Il Ministero della Cultura lancia una campagna digitale con creator e Cristiana Capotondi per avvicinare le nuove generazioni al patrimonio Unesco italiano attraverso Instagram e YouTube.
#PatrimoniConnessi: la cultura esce dai musei ed entra nei feed
C’è qualcosa curioso nell’idea che un Paese con il più alto numero di siti Unesco al mondo debba ricorrere ai reel di Instagram per farsi conoscere davvero.
Eppure è esattamente quello che ha scelto di fare il Ministero della Cultura, che il 30 marzo ha dato il via a #PatrimoniConnessi, una campagna digitale pensata non per chi già frequenta i musei, ma per chi scorre uno schermo ogni giorno senza necessariamente pensare a Pompei o alla Reggia di Caserta. L’idea di partenza è semplice: il patrimonio culturale italiano non è un archivio di cose vecchie, è un ecosistema vivo. E come tale va raccontato, con i linguaggi di chi vive il presente.
La campagna nasce dalla Direzione generale Digitalizzazione e Comunicazione del Ministero, e si propone un obiettivo che va oltre la semplice promozione: mettere in luce non solo i singoli beni culturali, ma l’intera filiera di competenze e azioni che ne garantisce la sopravvivenza nel tempo. La ricerca, la conservazione, la tutela, l’innovazione nella comunicazione. Tutto quello che non finisce mai in una guida turistica, ma che costituisce la spina dorsale del sistema cultura italiano.
Cristiana Capotondi madrina del progetto
A dare il volto alla campagna è Cristiana Capotondi, scelta come madrina e protagonista del video di lancio. La sua presenza introduce il pubblico a una narrazione in cui il patrimonio culturale viene presentato come un bene condiviso, qualcosa di vicino alla sensibilità quotidiana di chiunque, non solo degli addetti ai lavori.
Accanto all’attrice, quattro creator con profili molto diversi tra loro: Ale Giorgini, illustratore e designer, che traduce contenuti culturali complessi in un’estetica visiva contemporanea e immediatamente riconoscibile; Lulù Gargari, lifestyle e food creator, che porta il tema della cultura dentro la quotidianità, rendendolo condivisibile per un pubblico ampio e non specializzato. Poi Olimpia Peroni, storyteller culturale che si rivolge in particolare alla Gen Z, trasformando la memoria storica in racconti brevi capaci di stimolare curiosità; e Valerio Tuveri, in arte Mr. Tuvs, creator digitale che mostra come la salvaguardia del patrimonio parta anche da gesti concreti di rispetto verso i luoghi.
Quattro voci, quattro stili, un unico filo narrativo.
Una campagna di reel, stories e community
Sul piano operativo, la campagna prende vita su Instagram e YouTube a partire dal 30 marzo, per poi essere rilanciata sugli altri canali social della Direzione generale Digitalizzazione e Comunicazione e del Ministero della Cultura. Ogni creator produce un reel da 60 secondi e quattro stories dedicate, formati pensati appositamente per amplificare il messaggio e stimolare il dialogo con le rispettive community.
L’obiettivo è costruire una narrazione partecipativa e intergenerazionale: dai giovani alle famiglie, fino ai professionisti della creatività e della cultura.
Ma come si racconta il patrimonio nel 2026?
Quella di #PatrimoniConnessi è una risposta concreta a un problema che il settore culturale italiano conosce bene. Come si trasforma un’eredità storica imponente (oltre 58 siti Unesco, 800 musei statali, milioni di visitatori l’anno) in qualcosa che parli anche a chi non ha mai messo piede in un museo per scelta? La risposta non è semplificare, ma cambiare prospettiva. Non mostrare solo il monumento, ma le persone che lo studiano, lo restaurano, lo presidiano ogni giorno. Non illustrare il passato, ma raccontare come quel passato continua a produrre senso nel presente.
In questo contesto, la scelta di lavorare con creator che hanno linguaggi e pubblici molto differenti non è un espediente di marketing ma una strategia editoriale. Ognuno porta con sé una community diversa, un registro diverso, una modalità di fruizione diversa. E insieme, costruiscono qualcosa che un singolo canale istituzionale non riuscirebbe a fare: una conversazione, non una comunicazione.
Credito foto: StudioLab Images/Shutterstock.com
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