Il Ministero della Cultura ha lanciato un contributo a fondo perduto fino a 15mila euro per le microimprese editoriali. Intanto i dati di mercato segnalano un’inversione di tendenza: nei primi tre mesi del 2026 le vendite di libri sono cresciute del 3,4%.
I piccoli editori e il valore di un ecosistema fragile
C’è un pezzo d’Italia che pubblica libri “scomodi”, voci nuove, cataloghi che i grandi gruppi non sfiorerebbero mai. Sono le piccole case editrici, quelle con meno di dieci dipendenti e un fatturato che non supera i due milioni di euro: realtà spesso invisibili nelle classifiche di settore, eppure decisive per la qualità e la varietà di ciò che si trova nelle librerie italiane.
Sono loro il “bersaglio”, nel senso più positivo del termine, del nuovo bando presentato lo scorso lunedì 13 aprile dal Ministero della Cultura nella Sala Spadolini del Collegio Romano, a Roma. Si chiama “Voucher di sostegno per i piccoli editori” e mette in campo cinque milioni di euro sotto forma di contributo a fondo perduto, fino a un massimo di 15mila euro per ciascuna impresa beneficiaria. L’iniziativa, promossa dal MiC attraverso il Centro per il libro e la lettura (Cepell), ha come obiettivo dichiarato quello di sostenere la cosiddetta bibliodiversità: la ricchezza culturale che nasce proprio dalla molteplicità di voci editoriali indipendenti, lontane dalle logiche commerciali dominanti.
Chi può accedere al bando e come funziona
I requisiti per partecipare sono precisi. Possono fare domanda le imprese editoriali italiane con codice Ateco 58.11.00, costituite prima del primo gennaio 2020, nella forma di società di capitali, società di persone, ditta individuale o enti del Terzo Settore iscritti al Rea e al Runts. Devono avere meno di dieci dipendenti, un fatturato pari o inferiore ai due milioni di euro e almeno dieci libri pubblicati negli ultimi tre esercizi contabili.
Le domande si possono compilare esclusivamente online attraverso il portale di Invitalia, a partire dalle ore 12 del 20 giugno 2026. Il voucher copre spese sostenute negli esercizi 2023, 2024 e 2025 in voci come materie prime, servizi, personale dipendente e godimento di beni di terzi.
Le risorse possono essere destinate a diverse finalità: partecipazione a fiere del libro nazionali e internazionali — la Fiera di Francoforte o il Salone del Libro di Torino rappresentano vetrine spesso inaccessibili per chi pubblica dieci titoli l’anno — processi di digitalizzazione della produzione e della vendita, rafforzamento commerciale e, non da ultimo, incremento e consolidamento dell’occupazione qualificata. Roberto Pasetti, responsabile dell’area imprenditorialità di Invitalia, ha illustrato i dettagli operativi del bando, sottolineando la semplicità procedurale della misura, pensata apposta per non essere ostaggio della burocrazia.
I numeri del “decreto Cultura”
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha fatto pervenire un messaggio in cui ha definito il voucher un intervento concreto a favore di realtà che, pur nelle loro dimensioni ridotte, rappresentano un presidio essenziale di pluralismo culturale e di qualità editoriale. Giuli ha ricordato che il bando si inserisce in una strategia più ampia avviata con il Decreto Cultura, i cui effetti stanno già producendo risultati tangibili.
Il fondo per l’acquisto di libri da parte delle biblioteche, inizialmente fissato a 30 milioni di euro, è stato raddoppiato a 60 milioni per il biennio 2025-2026. Di questi, 54,8 milioni risultano già assegnati per il solo 2025, con 4.522 biblioteche ammesse al contributo su 4.541 domande presentate.
La ripresa c’è, le librerie indipendenti volano
Il contesto di mercato aggiunge sostanza alle politiche. Il 2025 si era chiuso con qualche difficoltà, le copie vendute nel mercato di stampa erano scese a 99,5 milioni, con un calo del 3% sul 2024, ma il 2026 ha aperto diversamente. Nei primi tre mesi dell’anno le vendite di libri nei principali canali commerciali hanno registrato una crescita del 3,4% a valore e del 2,5% in volume, raggiungendo 347,8 milioni di euro e 23,2 milioni di copie vendute: vale a dire 11,3 milioni di euro e 569.000 copie in più rispetto allo stesso trimestre del 2025. Ma il dato più significativo riguarda proprio le librerie indipendenti, che nello stesso periodo hanno segnato un balzo del 8,7% a valore e del 7,1% a copie.
Il Ministero attribuisce questi risultati ai primi effetti delle misure introdotte a sostegno della lettura e dell’intera filiera.
Biblioteche, periferie e il progetto da 8 milioni
Paola Passarelli, direttore generale Biblioteche e Istituti culturali del MiC, ha sottolineato come la lettura sia tra gli strumenti più efficaci per stimolare la creatività e il pensiero critico, e come il Ministero si ponga come soggetto coordinatore di un ecosistema fatto di molti attori.
Il voucher da cinque milioni non esaurisce il programma. Nel corso del 2026 il Ministero avvierà un progetto più ampio dedicato all’intera filiera del libro, finanziato con un fondo separato da 8 milioni di euro. Un segnale che la direzione intrapresa non è episodica. Giuli ha anche richiamato l’attenzione sulle biblioteche nelle aree periferiche e nelle zone interne, definendole presidi di educazione e socialità in territori esposti al rischio di povertà culturale. Sono quei luoghi dove una biblioteca non è un servizio accessorio ma, spesso, l’unico spazio pubblico di confronto intellettuale disponibile.
L’Italia conta migliaia di piccole case editrici sparse dal Nord al Sud del Paese. Molte sopravvivono con organici di due o tre persone, pubblicando dieci, quindici titoli l’anno. Il voucher non rivoluzionerà il settore, ma quindici mila euro in più possono fare la differenza.
Credit foto: Antonello Marangi/Shutterstock.com
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