Il No vince il referendum 2026 sulla giustizia con il 53,74%, travolto dalle grandi città da Napoli a Torino. Solo Veneto, Lombardia e Friuli resistono: l’Italia si scopre divisa tra metropoli e province.
La vittoria del No
Secondo i dati ufficiali pubblicati dal Ministero dell’Interno attraverso il portale Eligendo, la piattaforma istituzionale di riferimento per i risultati elettorali in tempo reale, il No si è attestato al 53,74% contro il 46,26% del Sì, con tutte le 61.533 sezioni scrutinate. L’affluenza finale, certificata dallo stesso sistema, si è fermata al 58,93%, superando quella di diverse consultazioni recenti e segnalando un interesse diffuso per una riforma che, fino all’ultimo, aveva tenuto aperto il dibattito.
A decidere l’esito sono state le città. Non solo quelle del Nord, ma anche, e forse soprattutto, i grandi centri del Sud, dove il No ha registrato percentuali da capogiro. Napoli ha votato contro la riforma con il 71,47%. Palermo ha seguito con il 68,94%. Roma si è schierata nettamente: 60,31% per il No, trascinando il Lazio a quota 54,59% nonostante nelle province la partita fosse molto più equilibrata.
Nei risultati finali il Sud sorprende tutti
La Campania si è rivelata la regione più compatta: 65,22% di No, il dato più alto a livello nazionale. Un risultato che ribalta la narrazione di un Mezzogiorno disinteressato alla politica istituzionale. Sicilia al 60,98%, Basilicata al 60,03%, Calabria al 57,26%, Puglia al 57,14%, Molise al 54,70%: il Sud ha votato in maniera omogenea, con le città capoluogo che hanno amplificato un orientamento già presente nelle province, anziché contraddirlo.
Al Centro, la Toscana guida con il 58,16% di No, la Sardegna si attesta al 59,44%, l’Emilia-Romagna tocca il 57,25%. Bologna ha raggiunto un’affluenza del 71%, tra le più alte registrate al referendum 2026. Anche il Piemonte si è allineato al No: Torino ha votato contro la riforma con il 64,76%, portando la regione al 53,50%.
Veneto, Lombardia e Friuli votano Sì
Solo tre regioni hanno tenuto botta per la riforma: Veneto (58,41%), Friuli Venezia Giulia (54,47%) e Lombardia (53,56%). È il cuore produttivo del Paese, tradizionalmente più sensibile alle istanze di riforma dell’apparato giudiziario, a costituire l’unica vera sacca di resistenza nel voto del referendum 2026. Il Trentino Alto Adige è rimasto sul filo del rasoio: 50,59% No contro 49,41% Sì.
Milano, pur trovandosi in una regione che ha votato Sì, ha espresso un orientamento contrario alla riforma con il 64,6% di No, confermando una dinamica ricorrente: i capoluoghi e le grandi città hanno votato diversamente rispetto ai territori circostanti. Una frattura geografica e sociologica che la politica farebbe bene a non ignorare.
Anche nell’affluenza il divario tra Nord e Sud
L’affluenza al referendum 2026 racconta una storia parallela a quella dei risultati. Al Nord, l’Emilia-Romagna ha raggiunto il 66,6%, la Toscana il 66,2%, l’Umbria il 65%. Al Sud i numeri si invertono: Sicilia al 34,9%, Calabria al 35,7%, Campania al 37,78%.
Le regioni meridionali che hanno espresso il No più netto sono paradossalmente quelle dove meno persone si sono recate alle urne. Un dato che si spiega con la forte polarizzazione tra grandi città, ad alta partecipazione, e aree rurali, dove l’astensionismo ha dominato.
Generazioni e territori a confronto
Il dato generazionale è tra i più rilevanti del referendum 2026. Gli over 50, numerosi nei quartieri urbani consolidati, hanno costituito la spina dorsale del No. La vera sorpresa sono però stati i giovani tra 18 e 34 anni nelle metropoli del Nord: a Milano e Bologna la partecipazione degli under 30 ha toccato il 67%, con studenti e lavoratori qualificati tra i più attivi.
Al Sud rurale, la stessa fascia d’età si è largamente assentata, con tassi di partecipazione inferiori al 30%. Due Italie giovani, con abitudini civiche opposte.
Quello che emerge dal referendum 2026 è un’Italia più articolata di quanto i sondaggi della vigilia lasciassero intuire. Non una spaccatura Nord-Sud nel senso classico, ma una divisione tra centri urbani e periferie che attraversa tutte le latitudini. Le metropoli, indipendentemente dalla loro storia politica, hanno risposto in modo simile. Le province, altrettanto indipendentemente, hanno fatto altrettanto, nella direzione opposta.
La riforma giudiziaria non verrà attuata, almeno per ora. Ma la vera notizia non è il risultato in sé: è la mappa di un Paese che fatica a riconoscersi unito, e che ogni volta che vota si riscopre frammentato lungo linee che non sono mai solo politiche.
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