Dal 13 aprile al 5 maggio, 18 istituti palermitani aprono le porte a forze dell’ordine, associazioni antimafia e testimonianze di cittadinanza attiva. Con un concorso finale al Teatro Biondo.
Cosa prevede il progetto Palermo Città della Legalità
C’è un bambino che gioca a fare lo spacciatore. Non è la trama di un film, né un caso isolato. È un episodio reale, raccontato da un agente di polizia all’assessore comunale Brigida Alaimo, che lo cita spesso quando deve spiegare perché un progetto come questo non è un optional, ma una necessità. Quella storia racconta cosa succede quando la legalità, in certi contesti, non esiste nemmeno come concetto. E quando i modelli che un ragazzo ha intorno sono quelli sbagliati.
È partendo da qui che il Comune di Palermo ha costruito “Palermo Città della Legalità“, un’iniziativa promossa dall’assessorato ai Beni confiscati e alla Legalità, presentata lo scorso 8 aprile a Palazzo Palagonia alla presenza del sindaco Roberto Lagalla, dell’assessore Alaimo e di Tina Montinaro, presidente della Fondazione “Antonio Montinaro” e “Quarto Savona Quindici”. Il progetto è finanziato dal Fondo nazionale per la legalità e la tutela degli amministratori locali vittime di atti intimidatori, istituito con la legge 234 del 2021, e coinvolge 18 istituti scolastici distribuiti in diversi quartieri della città, compresi quelli più complicati.
18 scuole, 10 incontri, otto associazioni in campo
I numeri dell’iniziativa danno l’idea della portata dell’operazione. Gli incontri in programma sono dieci in tutto, ciascuno della durata di due ore, e si rivolgono alle terze classi della scuola secondaria di primo grado e alle quinte della scuola secondaria di secondo grado.
Si parte lunedì 13 aprile con l’istituto Lombardo-Radice, si chiude martedì 5 maggio con un doppio appuntamento: al Montegrappa-Sanzio alle 9 e al Giovanni XXIII-Piazzi alle 12. Nel mezzo, una tappa particolarmente significativa: il 16 aprile alla scuola “Giovanni Falcone” dello Zen, dove è prevista la presenza del presidente della Commissione regionale antimafia Antonello Cracolici, insieme all’assessore Alaimo. Il nome della scuola, in quel quartiere, dice già tutto.
Ad affiancare le istituzioni ci sono otto realtà del terzo settore impegnate nel contrasto alle mafie: la Fondazione Antonio Montinaro, l’associazione Pellegrino della terra ETS, Retake, Nuova Vitalis, Ipf Outside Odv, Solidaria società cooperativa sociale onlus, Life and Lyfe Ets e Lega Ambiente Sicilia Aps Ets. Parteciperanno anche i commissariati di zona della Polizia di Stato, il gruppo provinciale dei Carabinieri e l’ispettore Nicolino Alfano. Una rete larga, costruita intorno a un’idea semplice: che la legalità non si insegna con una lezione frontale, ma si trasmette attraverso le esperienze di chi l’ha vissuta, difesa, pagata di persona.
Parlare ai giovani: il problema del linguaggio
Uno dei nodi più delicati che l’assessore Alaimo ha messo sul tavolo riguarda la comunicazione. Parlare di legalità agli adolescenti è qualcosa di diverso dal parlarne agli adulti. Alaimo lo sa per esperienza diretta: il linguaggio istituzionale da solo non basta, serve trovare un’altra chiave, più vicina al mondo di chi ascolta. Nelle aule si incontreranno non solo rappresentanti delle istituzioni, ma anche cittadini comuni, persone che in questa città hanno scelto di resistere a pressioni e intimidazioni, affermando ogni giorno un principio di normalità. Accanto agli eroi conosciuti, dunque, ci sono storie meno celebrate ma ugualmente importanti, quelle di chi non si è piegato senza che nessuno lo sapesse.
Il sindaco Lagalla, dal canto suo, ha inquadrato l’iniziativa in una prospettiva più ampia: rigenerazione urbana e cultura civica devono procedere insieme, perché costruire marciapiedi e riqualificare piazze non serve a molto se parallelamente non si lavora sulla sensibilità delle persone.
Il concorso e la premiazione al Teatro Biondo
Il percorso formativo non si esaurisce negli incontri nelle scuole. “Palermo Città della Legalità” prevede anche un concorso dal titolo “Giovani protagonisti della legalità. Costruire una comunità responsabile”, aperto a tutti gli studenti coinvolti. I ragazzi potranno cimentarsi nella realizzazione di video, podcast, campagne social e racconti brevi sul tema della partecipazione attiva. Per ogni categoria saranno assegnati premi agli studenti vincitori e ai rispettivi istituti, sotto forma di buoni per l’acquisto di materiale didattico.
L’evento finale è fissato per il 22 maggio al Teatro Biondo di Palermo, con la cerimonia di premiazione alla presenza delle istituzioni nazionali, regionali e comunali. Una chiusura pubblica, in uno spazio simbolico della città, che trasforma il percorso scolastico in qualcosa di visibile, riconoscibile, capace di lasciare traccia.
Tina Montinaro e la questione dei social
Tina Montinaro ha portato alla presentazione una preoccupazione concreta, che conosce bene: “i ragazzi non hanno solo bisogno di riferimenti sul territorio, ma devono imparare a muoversi nell’ecosistema digitale senza restarne travolti. I social sono uno dei terreni su cui oggi si gioca molta della formazione identitaria dei giovani”. Saper distinguere, filtrare, interpretare quello che arriva da quegli ambienti è una competenza che si può e si deve costruire. Anche questo fa parte, a tutti gli effetti, di una cultura della legalità aggiornata ai tempi.
Il progetto nasce da un lavoro di rete: tante associazioni che si sono messe insieme, un’amministrazione che ha creduto nell’iniziativa. Il risultato è un’azione che non delega alla scuola un compito impossibile da assolvere da sola, ma costruisce intorno ad essa un sistema più largo di presenze, competenze e responsabilità condivise. Una scommessa sul territorio, che parte dalle aule e prova a spingersi oltre.
Credit foto: comunicato stampa – comune.palermo.it
TUTTE LE ULTIME NOTIZIE SU SPAZIO50.ORG
© Riproduzione riservata
