Il capoluogo marchigiano batte nove città finaliste con un dossier giudicato “eccellente” e scelto all’unanimità. Un milione di euro di contributo ministeriale per realizzare oltre ottanta progetti tra mare, rigenerazione urbana e dimensione mediterranea.
L’annuncio del ministro Giuli
È Ancona la Capitale italiana della Cultura 2028. L’annuncio è arrivato mercoledì 18 marzo nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura a Roma, dove il ministro Alessandro Giuli ha proclamato il risultato al termine della cerimonia ufficiale.
>La giuria di selezione, presieduta da Davide Maria Desario e composta da Luca Galassi, Vincenzo Trione, Luisa Piacentini, Vicky Diquattro, Davide Rossi e Stefano Baia Curioni, ha scelto il capoluogo marchigiano all’unanimità, definendo il suo dossier semplicemente “eccellente”.
Giuli ha espresso le proprie congratulazioni alla città per la qualità del progetto, rivolgendo poi un ringraziamento alla giuria per il lavoro svolto in maniera “indipendente e sovrana”, e un riconoscimento a tutte le altre città finaliste (Forlì, Anagni, Catania, Colle di Val d’Elsa, Gravina in Puglia, Massa, Mirabella Eclano, Sarzana e Tarquinia) definite “una straordinaria testimonianza di vitalità culturale e progettuale” del Paese.
Con questo titolo, Ancona riceve un contributo di un milione di euro destinato alla realizzazione delle iniziative previste nel dossier di candidatura. Il riconoscimento viene formalmente conferito dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro della Cultura, che recepisce la raccomandazione della giuria dopo un percorso valutativo che include anche le audizioni pubbliche dei dieci finalisti.
Il dossier “Ancona. Questo adesso”
Il progetto vincitore porta il titolo “Ancona. Questo adesso” e si articola intorno a quattro macroaree tematiche. “Questo Mare”, “Via Maestra”, “Adesso Parco” e “Mare Culturale”, con oltre ottanta progetti strategici, originali costruiti attorno alla morfologia naturale del territorio.
Tra i nomi coinvolti figurano personalità di primo piano della cultura italiana e internazionale: il premio Oscar Dante Ferretti, direttore artistico del Museo della Civiltà del Mare Adriatico, gli studiosi e curatori Francesco de Melis, Enrico Maria Dal Pozzolo, Gabriele Simongini e Gabriele Tinti, oltre agli artisti Dardust e Quiet Ensemble.
Nelle motivazioni ufficiali, la giuria ha sottolineato come il dossier proponga un modello di valorizzazione culturale capace di coniugare identità territoriale e apertura internazionale, intrecciando le politiche culturali con dimensioni più ampie di rigenerazione urbana, inclusione sociale e partecipazione. Il programma di eventi è stato definito “solido e interdisciplinare”, adatto ad attrarre un pubblico ampio e diversificato lungo l’intero arco dell’anno. La strategia degli investimenti appare coerente con gli obiettivi e con un impatto atteso significativo sul tessuto socioeconomico locale.
La giuria ha apprezzato anche l’integrazione tra istituzioni culturali, sistema della ricerca, realtà associative e operatori del territorio, che garantisce “una rete strutturata, partecipativa e orientata alla crescita”. Rilevante, inoltre, l’attenzione alla dimensione europea e mediterranea, che rafforza il posizionamento internazionale del progetto, così come il coinvolgimento attivo dei giovani, considerati non solo fruitori ma “protagonisti dei processi creativi e culturali”.
Il sindaco Silvetti e la scommessa del mare
Il sindaco di Ancona e vicepresidente vicario Anci, Daniele Silvetti, ha spiegato che la vittoria è maturata “grazie a un dossier originale che ha saputo mettere insieme componenti legate alla tradizione del mare e della portualità della città. Una lettura che va dritta all’identità più profonda di Ancona: porto sull’Adriatico, cerniera naturale tra l’Italia e i Balcani, città che storicamente guarda a est”. Silvetti ha anche parlato di un potenziale “volano per il turismo di qualità”, con l’auspicio che il titolo diventi un’occasione concreta di trasformazione urbana.
Dante Ferretti: “Ancona nel mio cuore”
Tra le voci più attese, quella di Dante Ferretti, tre volte premio Oscar per la scenografia e marchigiano d’origine. Ferretti ha dichiarato che Ancona è nel suo cuore, ricordando che qui è nata la sua carriera, con i primi film e l’ispirazione per il lavoro con Fellini in E la nave va. La vittoria, ha aggiunto, rappresenta una grande occasione: la città ha nel mare, nella storia e nella luce “un’energia creativa unica”.
Ferretti ha annunciato che sarà testimonial della bellezza di Ancona, trasformando il patrimonio adriatico in narrazione cinematografica universale. Non una presenza simbolica, insomma. Era nella delegazione ufficiale che si è presentata all’audizione ministeriale, e il suo coinvolgimento diretto nel progetto del Museo della Civiltà del Mare Adriatico lo rende uno degli attori centrali del programma 2028.
Una vittoria di sistema
L’aspetto forse più significativo di questa candidatura vincente non sta solo nel merito del progetto, ma nel metodo con cui è stato costruito. Giancarlo Laurenzi, direttore del Corriere Adriatico, ha messo subito il dito sulla questione centrale: “In una Regione da un milione e mezzo di abitanti, per vincere bisogna unirsi e fare massa critica. L’unione fa la forza, dividersi serve soltanto a perdere tutte le battaglie.” E ancora: “Il titolo ottenuto da Ancona è la prova che unendosi si vincono le battaglie nazionali”.
E in effetti, per la prima volta, il progetto è stato presentato dal capoluogo di regione ma sostenuto dal presidente dell’Anci Marche, il sindaco di Ascoli Marco Fioravanti, e da Pesaro, già Capitale della Cultura nel 2024, che ha espressamente chiesto che Ancona diventasse l’avamposto di un progetto culturale regionale di più lungo respiro. La candidatura alla Capitale del 2033, già annunciata da Pesaro, inserisce Ancona 2028 in una traiettoria più ampia.
Laurenzi ha anche insistito sugli investimenti strutturali: “I grandi investimenti che verranno fatti da qui ai prossimi anni, cominciando da quelli per il porto, devono portare Ancona a diventare città leader sul mare Adriatico”. Il titolo da solo non basta: serviranno due anni di lavoro concreto per farsi trovare pronti nel 2028.
Da L’Aquila a Pordenone, fino ad Ancona
L’iniziativa Capitale italiana della Cultura esiste dal 2014 ed è promossa dal Ministero della Cultura, Dipartimento per le attività culturali, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio artistico nazionale e incentivare la progettualità culturale delle città.
L’edizione attualmente in corso è quella de L’Aquila, mentre per il 2027 è già stata designata Pordenone. Ad Ancona, dunque, toccherà raccogliere il testimone in un percorso che negli anni ha coinvolto città diverse per dimensione, storia e collocazione geografica. Anche per il 2028 è prevista la quinta edizione di “Cantiere Città”, l’iniziativa di capacity building del Ministero della Cultura che aiuta tutte e dieci le finaliste a non disperdere le idee, le relazioni e le energie messe in campo durante la candidatura.
Il conto alla rovescia è cominciato. Ancona ha due anni per trasformare ottanta progetti in realtà.
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