi anni. Non è una sorpresa, è una scadenza già scritta.
TUTTE LE ULTIME NOTIZIE SU SPAZIO50.ORG
© Riproduzione riservata
